Danni da antenne telefoniche: come difendersi
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9 Ott 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Danni da antenne telefoniche: come difendersi

Ho comprato casa ma vicino verrà installata un’antenna telefonica che può creare campi magnetici. Cosa posso fare? E quali requisiti deve avere l’ordinanza?

 

Danni alla salute, deprezzamento dell’immobile, rumori eccessivi. Sono i tre problemi che possono creare le antenne telefoniche vicino a casa nostra, soprattutto se il proprietario dell’impianto non rispetta le caratteristiche di potenza e di emissione di radiazioni elettromagnetiche consentite. Tre tipi di danno di fronte ai quali il cittadino si chiede: cosa posso fare?

Di recente, il Ministero dell’ambiente ha dettato i limiti sull’esposizione dei cittadini alle radiazioni prodotte dagli impianti di trasmissione in base a tre parametri:

  • limite di 6 decibel per pareti e coperture senza finestre o altre aperture simili in prossimità di impianti di trasmissione superiori a 400 Mhz;
  • limite di 3 decibel per pareti e coperture senza finestre o simili in presenza di segnali inferiori ai 400 Mhz;
  • 0 decibel invece per l’esposizione nella condizione a finestre aperte, indipendentemente dalla frequenza di funzionamento degli impianti.

Solo se ci sono situazioni critiche che riguardano la progettazione e la realizzazione delle reti mobili, il gestore delle antenne telefoniche può ricorrere a fattori di riduzione compresi tra 0 e 3 decibel se dispone (e presenta a chi di dovere) una motivazione documentata. Saranno le agenzie competenti a rilasciare il loro parere ambientale dopo aver effettuato le dovute misurazioni a impianto attivo per verificare i limiti.

 

 

Antenne telefoniche: quali danni

I danni biologici più comuni sono di tipo neurologico (cefalea, insonnia, astenia o disturbi psicosomatici) ma sono stati riscontrati anche casi di riduzione della fertilità e di opacizzazione del cristallino, fino ad arrivare ad un aumento del rischio di leucemia e di tumori emolinfopoietici (tumori cerebrali o linfomi) a causa dell’eccessiva esposizione ai campi magnetici.

C’è, poi, il problema del deprezzamento dell’immobile che, collocato vicino ad un’antenna telefonica, perderà parte del suo valore, sia per i danni che può procurare l’impianto sia per l’impatto visivo. Ne consegue che chi volesse affittare quell’immobile, magari appena comprato come forma di investimento, ne verrà penalizzato.

Infine, meno comune, più risolvibile ma altrettanto fastidiosa, c’è la questione del rumore provocato dalle antenne telefoniche, soprattutto quelle installate sui tetti dei condomini. Ci sono stati dei casi di vicini che hanno disdetto in anticipo il contratto di locazione perché non riuscivano a dormire la notte a causa dei rumori.

Per sapere cosa fare di fronte ai potenziali danni da antenne telefoniche, occorre prima capire quali sono i requisiti necessari per ottenere l’ordinanza che consente l’installazione dell’impianto. Tenendo conto che, molto spesso, i Comuni hanno le mani legate.

 

 

Antenne telefoniche: i requisiti per l’ordinanza

Se l’antenna telefonica verrà installata sul tetto di un condominio o di una casa, il gestore dell’antenna telefonica deve, innanzitutto, procurarsi il relativo contratto di affitto. Per ottenerlo, basta la delibera dell’assemblea del condominio a maggioranza o, se così disposto, all’unanimità.

Allegato alla domanda, il gestore deve presentare il progetto dell’impianto, contenente un’analisi dell’impatto ambientale delle radiazioni elettromagnetiche. Questa documentazione dovrà essere presentata al Comune il quale, se tutto conforme ai parametri di legge, rilascerà la concessione edilizia e autorizzerà l’installazione attraverso l’Ausl (Azienda unita sanitaria locale), che controlla la relazione di impatto ambientale.

Non sempre la concessione dell’autorizzazione per un’antenna telefonica viene rilasciata in modo così “automatico”. Succede ogni tanto che l’analisi dell’impatto ambientale presentata dal gestore sia scarsa o incompleta. A questo punto, tocca all’Arpa (l’Azienda regionale per la protezione ambientale), su richiesta dell’Ausl, fare ulteriori verifiche. Tuttavia, se i valori dei campi elettrici riscontrati sono superiori a quelli dichiarati nel progetto ma inferiori a 6 Volt/metro, l’autorizzazione va avanti.

C’è anche un altro problema: le leggi ed i regolamenti non prevedono controlli sulle trasmittenti. Ciò vuol dire che un gestore potrebbe utilizzare un livello di potenza superiore a quello dichiarato senza che nessuno se ne accorga.

Con l’autorizzazione in mano, il gestore procede all’installazione dell’impianto. Concluso il lavoro, dovrà notificare al Comune l’accensione dell’antenna telefonica.

 

 

Danni da antenne telefoniche: cosa fare

Alla luce di tutto ciò, come difendersi dai danni provocati dall’installazione di un’antenna telefonica?

Viene istintivo pensare che la prima cosa da fare sia accertare se l’antenna telefonica è a norma o no. Cioè se rispetta i parametri indicati nel progetto presentato dal gestore oppure i suoi campi magnetici possono essere dannosi. Chiunque, a questo punto, può recarsi in Comune e chiedere la documentazione relativa all’impianto: autorizzazione all’installazione e progetto presentato, compreso, ovviamente, dello studio di impatto ambientale dell’antenna, magari insieme a quello effettuato dall’Arpa, qualora fosse stato necessario. Tutta questa documentazione va portata ad un consulente tecnico, che può anche effettuare una perizia sul luogo misurando il campo elettrico medio da una distanza da 10 a 50 metri dall’antenna telefonica, in contraddittorio con il gestore e con la supervisione dell’Arpa.

 

Se dalla valutazione tecnica vengono fuori degli errori o, ancor peggio, delle false dichiarazioni da parte del gestore, si può tentare un’azione legale con un ricorso amministrativo presso il Tar o diretto al Capo dello Stato per spegnere l’impianto e, successivamente, farlo rimuovere. I termini per presentare il ricorso decorrono dal momento in cui si ha la certezza che l’impianto dell’antenna telefonica sia stato installato: 60 giorni per il ricorso al Tar e 120 giorni per quello diretto al Quirinale, considerando che se la motivazione è la tutela della salute non esistono termini vincolati. In altre parole, si può procedere anche dopo.

Se, invece, il problema è il deprezzamento dell’immobile a causa dell’installazione dell’antenna telefonica, serve una perizia da parte di un’agenzia immobiliare qualificata e competente, senza trascurare la possibilità di rivolgersi ad un’associazione di consumatori per una consulenza.


Autore immagine: Pixabay

 


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