Multe: proprietario dell’auto responsabile se guida un altro
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9 Ott 2016
 
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Multe: proprietario dell’auto responsabile se guida un altro

Responsabilità solidale del titolare dell’automobile per le contravvenzioni prese dal conducente salvo dimostri che la circolazione è avvenuta contro la sua volontà.

 

Sei vuoi evitare di pagare la multa, per un’infrazione fatta da un’altra persona con la tua auto, devi dimostrare che il mezzo è stato utilizzato contro la tua volontà. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine.

 

 

Cosa rischi se presti l’auto a un parente o un amico?

Se presti la tua auto a un amico o a un parente e questi, mentre guida, commette qualche violazione del codice della strada, la multa arriva direttamente a casa tua. Inoltre, se per tale violazione è prevista la decurtazione dei punti dalla patente, sei obbligato, nei successivi 60 giorni, a comunicare alla polizia (o all’organo accertatore) nome, cognome e dati della patente dell’effettivo conducente (ricorda che, in caso di bugia, commetti il reato di falso, mentre se ti dimentichi di inviare tale informazione paghi una multa salata che può arrivare anche a mille euro).

 

Se credi che tale comunicazione ti esoneri quantomeno dall’obbligo di pagare la multa ti sbagli di grosso. La legge, infatti, prevede [2] la cosiddetta responsabilità solidale del proprietario dell’auto con l’effettivo conducente per la sanzione amministrativa conseguente a una infrazione posta in essere da quest’ultimo. In altre parole, il Comune può chiedere il pagamento della multa tanto a te quanto a chi era alla guida nel momento della violazione del codice della strada.

 

Il proprietario dell’auto ha una sola possibilità per non pagare la multa: dimostrare che la circolazione è avvenuta contro la sua volontà. Una prova però non facile da dare. Secondo la giurisprudenza, ad esempio, non basta dimostrare che il titolare del mezzo non sapesse dell’impossessamento delle proprie chiavi da parte di altri, avendole però lasciate alla portata di chiunque come, ad esempio, in uno “svuota tasche”, nella vassoietto sul tavolo di ingresso o in un cassetto dell’ufficio. Né è sufficiente dimostrare di non aver rinnovato l’assicurazione o di non aver provveduto alla rinnovazione della revisione.

Al contrario è necessario un comportamento ostativo rivolto, nello specifico, a vietare la circolazione come, ad esempio, l’aver custodito le chiavi in un luogo segreto o in una stanza chiusa con la serratura.

Insomma, non basta dimostrare la mancanza di volontà alla circolazione del mezzo, ma c’è bisogno anche di un comportamento attivo da parte del proprietario, il quale abbia preso le dovute precauzioni per evitare che altri potessero impossessarsi del proprio mezzo.


In pratica

[1] Cass. sent. n. 20072/2016 del 6.10.2016.

[2] Art. 196 d.lgs. n. 286/1992.

 

Autore immagine: Pixabay.com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, sentenza 24 giugno – 6 ottobre 2016, n. 20072
Presidente Petitti – Relatore Picaroni

Ritenuto che il Ministro dell’interno ricorre con due motivi per la cassazione della sentenza del Tribunale di Como, depositata il 26 gennaio 2015 e notificata il 4 febbraio 2015, che, in riforma della sentenza del Giudice di pace di Menagglo n. 16 del 2012, ha accolto l’opposizione proposta da A.B. all’ordinanza-ingiunzione con la quale gli era stato intimato – in qualità di pro­prietario del veicolo, obbligato in solido ex art. 196, comma 1, del d.lgs. n. 285 del 1992 — il pagamento della sanzione di euro 7.370,81, per la violazione dell’art. 218, comma 6, del medesimo decreto – che punisce chiunque circola a­busivamente nel periodo di sospensione della patente di guida – commessa da M.B., collaboratore saltuario del sig. B.;
che, secondo il Tribunale, il comportamento del sig. B. era chiara­mente indicativo del divieto di mettere in circolazione la vettura di sua proprietà, alla cui guida era stato fermato B.;
che la predetta vettura si trovava parcheggiata nell’area di pertinenza della ditta del sig. B., era priva di copertura assicurativa e non era stata revi­sionata, e le chiavi della vettura erano custodite nel cassetto dell’ufficio, luogo non aperto al pubblico;
che, pertanto, la circolazione del veicolo era avvenuta contro la volontà del proprietario, e che il sig. B. ne aveva fatto uso abusivo;
che l’intimato A.B. non ha svolto difese.
Considerato che il Collegio ha deliberato l’adozione di una motivazione in forma semplificata;
che con il primo motivo è dedotta violazione e falsa applicazione degli artt. 6 della legge n. 689 del 1981, 196, comma 1, del d.igs. n. 285 del 1992, 116 cod. proc. civ. e 2697 cod. civ., e si contesta che non era stata raggiunta la prova liberatoria necessaria a superare la presunzione di circolazione del veicolo con il consenso del proprietario, giacché a tal fine non sarebbe sufficiente qualsiasi comportamento che manifesti il divieto di messa in circolazione del veicolo, es­sendo richiesto il riscontro di un concreto e idoneo comportamento ostativo spe­cificamente rivolto a vietare la circolazione, che deve estrinsecarsi in atti e fatti rilevatori della diligenza e delle cautele allo scopo adottate (è richiamata Cass., sez. 3, sentenza n. 1.5478 del 2011, in tema di responsabilità civile);
che con il secondo motivo è dedotta violazione dell’art. 132, n. 4, cod. proc, civ. e nullità della sentenza per contraddittorietà della motivazione, nella parte in cui il Tribunale ha ritenuto sufficiente, ai fini della prova della volontà o­stativa alla circolazione, la custodia delle chiavi della vettura nel cassetto dell’ufficio del sig. B., a fronte del rapporto di collaborazione esistente all’epoca dei fatti tra B. e B., come riconosciuto dallo stesso Tribunale;
che la doglianza prospettata con il primo motivo è fondata;
che, secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte, l’art. 196 del d.lgs. n. 285 del 1992 prevede per il proprietario del veicolo l’obbligazione solida­le al pagamento delle sanzioni pecuniarie conseguenti agli illeciti commessi dall’effettivo autore della violazione, «salvo che fornisca la prova che la circola­zione sia avvenuta contro la sua volontà, da manifestarsi con un comportamento concreto, idoneo e specificamente rivolto a vietare la circolazione mediante atti e fatti indicativi della diligenza da valutarsi in relazione al caso concreto» (ex plu­rimis, Cass., sez. 6-2, ordinanza n. 22318 del 2014);
che, nel caso di specie, il Tribunale non ha valutato se il comportamento tenuto dal proprietario del veicolo – consistito nel mancato rinnovo dell’assicurazione, nella mancata revisione e nella custodia delle chiavi in un cas­setto dell’ufficio – configurasse cautela idonea ad impedire, nel contesto di rife­rimento, la circolazione del veicolo da parte del collaboratore saltuario;
che l’accoglimento del primo motivo del ricorso, nel quale rimane assorbito il secondo motivo, comporta la cassazione della sentenza impugnata con rinvio al giudice indicato in dispositivo, che riesaminerà l’appello, facendo applicazione del suddetto principio di diritto, e provvederà anche a regolare le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo motivo, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, al Tribunale di Como, in diversa composizione.

 


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