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Lo sai che? Pubblicato il 6 ottobre 2016

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Lo sai che? Che rischio se faccio sesso in auto?

> Lo sai che? Pubblicato il 6 ottobre 2016

Il reato di atti osceni in luogo pubblico è ormai depenalizzato: il colpevole paga solo una multa.

Se la polizia ti trova a fare sesso in auto, rischi solo una sanzione amministrativa, ossia una normale multa. Non costituiscono più reato, quindi, gli atti osceni in luogo pubblico a seguito della depenalizzazione avvenuta quest’anno. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

Chi ha riportato, sino ad oggi, una condanna per aver fatto sesso in luogo pubblico o in un’auto non adeguatamente appartata può ancora chiedere l’annullamento della sentenza di condanna già riportata se questa non è divenuta definitiva: la depenalizzazione ha infatti effetti retroattivi e cancella le condanne già inflitte. L’unico limite per usufruire di questo beneficio (che, in gergo tecnico si chiama favor rei) è che non sia già caduto il cosiddetto giudicato sulla sentenza, ossia la pronuncia deve essere ancora impugnabile (il che non è possibile se sono già decorsi i termini per impugnare o sono già stati esperiti tutti i mezzi di impugnazione).

La logica del legislatore è infatti quella, tra due norme che prevedono due diversi trattamenti sanzionatori, applicare al reo quella a lui più favorevole.

Una legge entrata in vigore quest’anno [2] ha trasformato gli atti osceni in luogo pubblico da reato in un semplice illecito amministrativo: questo significa che il colpevole paga solo una sanzione pecuniaria inflitta dalla Prefettura, senza che la fedina penale resti macchiata. Insomma, nessuno saprà mai della condanna al pari di come nessuno può sapere se abbiamo mai subito una multa per eccesso di velocità.

In verità, la sanzione economica è piuttosto elevata e va da 5.000 a 30.000 euro. In più, non trattandosi di procedimento penale, non si potrà più sfruttare – come spesso succedeva in passato – la prescrizione del reato quando il processo prendeva per le lunghe. La logica, infatti, delle sanzioni amministrative è opposta: «prima paghi e poi, eventualmente, fai ricorso».

Per evitare, comunque, anche la multa è necessario non trovarsi in luogo pubblico o comunque aperto al pubblico. Ad esempio è considerato illecito fare l’amore in un’auto appartata all’interno del parcheggio di un centro commerciale, in una strada cieca e poco frequentata (perché comunque si tratta di luogo pubblico e la semplice possibilità che anche un singolo soggetto possa passare rende il comportamento vietato), in una piazzola di sosta, anche se con i vetri oscurati dal giornale.

note

[1] Cass. sent. n. 41731/2016

[2] Art. 2 d.lgs. n. 15/1/2016 n. 8, in Gazz. Uff. n. 17 del 22.01.2016.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 20 luglio – 5 ottobre 2016, n. 41731
Presidente Amoresano – Relatore Liberati

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 9 maggio 2014 la Corte d’appello di Bologna ha confermato la sentenza del Tribunale di Bologna del 28 giugno 2010, con cui  A. F. e S.M. erano stati condannati alla pena di mesi tre di reclusione per il reato di cui all’art. 527 cod. pen., per aver compiuto atti osceni in luogo pubblico, consistiti in atti sessuali posti in essere lungo la pubblica via in area illuminata.
2. Avverso tale sentenza hanno proposto ricorso congiuntamente entrambi gli imputati, affidati a dieci motivi.
2.1. Con il primo motivo hanno denunciato violazione dell’art. 157 cod. pen. e vizio di motivazione, per l’omesso rilievo della prescrizione del reato, commesso il 19 marzo 2007, erroneamente non rilevata dalla Corte d’appello di Bologna.
2.2. Con il secondo motivo hanno denunciato violazione dell’art. 415 bis cod. proc. pen. e ulteriore vizio di motivazione, per la mancata notificazione degli atti del giudizio all’imputato F. presso la sua residenza, con la conseguente nullità della sentenza impugnata.
2.3. Con il terzo motivo hanno prospettato violazione dell’art. 587 cod. proc. pen. e vizio della motivazione, per l’erroneità del rilievo della inammissibilità dell’appello incidentale proposto dal F., interessato all’esito dell’appello principale proposto dalla coimputata M. ed alla concessione della sospensione condizionale della pena.
2.4. Con il quarto motivo hanno denunciato violazione degli artt. 163 e 164 cod. pen. e vizio della motivazione, per il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena al F., che si trovava nelle condizioni soggettive per beneficiarne.
2.5. Con il quinto motivo hanno prospettato violazione dell’art. 192 cod. proc. e vizio della motivazione, per l’erronea affermazione da parte della Corte d’appello a proposito della visibilità dalla via pubblica degli imputati nel compimento degli atti sessuali.
2.6. Con il sesto, il settimo e l’ottavo motivo hanno denunciato violazione dell’art. 527 cod. pen. e vizio della motivazione, lamentando l’erroneità della considerazione ex post della loro condotta da parte dei giudici di merito anziché ex ante, della sussistenza dell’elemento psicologico dei reato loro addebitato e della natura pubblica del luogo nel quale erano stati sorpresi.
2.7. Con il nono ed il decimo motivo ha denunciato violazione degli artt. 163 e 527 cod. pen. e vizio di motivazione, per la disparità del trattamento sanzionatorio, l’eccessività della pena ed il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena al F..

Considerato in diritto

1. La sentenza in esame deve essere annullata senza rinvio a seguito della sopravvenuta depenalizzazione del reato di cui all’art. 527 cod. pen., ad opera dell’art. 2 d.lgs. 15/1/2016 n. 8 (pubblicato nella G.U. n. 17 del 22/1/2016), che ha previsto espressamente la configurazione come illecito amministrativo, punito con la sanzione pecuniaria da euro 5.000 ad euro 30.000, del reato di cui all’art. 527, primo comma, cod. pen., contestato ai ricorrenti.
Non occorre trasmettere gli atti alla autorità amministrativa competente, risultando prescritta la violazione, commessa il 19 marzo 2007, atteso che l’obbligo di trasmissione di cui all’art. 9 del d.lgs. 8/2016 citato è espressamente escluso dal primo comma di tale disposizione nell’ipotesi di estinzione del reato per prescrizione o per altra causa.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

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1 Commento

  1. Attenzione. Anche per le sanzioni amministrative, se si vuole fare ricorso in merito, non bisogna pagare prima della fine del relativo processo in via definitiva.
    Inoltre, basta un errore della Prefettura in questione, come l’emissione dell’Ordinanza-Ingiunzione a seguito dello scritto difensivo relativo, oltre il 90 giorno dalla ricezione di quest’ultimo, oppure la costituzione in giudizio del suddetto organo periferico-governativo dopo gli utlimi dieci giorni prima della prima udienza correlata e si può vincere il corrispondente ricorso.

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