Con l’Isee non puoi nascondere i soldi
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9 Ott 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Con l’Isee non puoi nascondere i soldi

Conti correnti, libretti, titoli e carte prepagate: grazie all’anagrafe tributaria non dichiarare i rapporti finanziari nell’Isee è inutile.

 

Conti corrente, carte prepagate, libretti postali, titoli e strumenti finanziari in genere: se stai pensando di non dichiararli nell’Isee per evitare l’aumento dell’indicatore, sappi che nulla sfugge all’occhio del fisco. Tutti questi dati, infatti, confluiscono nell’anagrafe tributaria, perché le banche e tutti gli operatori finanziari devono trasmettere periodicamente i dati relativi alle movimentazioni dei rapporti intrattenuti con i propri clienti, per rendere disponibili all’amministrazione finanziaria le informazioni per i relativi controlli.

Pertanto, se chi presenta la dichiarazione Isee non indica anche un solo conto corrente, viene subito riscontrata un’irregolarità dall’Inps nel rilascio dell’attestazione, anche se il saldo e la giacenza media sono pari a zero o negativi.

Ma andiamo per ordine e vediamo qual è il peso di conti corrente, carte e rapporti finanziari in genere nella dichiarazione Isee.

 

 

Dsu: la dichiarazione Isee

Per capire qual è l’influenza dei rapporti finanziari nell’Isee dobbiamo prima capire che cosa rappresenta l’Isee e com’è strutturata la dichiarazione.

L’Isee è un indice determinato dalla Dsu, la dichiarazione sostitutiva unica: si tratta di una dichiarazione che contiene non soltanto i redditi sottoposti a tassazione ordinaria ed esposti nella dichiarazione annuale (730 o modello Unico), ma anche i redditi esenti e il patrimonio immobiliare e mobiliare del dichiarante e dei componenti del suo nucleo familiare. Attraverso la Dsu l’Inps determina diversi indicatori della “ricchezza” della famiglia, tra i quali, appunto, l’Isee, indicatore della situazione economica equivalente.

Presentare la Dsu ed avere, dunque, un indice Isee aggiornato (la dichiarazione va presentata ogni anno) è indispensabile per ottenere la maggior parte delle agevolazioni pubbliche e delle prestazioni di assistenza (ad esempio l’Asdi, il nuovo assegno di disoccupazione successivo alla Naspi, o il Sia, il sostegno d’inclusione attiva).

 

 

Isee: quanto pesa il conto corrente?

Veniamo ora all’influenza dei rapporti finanziari sull’Isee, cioè al peso che il patrimonio mobiliare complessivo ha sulla determinazione dell’indicatore della situazione economica.

Il patrimonio mobiliare, pur non costituendo reddito, in quanto si tratta di una forma di risparmio, entra a far parte degli indicatori alla base della dichiarazione Isee, in modalità diverse a seconda del tipo di rapporto finanziario intrattenuto: ad esempio, per il conto corrente rileva la giacenza media o il saldo del conto al 31 dicembre.

Nel dettaglio, all’interno della dichiarazione Isee si deve considerare:

  • il saldo al 31 dicembre o la giacenza media, se superiore, per conti correnti, libretti, carte con Iban o prepagate e depositi;
  • il valore del patrimonio netto, per le imprese individuali a contabilità ordinaria;
  • il valore delle rimanenze finali e dei beni ammortizzabili, per le imprese individuali a contabilità semplificata;
  • il valore alla data del 31 dicembre, per le partecipazioni azionarie in società italiane ed estere quotate in mercati regolamentati;
  • il valore della frazione del patrimonio netto, determinato sulla base delle risultanze dell’ultimo bilancio approvato, per le società non quotate o non azionarie;
  • il valore risultante dall’ultimo prospetto redatto dalla società di gestione, per le azioni o le quote di organismi di investimento collettivo di risparmio;
  • l’importo dei premi complessivamente versati, al netto degli eventuali riscatti, per i contratti di assicurazione a capitalizzazione o mista sulla vita e di capitalizzazione;
  • il valore nominale delle consistenze alla data del 31 dicembre, per i titoli di Stato ed equiparati, le obbligazioni, i certificati di deposito e credito ed i buoni fruttiferi.

Vero è che, in merito alle componenti del patrimonio mobiliare, è prevista una franchigia di 6.000 euro, aumentata di 2.000 euro per ogni componente del nucleo successivo al primo (più un incremento pari a 1.000 euro per ogni figlio successivo al secondo): l’impatto della franchigia è tuttavia limitato, poiché può arrivare fino ad un massimo di 10.000 euro.

Ma che cosa succede a chi vuole nascondere i soldi e non dichiara un determinato rapporto nell’Isee?

 

 

Isee: se non si inserisce un conto corrente

Se non si inserisce un rapporto finanziario, come una carta prepagata, un titolo o un conto, l’errore è rimediabile, ma in tempi brevi.

Dopo aver presentato la dichiarazione Isee al Caf, difatti, questa viene trasmessa all’Inps, che la rimanda indietro assieme all’attestazione Isee.

Stampando l’attestazione Isee, se non si è stato dichiarato un rapporto finanziario, appare fra le annotazioni la seguente dicitura: «Omissioni/Difformità. Controllo effettuato con Agenzia delle Entrate in data ……… sui dati della DSU INPS-ISEE-2016-XXXXX a seguito del quale è stata rilevata l’esistenza dei seguenti rapporti finanziari».

Al di sotto della nota sono poi elencati i rapporti finanziari (che devono essere indicati nel quadro FC.2, sezione I e II) non inseriti durante la compilazione della dichiarazione Isee, rilevati dall’ Inps per mezzo dell’anagrafe tributaria dei conti correnti.

A questo punto, una volta che ci si è accorti dell’errore, è possibile, per evitare le sanzioni per farlsa dichiarazione, presentare una nuova dichiarazione Isee integrativa, entro 10 giorni, contenente i dati omessi.

Se, invece, i dati risultanti all’Inps non sono corretti (ad esempio viene segnalato un conto corrente chiuso precedentemente al periodo di riferimento della dichiarazione) è possibile lasciare l’Isee così com’è e presentarlo all’ente che richiede la dichiarazione.

In questo caso, tuttavia, l’ente deve acquisire dal dichiarante la certificazione necessaria a dimostrare la correttezza dei dati riportati nella Dsu: la certificazione deve essere dunque richiesta dal dichiarante all’ intermediario (banca/posta) che ha comunicato i rapporti finanziari all’ Agenzia delle Entrate.

 

 

Isee: falsa dichiarazione per conti o rapporti non segnalati

Anche nel caso in cui il rapporto finanziario  non incida nel calcolo dell’Isee, non indicarlo significa presentare una dichiarazione falsa. Si sarà dunque soggetti a una sanzione pari al triplo dell’agevolazione conseguita grazie al falso Isee (anche le tasse pagate “con sconto” sono considerate un beneficio, ovviamente), se non viene presentato l’Isee integrativo. La multa va da un minimo di 5.164 euro a un massimo di 25.822 euro.


 


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