Se sono malato l’azienda può farmi spiare?
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7 Ott 2016
 
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Redazione
 


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Se sono malato l’azienda può farmi spiare?

Il datore di lavoro può pedinare il dipendente e far verificare la malattia con l’investigatore privato.

 

Sì all’uso dell’investigatore privato, assoldato dall’azienda per far pedinare il dipendente e verificare se questi è davvero malato o sta mentendo. La Cassazione [1] sdogana, ancora una volta, la possibilità per il datore di lavoro di spiare il lavoratore, mettendogli alle calcagna un detective (per i precedenti leggi Il datore può far pedinare il dipendente in malattia e Controlli sul dipendente assente per malattia e permessi). Il licenziamento scatta non solo in caso di palese menzogna, ma anche quando la malattia, pur sussistente, viene ignorata dal lavoratore che, nonostante il suo stato, compie attività che possano ritardare la guarigione (si pensi all’uscire di casa nonostante la febbre).

 

Non c’entra la privacy, non c’entra lo Statuto dei Lavoratori che vieta i controlli a distanza dei dipendenti: fuori dal posto di lavoro, tutto è consentito, purché ovviamente l’investigatore non entri in casa del lavoratore o non invada i luoghi di sua privata dimora, come anche l’automobile. Ma ben venga la possibilità che una persona, ingaggiata dall’azienda, si metta a spiare il dipendente malato, scattandogli fotografie e relazionando al suo capo ciò che questi ha fatto durante il tempo in cui era coperto dal certificato medico.

 

Il dossier scritto dal detective, però, non vale come prova documentale nell’eventuale processo intentato dal dipendente per impugnare il licenziamento. È necessario che lo 007 si presenti dal giudice per confermare ciò che è avvenuto davanti ai suoi occhi. Egli, infatti, non è un notaio o altra autorità pubblica i cui scritti fanno fede pubblica (al pari, ad esempio, del verbale di un vigile urbano). Dunque, la relazione dell’investigatore deve essere trasformata nella tipica prova orale del processo civile: la testimonianza. Quanto invece ai video o alle fotografie da questi scattate durante il pedinamento, possono essere considerate prove solo nella misura in cui non vengano espressamente (e con adeguata motivazione) contestate dal dipendente.

 

In sintesi, per la Cassazione l’azienda può controllare se il dipendente è veramente malato anche se non ci sono sospetti gravi sulla veridicità della stessa. La stessa presenza di un certificato medico firmato dal dottore curante non è di per sé sufficiente a escludere la possibilità di indagini investigative: anche il medico di base, difatti, potrebbe non dire la verità.

E così dicasi per il controllo successivo alla visita fiscale. L’arrivo del medico dell’Inps non esclude – è vero – la possibilità che il dipendente, fuori dagli orari di reperibilità, possa uscire di casa e svolgere altre attività, ma ciò non deve pregiudicare la rapida guarigione, per la quale il dipendente ha il dovere di adoperarsi nel migliore dei modi, onde garantire un rapido rientro al lavoro e non privare l’azienda delle proprie mansioni.

 

 

La vicenda

Nel caso di specie deciso dalla corte, un dipendente si era dato malato producendo, come causa della malattia, un certificato medico che attestava una lombosciatalgia (patologia, in verità, assai inflazionata negli ambienti lavorativi). A seguito di accertamenti effettuati dal datore di lavoro, per il tramite di una agenzia investigativa appositamente incaricata, il dipendente è stato sorpreso a eseguire lavori sul tetto e nel cortile della propria abitazione. Tale circostanza gli costava la perdita del posto.

 

 

I controlli sui dipendenti

Lo Statuto dei lavoratori [2] prevede il divieto di compiere verifiche dirette sull’idoneità e sull’infermità per malattia dei dipendenti e, dall’altro, dispone che il controllo delle assenze per malattia può essere effettuato solo attraverso gli istituti pubblici preposti nelle fasce orarie giornaliere prestabilite. Ma ciò – secondo la Cassazione – non impedisce che le risultanze dei certificati medici prodotti dal lavoratore, e in generale gli accertamenti di carattere sanitario, possano essere oggetto di ulteriori controlli datoriali. Controlli che possono essere disposti solo se vi sono «gravi sospetti» atti a dimostrare l’insussistenza della malattia o la non idoneità di quest’ultima a determinare uno stato di incapacità lavorativa.

 

Qualche mese fa [3], la stessa Corte aveva abbracciato un’interpretazione più estensiva e, al posto di «gravi sospetti», aveva ritenuto sufficiente anche solo la «mera ipotesi» che il lavoratore stia compiendo gli illeciti.

 

È inoltre confermata la facoltà del datore di lavoro di attuare il controllo, anche occulto tramite agente investigativo. Resta altresì fermo il presupposto secondo cui il controllo deve essere destinato a individuare comportamenti illeciti esulanti la normale attività lavorativa.

 

Ebbene, il risultato dei pedinamenti e delle investigazioni può privare il certificato medico degli effetti suoi propri, nonostante sia emesso da un pubblico ufficiale e faccia piena fede.


[1] Cass. sent. n. 18507/2016.

[2] Art. 5 L. n. 300/1970.

[3] Cass. sent. n. 17113/2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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