Tenuità del fatto: niente perdono se c’è continuazione
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6 Ott 2016
 
L'autore
Sabina Coppola
 


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Tenuità del fatto: niente perdono se c’è continuazione

Non può essere assolto per tenuità del fatto chi commette due, o più reati, seppur di lieve entità.

 

Se hai commesso tre piccoli furti in una settimana, e ti senti tranquillo perché pensi di poter essere assolto per la tenuità del fatto, sappi che potresti avere una brutta sorpresa.

La Cassazione, infatti, con una recentissima sentenza ha ribadito che, se un soggetto commette più reati (legati dal vincolo della continuazione e giudicati nel medesimo procedimento) non potrà beneficiare della disciplina della tenuità del fatto [1]. Ma andiamo con ordine.

 

 

Quando un fatto è di particolare tenuità?

In un periodo in cui si cerca di ridurre il numero di processi, il legislatore ha previsto di escludere la condanna per alcuni reati meno gravi [2].

In particolare, non è più punito:

  • chi commette i reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a 5 anni (o la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena);
  • chi realizza un’offesa molto lieve, per le modalità della sua condotta o per l’esiguità del danno (o del pericolo);
  • il soggetto che dimostri che il suo comportamento non è abituale (e che non è stato dichiarato delinquente abituale o per tendenza e non ha commesso più reati dello stesso tipo).

 

 

Cosa si intende per abitualità?

Un fatto è abituale ogni volta che l’indagato abbia commesso più reati della stessa specie, anche se ciascun fatto, isolatamente considerato, sia di particolare tenuità.

Ciò comporta che l’istituto della particolare tenuità non sarà applicato nel caso di più reati della stessa indole, commessi in un breve arco temporale e giudicati nel medesimo procedimento.

 

 

Quando è esclusa la particolare tenuità?

L’offesa non può essere di particolare tenuità quando l’autore del fatto:

  • ha agito per motivi abietti o futili o con crudeltà (anche in danno di animali);
  • ha adoperato sevizie;
  • ha approfittato delle condizioni di minorata difesa della vittima;
  • ha determinato la morte o lesioni gravissime di una persona;
  • ha realizzato i comportamenti abituali di cui abbiamo parlato poco fa).

 

 

La non punibilità per tenuità del fatto comporta un’assoluzione?

Se un fatto non è punibile perché è lieve, non significa che non sia reato.

Con l’assoluzione per tenuità del fatto:

  • da un lato, non vi è alcuna condanna, per cui non viene applicata nessuna pena;
  • dall’altro, però, resta comunque una annotazione («assoluzione per particolare tenuità del fatto») nel certificato penale.

Se questo tipo di assoluzione è decisa alla fine del processo potrà essere utilizzata dalla persona offesa (vittima o denunciante) per ottenere il risarcimento del danno davanti al giudice civile.

 

 

Posso rifiutare l’assoluzione per tenuità del fatto?

L’indagato e la persona offesa, nel corso delle indagini preliminari, possono opporsi alla richiesta del pubblico ministero di archiviazione per tenuità del fatto, proprio perché non è una vera e propria assoluzione.

Dopo le indagini, se il giudice valuta la possibilità di assolvere qualcuno perché il fatto è particolarmente tenue, prima di arrivare ad una tale decisione, deve sentire il pubblico ministero, l’imputato e la persona offesa (se compare).


In pratica

Se il tuo datore di lavoro non versa, più volte, le ritenute previdenziali, non potrà beneficiare dell’assoluzione per particolare tenuità ed il giudice potrà condannarlo.

Se commetti due piccoli furti (cioè due reati della stessa specie) e sei sottoposto ad un unico processo penale, nonostante le pene previste rientrino nei limiti previsti dalla legge, non potrai beneficiare della particolare tenuità del fatto.

[1] Cass. sent. n. 40650/ 2016

[2] Art. 131 bis cod. pen.

 


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