Come separarsi
Lo sai che?
21 Ott 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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Come separarsi

Separazione in comune, assistita, consensuale e giudiziale: informazioni, caratteristiche e modalità per ottenere la separazione legale.

 

Non sempre le vicende di una coppia sono a lieto fine. Infatti, le difficoltà della vita quotidiana, accompagnate alle incomprensioni ed alle esigenze diverse, magari mutate nel tempo, possono condurre i coniugi alla separazione legale: ed allora, come procedere?

 

 

In quanti modi posso separarmi?

La legge individua tre modalità per la separazione:

 

  • la separazione amichevole e concordata davanti all’ufficiale di stato civile (cioè in comune);
  • la separazione amichevole e concordata con l’assistenza di un legale per ogni coniuge (separazione assistita);
  • la separazione in Tribunale (consensuale o giudiziale).

 

 

Posso sempre separarmi in comune?

È bene sapere che questa possibilità, incontra alcuni limiti.

 

1) se si hanno figli minori oppure maggiorenni, ma incapaci o portatori di handicap o economicamente non autosufficienti, non ci si può separare in comune;

2) in tutti gli altri casi, nell’accordo che sarà raggiunto davanti all’ufficiale di stato civile, non è consentito includere patti di trasferimento patrimoniale (ad esempio, il trasferimento della quota di appartenenza della casa coniugale all’altro coniuge), ma invece, può essere previsto il versamento di un assegno periodico a titolo di mantenimento. In tal caso, infatti, sorge semplicemente un obbligo giuridico tra i coniugi e non il trasferimento di un bene (come invece, avverrebbe se si stabilisse il versamento di una somma una tantum, ipotesi questa non consentita). Tutto ciò è stato affermato e precisato dal Ministero dell’Interno [1].

 

 

Per separarmi in comune ho bisogno dell’avvocato?

Se ci si separa in comune, non è obbligatoria l’assistenza di un avvocato, ma la consultazione e l’aiuto di un legale di fiducia potrebbero rivelarsi una buona idea, per evitare che l’accordo raggiunto sia privo di «falle» o aspetti mal disciplinati, che possano favorire i «litigi» successivi.

 

 

Come mi separo in comune?

Bisogna recarsi presso l’ufficio di stato civile del comune di residenza di uno o di entrambi i coniugi oppure presso quello in cui gli stessi hanno contratto matrimonio, con un documento d’identità e l’autocertificazione qui allegata.

 

Fatto ciò, sarà fissato un primo incontro per la preparazione e la realizzazione dell’accordo di separazione, cui seguirà un secondo incontro, a non meno di trenta giorni dal primo, dove i coniugi confermeranno la volontà di separarsi e l’accordo raggiunto dinanzi all’ufficiale di stato civile.

 

Sarà dovuto un costo fisso di 16 euro.

 

 

Separazione assistita: come mi separo in questo caso?

È una delle tre possibilità riconosciute dalla legge per separarsi legalmente.

 

Anche questa, come la separazione in comune, prevede che tra i coniugi ci sia totale accordo sui termini della stessa, ma in questo caso non ci sono i limiti previsti. Quindi, la presenza, ad esempio, di figli minori o disabili, non impedisce di separarsi, utilizzando questo procedimento.

 

La separazione assistita impone l’assistenza obbligatoria per entrambi i coniugi. Ognuno, quindi, dovrà essere rappresentato da almeno un avvocato. I legali della parti, procederanno, previa consultazione dei propri clienti, alla preparazione e redazione dell’accordo di separazione. Quest’ultimo, una volta sottoscritto e certificato dagli avvocati, dovrà essere sottoposto al controllo delle autorità competenti (il Procuratore della Repubblica).

 

Se tutto è posto, l’accordo sarà autorizzato (tecnicamente si dice, omologato) ed, a cura delle parti interessate (anche uno solo degli avvocati nominati) sarà trasmesso e registrato presso l’ufficio di stato civile.

 

In conclusione, come avrete notato, si tratta di un procedimento alquanto snello, simile a quello dinanzi al comune, e sempre senza passare dalle aule di un Tribunale.

 

I costi dipendono molto dall’avvocato a cui ci si rivolge. Fatevi fare un preventivo scritto e non avrete sorprese.

 

 

Separazione consensuale: come mi separo in tal caso?

Abbiamo visto nei capitoli precedenti, che la legge consente di separarsi amichevolmente sia in comune (anche se sono previsti dei limiti) sia con l’assistenza di almeno un avvocato per coniuge (separazione assistita).

 

Ebbene, la separazione consensuale consente ugualmente di separarsi amichevolmente, ma con l’assistenza di un solo avvocato per entrambi i coniugi.

 

Prendiamo l’esempio dei coniugi, con figli minori, che vogliono separarsi.

 

Essi sono d’accordo su tutto, ma non possono rivolgersi al comune, poiché in questo caso (si veda sopra) la legge non lo consente. Inoltre, per evidenti ragioni economiche, vorrebbero rivolgersi ad un solo legale, che possa assistere entrambi, ma la legge dice (si veda sopra) che non è possibile per attivare e realizzare la cosiddetta separazione assistita: allora, cosa possono fare?

 

Ebbene, nell’ipotesi descritta, i coniugi potranno ugualmente separarsi amichevolmente, concordando ogni cosa e facendosi assistere dal proprio legale di fiducia, solo che quest’ultimo dovrà «passare per il Tribunale».

 

L’avvocato incaricato, infatti, dovrà preparare e depositare un ricorso congiunto (cioè, sottoscritto da entrambi i coniugi), in cui si chiede al Tribunale di autorizzare (omologare) la separazione legale consensuale richiesta dalle parti. Ci sarà, quindi, un’udienza in Tribunale, dove si concluderà il tutto.

 

In buona sostanza, si tratta di raggiungere lo stesso risultato, ma con un percorso diverso e un po’ più lungo, ma la soluzione descritta potrebbe rivelarsi vantaggiosa da un punto di vista economico.

 

Infatti, dovendosi rivolgere ad un solo avvocato, i costi potrebbero e dovrebbero essere più bassi rispetto alla cosiddetta separazione assistita.

 

 

Separazione giudiziale: come mi separo se non c’è alcun accordo?

Anche in questa ipotesi, la legge consente ai coniugi di raggiungere lo scopo, cioè separarsi. Ovviamente, in tal caso, il procedimento si caratterizza per l’assenza di un accordo tra le parti, per la presenza di almeno due avvocati che «si danno battaglia» (almeno uno per parte) e per la necessità di rivolgersi al Tribunale, per risolvere ogni controversia.

 

Il procedimento si avvia con un ricorso depositato, insieme agli altri documenti, dall’avvocato della parte che decide di agire per prima. Sarà, quindi fissata una data di comparizione dei coniugi davanti al Tribunale coinvolto, dove saranno presi i primi e temporanei provvedimenti (assegnazione casa coniugale, scelta genitore prevalente per l’affido del o dei minori, misura del mantenimento, ecc). Dopodiché si aprirà un vero e proprio procedimento in contenzioso tra le parti che si concluderà con una sentenza. Questa conterrà tutte le regole che i coniugi dovranno rispettare sino al divorzio.

 

I costi del procedimento, dipendono essenzialmente dall’avvocato a cui vi rivolgete. Come dico sempre, fatevi fare un preventivo scritto e saprete a cosa andrete incontro. Sicuramente, tra i vari procedimenti che conducono alla separazione legale, questo è potenzialmente il più costoso.

 

 

Separazione giudiziale: come mi separo se non c’è accordo ma lo abbiamo raggiunto dopo?

La legge ammette che in qualsiasi momento, le parti possano raggiungere una soluzione amichevole e che tale accordo sia fatto valere nel procedimento in corso: in tal caso, la separazione giudiziale si trasforma in separazione consensuale e la causa si conclude.

 

Spesso, questo avviene, quando ancora non si è svolta la prima udienza in Tribunale.

 

Ebbene in questo, come in tutti gli altri casi, alla prima udienza utile, gli avvocati dei coniugi faranno presente l’accordo raggiunto e  lo depositeranno. Il Tribunale verificato che tutto è a posto (ad esempio che non ci sono disposizioni contrarie all’interesse dei figli minori), autorizzerà (omologazione) la separazione, non più giudiziale, ma consensuale raggiunta.

 

Quindi, non bisogna mai disperare: l’accordo è sempre raggiungibile, in ogni momento della separazione giudiziale, per trasformarla in consensuale. Basta solo tanta buona volontà ed anche dei buoni avvocati, che sappiano consigliare ed indirizzare i propri clienti.


[1] Circ. Ministero dell’Interno n. 6/2015.

 


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