Devo pagare il mio avvocato se ho vinto la causa?
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9 Ott 2016
 
L'autore
Sabina Coppola
 


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Devo pagare il mio avvocato se ho vinto la causa?

Può chiedere il rimborso delle spese legali il dipendente di una pubblica amministrazione che subisce un processo e viene assolto.

 

Se sei un medico o un dipendente pubblico e, dopo aver subito un interminabile processo (ed aver speso tanti soldi per l’onorario del tuo avvocato), sei stato finalmente assolto, sappi che puoi chiedere il rimborso delle spese legali sostenute! Ma vediamo come funziona.

 

 

Il dipendente della Pa paga le spese legali?

I dipendenti della pubblica amministrazione assolvono ad obblighi istituzionali e svolgono diverse funzioni e servizi per la cittadinanza; spesso, per problematiche attinenti a tali responsabilità, sono sottoposti a denunce e processi.

In questi casi, le spese legali dovranno essere regolarmente sostenute dal dipendente ma, in caso di assoluzione, questi potrà richiederne il rimborso alla pubblica amministrazione presso la quale lavora (o lavorava al momento del fatto per il quale è stato processato).

 

 

Come si chiede il rimborso?

Il dipendente di una pubblica amministrazione che viene coinvolto in un procedimento (penale, civile o amministrativo) nomina il proprio difensore di fiducia che provvederà a retribuire personalmente.

Al termine del processo, se la sentenza escluderà completamente ogni responsabilità del dipendente, le spese legali saranno rimborsate.

Ciò avverrà solo se il dipendente:

  • ha negato le proprie responsabilità sin dall’inizio;
  • non è stato punito con una sanzione disciplinare;
  • ha avuto un’assoluzione nel merito per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste (e non, ad esempio, perché il fatto che ha commesso non costituisce più reato perché è cambiata una legge).

In alcuni casi, le amministrazioni interessate (sentita l’Avvocatura dello Stato) possono concedere anticipazioni del rimborso, salvo poi recuperare le somme dal dipendente qualora egli sia condannato [2].

 

 

In che modo si chiede l’anticipazione del rimborso?

Se vuoi chiedere l’anticipazione del rimborso devi presentare un’istanza alla tua amministrazione di appartenenza, allegando:

  • la nomina dell’avvocato di fiducia ed il suo prospetto di parcella;
  • il tuo certificato di residenza, la fotocopia del codice fiscale e l’indicazione del luogo e della data di nascita;
  • il numero del tuo conto corrente bancario (o postale) ed il riferimento della banca presso la quale acceso il tuo conto (e quello del tuo avvocato di fiducia);
  • l’indicazione della somma di cui si chiede l’anticipo;
  • la copia degli atti di maggior rilievo del procedimento (per dimostrare che c’è una fondata aspettativa di assoluzione);
  • un dettagliato rapporto (redatto dal direttore della pubblica amministrazione di appartenenza) sui fatti oggetto del procedimento a tuo carico;
  • un sintetico parere in merito alla richiesta ed alla connessione dei fatti (contestati) con il servizio istituzionale e sullo stato di servizio del dipendente.

Nel caso in cui il procedimento si concluda con pronuncia a te favorevole, la somma anticipata ti verrà detratta dall’importo complessivo del rimborso totale.

Qualora, invece, fossi condannato, dovrai restituire la somma.

 

 

In che modo si chiede il rimborso totale?

Se scegli di attendere la fine del processo per chiedere il rimborso, alla tua richiesta (oltre ai documenti già indicati nel paragrafo precedente) dovrai allegare:

  • la sentenza di assoluzione o di archiviazione emessa nei tuoi confronti (alcune amministrazioni ne chiedono una «copia conforme all’originale»);
  • la parcella quietanzata rilasciata dal legale (in cui siano evidenziati gli onorari e le spese) che dimostri che il dipendente ha effettivamente pagato le somme di cui chiede la restituzione.

La documentazione indicata è esemplificativa perché ogni amministrazione potrà richiederne una ulteriore o diversa.

 

 

In caso di assoluzione sarò sempre rimborsato?

La pubblica amministrazione, spesso, cerca di evitare il rimborso, per cui è molto importante dimostrare che i fatti per cui sei stato processato sono effettivamente inerenti all’attività lavorativa e si sono verificati per la realizzazione dei fini dell’ente a cui appartieni [3].

Il fatto o l’oggetto del giudizio, infatti, devono essere compiuti nell’esercizio delle funzioni affidate al dipendente e deve esservi un nesso di strumentalità tra l’adempimento del dovere ed il compimento dell’atto [4].

 


In pratica

Se sei stato assolto e vuoi chiedere il rimborso delle spese sostenute, devi dimostrare che:

  • non avresti assolto ai tuoi compiti se non avessi posto in essere quella determinata condotta per cui sei stato processato;
  • esiste un nesso di causalità fra il comportamento che hai avuto (e che ti contestano) e l’evento dannoso ed il comportamento stesso è legato esclusivamente all’amministrazione.

[1] D.Lgs.165 del 30.3.2001.

[2] Art.18 L.135 del 1997.

[3] Tar Bolzano, sent. n. 101 del 13.3.2007.

[4] T.A.R. Milano, sent. n. 1475 del 21.6.2006; Cons. Stato, parere n. 332 del 25.11.2003.

 

 


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