Lo stagista in tribunale può svolgere l’attività d’avvocato
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5 Ott 2016
 
L'autore
Antonio Salerni
 


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Lo stagista in tribunale può svolgere l’attività d’avvocato

Lo svolgimento del tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari non è causa di incompatibilità con l’iscrizione all’albo degli avvocati.

 

Con la creazione del cosiddetto ufficio del processo è ormai frequente imbattersi nelle aule di giustizia italiane nella figura degli stagisti, giovani laureati over 30 che affiancano un magistrato formatore nell’ambito di un percorso formativo e lavorativo della durata di 18 mesi, introdotto dal cosiddetto decreto del fare [1]. Tali stagisti sono chiamati a svolgere una serie di attività in udienza ed altre attività collaterali alla medesima, sempre sotto la direzione del proprio magistrato responsabile. Un’esperienza che da un lato consente al laureato in legge di comprendere direttamente cos’è e cosa comporta il mestiere del magistrato, ma che al tempo stesso si rivela utile anche laddove tra i futuri obiettivi del tirocinante vi sia il lavoro in cancelleria oppure la professione d’avvocato.

 

Considerata la fascia d’età cui si rivolge tale stage, che è pressoché coincidente al periodo in cui il dottore in giurisprudenza potrebbe svolgere o potrebbe aver concluso la pratica forense, può accadere che nel corso dei 18 mesi del tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari cada l’esito dell’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense. L’interrogativo che in molti si sono posti è se, qualora lo stagista superi entrambe le prove previste (gli scritti e l’orale) per l’abilitazione forense, si possa da subito procedere all’iscrizione all’albo ed esercitare, quindi già contestualmente al periodo finale del suo stage in tribunale, oppure se debba attendere la conclusione di quest’ultimo prima di dedicarsi alla professione del legale.

 

Da un’attenta lettura della normativa cui è dedicato il tirocinio presso gli uffici giudiziari si evince che il legislatore ha già espressamente riconosciuto la possibilità di svolgere, contestualmente allo stage, anche altre attività, ponendo come unica condizione che queste avvengano in modalità non pregiudicanti le finalità formative [2]. In parole povere occorre che le ulteriori attività non sottraggano troppo tempo alle ore settimanali che, tra presenza in ufficio e il lavoro a casa, occorre dedicare allo stage formativo [3]. La norma citata elenca, a titolo esemplificativo, solo alcune di queste attività, menzionando il dottorato di ricerca, la pratica forense, la pratica notarile e la frequenza di una Sspl. Ma proprio il tenore letterale usato dal legislatore fa capire che le «altre attività» di cui sopra non si limitano a quelle indicate espressamente, ma possono riguardare qualsiasi ulteriore attività lavorativa o formativa, che non sia al tempo stesso espressamente vietata da altre norme. Tale orientamento trova conferma anche nella giurisprudenza del Cnf, chiamato a pronunciarsi in un caso di sopravvenuta concomitanza dell’attività di stagista a quella di avvocato [4]. Il Consiglio Nazionale Forense ha altresì precisato che neppure nell’ordinamento della professione di avvocato vi sono norme tali da ravvisare un’incompatibilità fra tali attività [5], in quanto lo stage non determina l’insorgere di un rapporto di lavoro subordinato [6].

 

Un’ulteriore limite, tuttavia, è precisato nel decreto di fare, il quale individua una sorta di incompatibilità spazialmente limitata. La legge prescrive infatti che per la durata dello stage i tirocinanti non possano esercitare attività professionale innanzi allo stesso ufficio, né possano rappresentare o difendere, anche nelle fasi o nei gradi successivi della causa, le parti dei procedimenti che si sono svolti dinanzi al magistrato formatore, o assumere da questi un incarico professionale [7]. Ciò per garantire l’imparzialità dell’attività giudiziaria ed evitare l’insorgere di indebite commistioni.


In pratica

L’iscrizione all’albo degli avvocati non è preclusa ai tirocinanti presso gli uffici giudiziari, i quali possono esercitare la professione purché la stessa avvenga in modalità tali che non pregiudichino le necessità formative. Gli stessi sono altresì tenuti ad astenersi dal porre in essere attività professionale nello stesso ufficio giudiziario dove è in corso lo stage, e non possono accettare incarichi dalle parti dei procedimenti che sono stati oggetto di studio o di trattazione sotto la direzione del magistrato formatore.

[1] Art. 73 D. Lgs. 69/2013.

[2] Art. 73, co. 10, D. Lgs. 69/2013.

[3] Tali ore non sono prestabilite dalla legge, ma variano di ufficio in ufficio in base alle indicazioni del singolo magistrato formatore e del magistrato coordinatore dei tirocini, nonché di eventuali regolamenti interni.

[4] Parere 22 ottobre 2014, n. 77, in risposta al quesito n. 396, sollevato dal COA di Palermo.

[5] Art. 18 L. 247/2012.

[6] Art. 73, co. 8, D. Lgs. 69/2013.

[7] Art. 73, co. 7, D. Lgs. 69/2013.

 


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