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Lo sai che? Pubblicato il 8 novembre 2016

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Lo sai che? Come difendersi dalla sofferenza bancaria

> Lo sai che? Pubblicato il 8 novembre 2016

Definire in parole semplici la sofferenza bancaria non è cosa piacevole: significa, infatti, prossima morte creditizia della debitore che ne resta vittima. Cosa fare per difendersi?

 

Sofferenza bancaria: di cosa si tratta?

La sofferenza bancaria è quanto di peggio possa accadere a livello creditizio e bancario ad un soggetto privato, sia esso individuo o azienda. Si tratta della soluzione estrema a cui la banca ricorre nei confronti di colui che non è in semplice crisi di liquidità ma in una situazione molto più grave: si presume cioè che gli sia impossibile restituire il debito, né adesso, né in futuro, in quanto in uno stato di indebitamento tale da far pensare a un prossimo fallimento. In pratica, la sofferenza bancaria è indice di una prossima morte creditizia e bancaria per il soggetto che ne viene investito.

Sofferenza bancaria: che cosa si intende per incaglio?

Ma procediamo per gradi: la segnalazione per sofferenza bancaria ha come imprescindibile precedente la posizione a incaglio, che si ha quando l’istituto di credito – a fronte di una difficoltà economica temporanea – chiede al cliente debitore di rientrare immediatamente di tutta o una parte del debito entro un periodo di tempo stabilito contestualmente con la richiesta, che in genere è di 10–14 mesi. Anche se l’incaglio viene segnalato alla Centrale Rischi (il sistema che permette di archiviare e gestire informazioni sull’indebitamento di persone fisiche e aziende verso le banche e le società finanziarie che hanno concesso loro un prestito, un finanziamento o un mutuo), non si ha una chiusura automatica di tutti i fidi e gli affidi, incluse le fideiussioni: più semplicemente, il debitore si trova ad affrontare il cosiddetto credit crunch, non potendo chiedere alle banche ulteriore credito, fermo restando quello già aperto.

 

Sofferenza bancaria: cosa comporta?

Ben diverso il discorso nel caso di sofferenza bancaria, forte motivo di timore, soprattutto per gli imprenditori, considerando che una segnalazione in tal senso raggiunge immediatamente tutti gli istituti di credito: significa che qualunque banca che abbia un rapporto creditizio/debitorio con il soggetto finisce per venire a conoscenza immediatamente dello stato di sofferenza; inoltre, in maniera pressoché automatica, verranno revocate tutte le linee di credito a disposizione dell’azienda o del soggetto. Tradotto, come anticipato, significa, morte del soggetto, a livello creditizio che può salvarsi solo con il definitivo e integrale pagamento dell’importo vantato dalla banca creditrice.

Nel frattempo, però, una volta segnalata la sofferenza, la banca si trova costretta a procedere legalmente, inviando una comunicazione formale al cliente e agli eventuali coobbligati (ad esempio, i garanti) in cui si richiede la restituzione di tutti i crediti (fidi, scoperti, finanziamenti, mutui), entro 15 giorni, trascorsi i quali avverrà il recupero del credito tramite vie giudiziali con un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo: significa che il titolare del debito e tutti i garanti, coobbligati, fidejussori si ritroveranno con un’ipoteca giudiziale nei confronti della posizione a sofferenza, venendo sottoposti a pignoramento immobiliare e mobiliare.

Sofferenza bancaria: come difendersi?

Ci sono vie d’uscita? Un modo utile per contrastare la posizione a sofferenza è una proposta di saldo e stralcio, previa accettazione da parte dell’istituto di credito: in pratica, un’offerta transattiva, tramite un accordo che definisce, in via bonaria, la vertenza tra creditore e debitore, sostituendo al precedente debito uno in misura ridotta ma il cui pagamento si dà per certo. Di solito, tale rimedio dà buoni risultati dal momento che la banca o la società finanziaria preferisce avere subito il rientro di una parte del debito, anziché intraprendere una più lunga e incerta procedura giudiziale di recupero. Una volta sanata la posizione creditizia si può richiedere la cancellazione del nominativo dalla Centrale Rischi.

Diverso è il caso in cui il cliente ritenga di aver subito un’ ingiustizia, o più spesso, un abuso da parte dell’ istituto di credito. In tal caso, il malcapitato, non dovrà fare altro che  agire dinanzi al tribunale, in sede cautelare, quindi con ricorso d’urgenza, e richiedere la cancellazione del dato negativo. Chiaramente è consigliabile, in tal caso, farsi assistere da un legale.

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