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Lo sai che? Pubblicato il 5 ottobre 2016

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Lo sai che? Se non dai la precedenza ma l’altra auto correva

> Lo sai che? Pubblicato il 5 ottobre 2016

Incidenti stradali: non dare la precedenza non sempre comporta la piena responsabilità.

All’incrocio, chi viene da destra ha sempre la precedenza, ma questo non vuol dire una totale libertà a occupare la strada senza prima controllare la presenza di altre auto provenienti dalle diverse direzioni. Con la conseguenza che, se due auto si scontrano a un incrocio si applica un concorso di colpa se quella proveniente da destra ha comunque violato le regole di prudenza, per aver tenuto una velocità elevata e non essersi accorta dell’altro veicolo che, seppur in spregio al codice della strada, non ha rispettato la regola della precedenza. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

In buona sostanza questo significa che è possibile dare metà colpa a chi corre troppo anche se viene da destra e se l’altro conducente viene multato per non aver dato precedenza.

Per comprendere questo principio basta leggere attentamente cosa stabilisce l’articolo 145 del codice della strada. Leggiamolo insieme.

  • «I conducenti, approssimandosi ad una intersezione, devono usare la massima prudenza al fine di evitare incidenti.
  • Quando due veicoli stanno per impegnare una intersezione […] si ha l’obbligo di dare la precedenza a chi proviene da destra, salvo diversa segnalazione».

Il primo comma pone quindi, come regola essenziale, l’obbligo della prudenza, sia per chi viene da destra (e ha la precedenza), sia per chi viene da sinistra.

La successiva regola è quella della precedenza.

L’ordine con cui il legislatore ha inserito queste due disposizioni ci lascia comprendere che, per prima cosa, entrambe le macchine, a prescindere dalla direzione da cui provengono, devono osservare la massima prudenza. Il mancato rispetto di tale dovere implica di per sé una parte della responsabilità. Dunque, chi ha la precedenza, ma non rispetta la prima parte dell’articolo 145, subisce il cosiddetto concorso di colpa. Con la conseguenza che il risarcimento gli viene riconosciuto solo in parte.  

Concludendo, in tema di incidenti stradali, l’automobilista o il motociclista che viaggia a velocità sostenuta nei pressi dell’incrocio si vede addebitare un concorso di colpa anche quando l’urto con un’altra autovettura avviene a causa del conducente di quest’ultima che non dà la precedenza e viene multato. La velocità eccessiva è sicuramente sufficiente a comportare una parte di responsabilità per l’incidente stradale.

note

[1] Cass. ord. n. 19947/16 del 5/10/2016.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 13 luglio – 5 ottobre 2016, n. 19947
Presidente Amendola – Relatore Rubino

Ragioni in fatto e in diritto della decisione

E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione
“C. P. conveniva in giudizio S. M. e la Genertel s.p.a. quale assicuratrice di questi per la r.c.a., chiedendone la condanna alla integrazione del risarcimento dei danni subiti a seguito di un incidente stradale verificatosi nel 2008 tra il suo motoveicolo e la vettura del M. per responsabilità esclusiva del conducente della vettura.
Il giudice di primo grado accertava un concorso di colpa al 50% e condannava i convenuti in solido a corrispondere al P. curo 500,00, pari alla differenza tra la metà del danno subito e quanto già percepito stragiudizialmente dall’assicurazione.
Il P. proponeva appello contestando l’attribuito concorso di colpa, e l’impugnazione veniva rigettata dal Tribunale di Roma con la sentenza n. 425\2015 depositata in data 8.1.2015.
C. P. propone ricorso per cassazione articolato in sei motivi cui ricorso la Genertel con controricorso.
Il M., intimato, non ha svolto attività difensiva.
Il ricorso può essere trattato in camera di consiglio, in applicazione degli arte. 376, 380 bis e 375 cod. proc. civ., in quanto appare destinato ad essere dichiarato manifestamente infondato.
Con i primi tre motivi, che possono essere trattati congiuntamente in quanto connessi, il ricorrente contesta che la decisione di appello sia incorsa in violazione di le.!ge (in particolare dell’art. 145 del codice della strada, nonché dell’art. 116 c.p.c.) e nell’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, laddove ha ricostruito i fatti ritenendo che la moto condotta dal ricorrente avesse concorso a provocare l’impatto con l’auto condotta dal M..
Tuttavia, non sussistono le violazioni lamentate.
In particolare, il ricorrente addebita alla sentenza di appello di non aver tenuto in alcun conto la specifica violazione commessa dal M. multato dai vigili sopraggiunti poco dopo il sinistro per violazione dell’obbligo di dare la precedenza. In realtà, la sentenza non ha omesso di considerare tale dato, che non la esimeva dal valutare il concorrente comportamento dell’altro conducente, ed ha confermato la valutazione di concorso di responsabilità avendo riscontrato, anche in capo al P., una violazione delle regole comportamentali esigibili in quelle circostanze di tempo e di luogo (ora notturna, prossimità di un incrocio) consistente in una velocità troppo elevata, che ha determinato la gravità dei danni ai due mezzi. Nessuna violazione dell’art. 116 è riscontrabile, avendo il giudice d’appello dato analiticamente conto dei motivi per i quali non ha ritenuto attendibile il teste le cui dichiarazioni concordavano con quelle del P. e non con quelle dell’unico teste sicuramente presente ai fatti, in quanto le sue dichiarazioni furono verbalizzate sul posto dagli stessi vigili. Neppure sussiste il denunciato omesso esame di una circostanza di fatto, in quanto la circostanza stessa, consistente nella condotta di guida del M., è stata oltre che oggetto del giudizio, analiticamente descritta dal giudice di appello nella ricostruzione dei fatti che egli ha ritenuto più attendibile.
Gli ultimi tre motivi di ricorso, che fanno riferimento ad una nozione di vizio di motivazione più ampia e non più vigente al momento del deposito del ricorso, sono inammissibili.
Si propone pertanto il rigetto del ricorso”.
A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella Camera di consiglio, il Collegio, esaminata anche la memoria di parte ricorrente, ha condiviso i motivi in fatto ed in diritto esposti nella relazione rispetto ai quali non reputa necessario aggiungere alcuna osservazione Il ricorso va pertanto rigettato .
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come al dispositivo. Atteso che il ricorso per cassazione è stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013, ed in ragione della soccombenza del ricorrente, la Corte, ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002 , dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso rinci a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Liquida le spese di giudizio in complessivi curo 1800,00, di cui 200,00 per esborsi, oltre accessori e contributo spese generali.
Dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

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