Come chiudere il conto corrente
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4 Nov 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Come chiudere il conto corrente

Per le motivazione più varie, si può decidere di chiudere il conto corrente: come fare? Quali sono i tempi e le procedure? Ci sono ostacoli nell’iter e costi da sostenere?

 

Le motivazioni per le quali si può decidere di chiudere un conto corrente possono essere davvero tante e varie: abbiamo scelto una banca lontana o scomoda da raggiungere, il nostro conto corrente è diventato troppo costoso e abbiamo trovato una valida alternativa on line a zero spese, abbiamo sentito un nostro amico parlare molto bene dei conti postali e vorremmo capirne di più o, semplicemente, sfruttare le migliori condizioni e i maggiori tassi di interesse che un altro istituto ci propone.

 

Vediamo, allora, quali sono i passaggi necessari per chiudere un conto corrente.

 

 

Chiudere il conto corrente: come fare?

Partiamo col dire che chiudere un conto corrente è possibile in qualsiasi momento; si può addirittura chiuderlo e aprirne un altro nella stessa banca: in tal caso basterà recarsi in filiale e fare richiesta, sarà la banca a occuparsi di tutto. In alternativa, si può optare per la chiusura definitiva eventualmente trasferendo quanto contenuto su un altro conto (ne parleremo più dettagliatamente riguardo la rottamazione, più giù). In quest’ultima ipotesi, è necessario, prima di tutto, chiudere tutte le operazioni in corso (assegni non incassati, bollette addebitate, ecc…) e trasferire le eventuali domiciliazioni, cioè quel servizio associato al conto corrente che permette di eseguire direttamente su di esso pagamenti e versamenti di carattere periodico (per intenderci, pagamento delle bollette, Adsl, ecc…). Se abbiamo un conto on line, bisogna inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno con la richiesta di chiusura, indicando il numero del conto corrente in chiusura e l’eventuale nuovo numero di conto corrente sul quale accreditare le somme presenti. È, comunque, preferibile, recarsi direttamente in banca per effettuare la chiusura di persona, firmando immediatamente tutti i documenti necessari.

 

Chiudere il conto significa, inoltre, riconsegnare tutte le carte di debito e di credito, il bancomat e il libretto degli assegni (se il cliente non li porta indietro deve fare denuncia di smarrimento o almeno una dichiarazione di blocco); occorre, poi, chiedere esplicitamente anche la chiusura dell’eventuale conto titoli associato al conto corrente, indicando eventualmente il numero del nuovo conto corrente sul quale trasferire la posizione: il conto titoli è un conto di appoggio, collegato al conto corrente, su cui vengono spostate le somme che il cliente della banca decide di investire, agevolandone così la gestione.

Proprio su questo aspetto, occorre puntualizzare che a volte il correntista si trova impossibilitato a chiudere il conto perché ci sono operazioni in corso: accredito stipendio o pensione, assegni staccati ma soprattutto pagamenti attivati mediante carte di credito. Le movimentazioni, non immediate ma differite, possono, infatti, rallentare l’operazione di chiusura: l’addebito in conto della carta di credito, per esempio, avviene in genere alla metà di ogni mese e occorrerà attendere che tutte le operazioni compiute con la carta siano addebitate prima di poter estinguere il conto. Meglio, quindi, consegnare la carta prima possibile.

Altra precisazione da fare riguarda gli assegni ancora in circolazione: la banca non è tenuta all’annullamento automatico, ma chiamerà il cliente per avere il via libera a farlo. Una volta chiuso il conto, qualora dovesse essere presentato all’incasso un vecchio assegno, anche la banca sarebbe responsabile per la mancata diligenza dimostrata proprio al momento dell’estinzione del conto corrente, fermo restando la dimenticanza dell’assegno da parte del cliente.

 

La somma depositata sul conto corrente in chiusura può:

  • essere prelevata,
  • essere consegnata all’ex-titolare per posta tramite assegno e versarla, poi, sul nuovo eventuale conto,
  • essere accreditata con bonifico sul nuovo conto dalla banca stessa in fase di chiusura.

 

 

Chiudere il conto corrente: cos’è la rottamazione?

Una pratica molto comoda per chi intende aprire un altro conto corrente in un altro istituto bancario è quella della rottamazione del conto corrente: in pratica, la nuova banca richiede direttamente la chiusura del conto in quella vecchia con l’accredito di tutte le somme presenti, dando la possibilità, a volte, di usufruire di eventuali promozioni come quella di Widiba. In particolare, chiudendo il vecchio conto e portando i propri risparmi in Widiba si ottiene il beneficio di un tasso di interesse del 2,50% sui vincoli a 12 mesi. Il tasso invece previsto per chi apre un Conto Widiba, senza rottamarne quello vecchio, è del 2%.

 

 

Chiudere il conto corrente: quanto costa?

Attualmente, le banche non possono più applicare esplicitamente costi di chiusura dei conti correnti, tranne quelli legati alla gestione del conto stesso (canone, imposta di bollo, eventuali passivi e interessi), salvi altri costi eventualmente presenti come da contratto, che va quindi letto con estrema attenzione.

 

 

Chiudere il conto corrente: quanto ci vuole?

Per completare l’operazione, sono necessari dai 6 ai 15 giorni lavorativi decorrenti dalla consegna della modulistica: ciò in quanto, la disattivazione delle carte e dell’eventuale conto titoli richiedono dei tempi tecnici ben precisi. Da ricordare, tuttavia, che la direttiva europea sulla portabilità dei conti correnti stabilisce che le tempistiche massime delle operazioni non devono essere superiori ai 12 giorni, senza oneri e senza adempimenti burocratici a carico del cliente, con sanzioni da 5.160 a 64.555 euro, oltre a indennizzi per i correntisti eventualmente sottoposti a condizioni di uscita vessatorie. Una tutela molto forte per i clienti delle banche quindi, se non fosse che non sono ancora previsti in concreto i risarcimenti: la legge che ha recepito la direttiva [2], infatti, dispone che occorre stabilire l’entità degli indennizzi automatici a favore dei clienti entro quattro mesi con un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, sentita la Banca d’Italia: del decreto in questione, per ora, nemmeno l’ombra. Ad ogni modo, i clienti più caparbi che si ritengono danneggiati dal ritardo del trasferimento del conto, potrebbero inviare un reclamo e rivolgersi all’Arbitro bancario e finanziario.

 

 

Chiudere il conto corrente: serve davvero?

Abbiamo visto, all’inizio del presente pezzo, che i motivi per cui si può decidere di cambiare banca sono tanti: del resto rimanere ancorato allo stesso istituto di credito per tanti anni non comporta vantaggi, anzi. Da ricerche condotte in materia, si è visto che i clienti di lunga data hanno condizioni contrattuali più sfavorevoli rispetto ai nuovi: per i conti aperti da uno e due anni la spesa, al netto degli oneri pagati da chi va in rosso, è pari rispettivamente a 52,7 e 58,8 euro, rispetto a una media di 82,2 euro annui. Il costo cresce con l’aumentare dell’anzianità del conto, fino a raggiungere 98,7 euro per i conti con almeno 10 anni di vita; un salasso, quasi il doppio rispetto ai nuovi clienti.

 

 

Chiudere il conto corrente: si può se c’è un mutuo?

Fino a qualche anno fa, il cliente che aveva un conto presso una determinata banca che gli aveva concesso un mutuo non poteva neppure pensare di chiudere il conto e di aprirne uno altrove. Con il decreto Salva Italia, le cose cono cambiate: la banca che concede il mutuo non può obbligare il cliente ad aprire un conto presso una delle sue filiali. Per coloro che hanno stipulato un mutuo prima dell’entrata in vigore di tale regola, la banca può comportarsi diversamente solo nel caso in cui ci sia un vero e proprio impegno del cliente a pagare mediante addebito su un conto dell’istituto stesso.

 

 

Chiudere il conto corrente: come scegliere l’alternativa migliore?

Un valido aiuto nella scelta di un’alternativa migliore rispetto al conto tradizionale è dato dai comparatori online, che mettono a confronto le varie possibilità presenti sul mercato, anche attraverso una ricerca personalizzata, così da valutare al meglio il singolo profilo.

 

Inutile dire che, al momento, gettonatissimi sono i conti online che consentono di azzerare i costi annuali. L’altra faccia della medaglia sono, però, le commissioni salate quando si abbandona il virtuale per recarsi allo sportello. Un esempio? Nel caso del conto Hello! Money di Hello Bank!, il bonifico in filiale costa 3,50 euro; Widiba, invece, per il bonifico in filiale fa pagare 2 euro e prevede commissioni anche per il prelievo contante allo sportello (3 euro). Molta attenzione nella scelta, quindi: se scelgo il conto online e poi faccio tante operazioni in filiale, mi potrebbe costare di più del conto tradizionale.


[1] Dopo il decreto Bersani n. 223 del 04.07.2006 sulla libera concorrenza.

[2] L. n. 33 del 24.03.2015, di conversione, con modificazioni, del d.l. n. 3 del 24.01.2015.

 


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Commenti
6 Nov 2016 giuseppe bertella

Che succede se invece di chiudere il conto ,semplicemente si abbandona ,logicamente dopo aver prelevato tutto, e non si effettuano più operazioni sullo stesso ?