Come separarsi in casa?
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29 Nov 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Come separarsi in casa?

I coniugi che si separano ma decidono di continuare a vivere sotto lo stesso tetto sono sempre di più: perché? Come gestire la situazione? Quali le conseguenze e i problemi?

 

 

Separati in casa: perché?

Non c’è certo bisogno di richiamare statistiche autorevoli o studi complessi: è risaputo che il numero dei matrimoni che falliscono è sempre più elevato. In questi casi, può accadere che i coniugi che si separano per motivi di natura economica, logistica o per il bene dei figli, decidano di coabitare nello stesso luogo, da separati in casa, disinteressandosi delle rispettive necessità, consumando pasti separatamente e dormendo in camere diverse, senza porre in essere particolarità formalità.

 

 

Separati in casa: quando?

L’ipotesi più frequente di separazione in casa si verifica quando i due ex coniugi sono separati di fatto. Attenzione: separazione di fatto è cosa diversa dalla separazione legale, consensuale o giudiziale. In quest’ultimo caso, è il giudice che stabilisce le condizioni della separazione stessa, mentre la prima si ha quando uno dei coniugi abbandona spontaneamente il tetto coniugale, accordandosi con l’altro – quello economicamente più debole – circa un eventuale pagamento di alimenti [1].

 

In altri casi, marito e moglie decidono di vivere sotto lo stesso tetto, soprattutto se sussistono problemi economici, ma da separati. Anche in merito a questa situazione, occorre specificare che coabitazione e convivenza hanno due significati totalmente diversi in ambito giuridico. La convivenza, che include in sé anche la coabitazione, può essere considerata una specie di fusione e condivisione, anche e soprattutto di natura affettiva e sentimentale. La coabitazione, invece, che si verifica nella separazione in casa, implica semplicemente la condivisione della stessa abitazione. In pratica, gli ex che decedono di vivere in casa da separati cessano di convivere, continuando a coabitare.

 

 

Separati in casa: come?

Ma come separarsi materialmente pur abitando nello stesso posto? Quali sono le formalità da adempiere? A differenza di quanto accadeva in passato, basta versare 16 euro nelle casse del Comune, rivolgendosi all’Ufficiale di Stato Civile del Comune di residenza (di entrambe le parti, di almeno una delle due o in alternativa del luogo in cui è stato celebrato o trascritto il matrimonio), a patto che:

  • non vi siano figli minori;
  • non vi siano figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap gravi;
  • non vi siano figli maggiorenni non economicamente autosufficienti.

Così facendo, però, non si potrà dar luogo a nessun patto di trasferimento patrimoniale (nel caso, ad esempio, dell’abitazione coniugale, del conto corrente cointestato, dell’auto, ecc…).

 

Il Sindaco o un suo delegato, ricevute le dichiarazioni dei partner, e non prima di trenta giorni dalla ricezione, invita gli stessi a comparire di fronte a sé per la conferma definitiva, che, in tal caso, previa la dovuta annotazione nell’atto di matrimonio, produrrà i medesimi effetti dei provvedimenti giudiziali (che decorreranno dalla data della prima sottoscrizione). Se le parti, nel giorno stabilito, non compaiono davanti al Primo Cittadino l’accordo perderà efficacia con la necessità di instaurare nuovamente la procedura.

 

 

Separati in casa: quali le conseguenze legali?

Come è facile immaginare, vivere da separati in casa non è per i coniugi una scelta priva di rischi legali.

 

  1. La separazione in casa è preliminare al divorzio?

Innanzitutto, ai fini dell’ottenimento di una sentenza di divorzio, la separazione in casa non la impedisce: ciò in quanto, tra i coniugi che vivono insieme da separati è, comunque, venuta a mancare quella comunione legale e spirituale che contraddistingue l’unione matrimoniale. Essi, infatti, vivono come due estranei. Chiaramente, da non sottovalutare sono i problemi che potrebbero aversi nel caso in cui uno dei due coniugi, intenzionato, per vari motivi, a opporsi alla pronuncia divorzile, eccepisse un’effettiva riconciliazione, riferendosi proprio alla condivisione quotidiana dello stesso immobile. Se ciò accadesse, si renderebbe necessario dimostrare che la scelta di coabitare non rappresenta una ripresa della convivenza dettata da motivi di affetto, ma è dettata solo e unicamente da esigenze di opportunità.

 

  1. Quali sono i problemi burocratici per i separati in casa?

Chiaramente, questa condizione del tutto particolare comporta una serie di inconvenienti, non sempre di facile soluzione: non ci si riferisce solo agli aspetti più pratici legati, ad esempio, alle modalità di ripartizione delle comuni spese domestiche (luce, gas, alimentari, ecc…), ma anche e soprattutto ad alcuni disagi che potrebbero sorgere a livello burocratico.

Facciamo un esempio concreto: pensiamo a Tizia, madre separata, che chiede l’assegno di maternità al Comune di appartenenza; ai redditi di Tizia andranno sommati quelli dell’ex coniuge Caio che risiede nella medesima unità abitativa. Il rischio è che la domanda di Tizia venga respinta perché si superano i valori reddituali richiesti per il beneficio.

 

  1. Quali sono i diritti e i doveri per i coniugi separati in casa?

I coniugi che vivono sotto lo stesso tetto, pur da separati, restano vincolati a tutti i diritti e obblighi derivanti dal matrimonio (fedeltà, coabitazione, collaborazione e contribuzione ai bisogni della famiglia), e in special modo a quelli di assistenza morale e materiale del coniuge e (inderogabilmente) dei figli.

 

  1. Quali sono i passaggi successivi alla separazione in casa?

I coniugi che vivono sotto lo stesso tetto, pur da separati, possono scegliere in qualsiasi momento di rivolgersi al tribunale nel tentativo di salvaguardare l’unità familiare, chiedendo, in caso di disaccordo, senza formalità, l’intervento del giudice nel tentativo di raggiungere una soluzione concordata, anche attraverso un percorso di mediazione familiare.

È sempre possibile poi chiedere la separazione giudiziale sia individualmente (dando luogo ad una causa vera e propria nei confronti dell’altro coniuge), sia consensualmente.

 


[1] Questa forma di separazione non solo non costituisce valido presupposto per far iniziare a decorrere il termine di tre anni per ottenere il divorzio, ma non produce alcun effetto giuridico, dato che il nostro codice civile, di per sé, non la disciplina affatto.

 


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