Le siepi e gli alberi al confine: cosa dice la legge
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6 Ott 2016
 
L'autore
Alessandro Galati
 


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Le siepi e gli alberi al confine: cosa dice la legge

Le regole del codice civile per le file di alberi o le siepi al confine fra fondi.

 

La legge non regola solo i muri di confine, ma stabilisce norme anche in relazione alle siepi ed alle file di alberi che crescono fra due o più terreni che hanno diversi proprietari. Il codice civile rispetto alle siepi o alle file di alberi al confine fra terreni presume, come vedremo meglio fra poco, che siano in proprietà comune fra i proprietari dei fondi stessi. Tuttavia, la legge consente, in alcuni casi ed a certe condizioni, di vincere questa presunzione e di dimostrare che alberi e siepi al confine sono di proprietà esclusiva.

 

La comunione delle siepi

Il primo caso da considerare è quello in cui una siepe sia cresciuta fra due terreni: per questa ipotesi la legge [1] stabilisce che la siepe è in proprietà comune fra i proprietari dei due fondi; perciò, la siepe stessa è oggetto di una comunione. Tuttavia, il codice stesso ci dice che è possibile dimostrare che la comunione sulla siepe non esiste e che, quindi, le piante sono di proprietà di uno dei due proprietari del fondo.

Secondo la legge, ciò può succedere in due gruppi di casi:

 

– quando c’è un termine di confine: ovvero, quando c’è un elemento che fissa il confine fra i fondi, e la siepe è posta al di là o al di qua dello stesso. Come esempio, si pensi ad una pietra che demarca il confine fra i terreni: in questo modo la pietra stabilisce anche di chi è la proprietà sulla siepe; basta verificare, infatti, dove la siepe cresce rispetto alla pietra;

 

– quando viene data altra prova contraria rispetto all’esistenza della comunione: il codice, cioè, consente a chi è interessato di dimostrare che, in realtà, la proprietà sulla siepe è la sua e non comune. Fra le possibili prove che si possono dare per dimostrare l’assenza della comunione sulla siepe, si possono ricordare gli atti scritti (contratti o comunque scritture che attribuiscono la proprietà sulla siepe ad uno solo dei proprietari dei fondi vicini), la presenza di un recinto perimetrale ad uno dei fondi (quando la siepe è posta all’interno del recinto, è sicuramente di proprietà del titolare del fondo recintato), l’usucapione, la dimostrazione che la siepe è stata piantata e coltivata ad esclusive spese di uno dei due proprietari di fondi confinanti.

 

Ovviamente, poi, la siepe deve essere oggetto di apposita manutenzione: servono potature, cure, disinfestazioni, ed occorre evitare che proliferi eccessivamente causando danno ad altre coltivazioni o ad eventuali immobili.

Così, quando la siepe è in proprietà comune, è la legge stessa a stabilire che anche le spese di manutenzione vanno divise in parti uguali fra i proprietari dei fondi vicini; quando invece la siepe è in proprietà di un solo soggetto, allora sarà lui a sopportare le spese necessarie per tenerla in ordine.

 

È importante ricordare che questa disciplina si applica anche alle cosiddette siepi morte, cioè quelle realizzate dall’uomo con qualcosa di diverso dalle piante: si pensi ad esempio alle staccionate, od alle palizzate, o ai canneti [2].

 

La comunione degli alberi

Il codice civile prevede una norma anche per gli alberi che sorgono fra i fondi [3]: anche per gli alberi la scelta della legge è quella di stabilirne la comunione fra i proprietari dei fondi.

Precisamente, il codice dice che:

 

– c’è comunione (quindi la proprietà è comune fra i proprietari dei fondi) sugli alberi che sorgono nella siepe. Questa norma è conseguenza di quella analizzata in precedenza: è logico infatti che se la siepe è oggetto di proprietà comune, anche gli alberi presenti al suo interno devono essere oggetto di comunione. In questo caso la legge non consente di dare prova contraria e, dunque, non permette di dimostrare che gli alberi che nascono nella siepe sono di proprietà esclusiva dell’uno o dell’altro proprietario di terreno confinante: si tratta, come chiarito anche dalla giurisprudenza, di una presunzione assoluta proprio perchè non può essere superata da una prova contraria [4];

 

– si presumono poi comuni anche gli alberi che sorgono sulla linea del confine: in questo caso la legge presume che gli alberi siano stati piantati a spese comuni fra i proprietari dei fondi. Questa, però, come per il caso della siepe, è una presunzione semplice: quindi è possibile per chi è interessato dimostrare di essere l’unico proprietario degli alberi. La legge dice che questa prova può essere data con un titolo (ovvero con un documento che dimostri la proprietà esclusiva sugli alberi) o con altre prove adeguate (che sono in buona sostanza quelle già analizzate per la siepe).

 

Il codice prevede poi che gli alberi che sono inseriti nella siepe o che si trovano sulla linea del confine non possono essere tagliati. Gli unici casi in cui è consentito il loro taglio sono i seguenti:

 

– se c’è il consenso di tutti i proprietari, i quali dunque devono raggiungere un accordo che stabilisca il taglio delle piante;

 

–  se il giudice intervenuto a seguito di istanza dell’interessato ha ritenuto che il taglio sia necessario (ad esempio per le cattive condizioni del tronco) o conveniente.


[1] Art. 898 cod. civ.

[2]Cass. sent. 650/1970 del 13 marzo 1970.

[3] Art. 899 cod. civ.

[4] Cass. sent. 1064/1966 del 27 aprile 1966.

 

Autore immagine: Pixabay

 


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