Mutuo, posso cambiare il conto corrente con la rata in corso?
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10 Ott 2016
 
L'autore
Emanuele Carbonara
 


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Mutuo, posso cambiare il conto corrente con la rata in corso?

La banca può obbligarmi a mantenere aperto il conto corrente se sto ancora pagando le rate del mutuo? La risposta della legge.

 

Dal 1 gennaio 2012 la legge afferma espressamente che la banca non può obbligare il consumatore, che voglia accendere un mutuo, ad aprire un conto corrente presso l’istituto di credito. Ne deriva che, essendo i due contratti svincolati l’uno dall’altro, è possibile trasferire il conto corrente presso un’altra banca, anche se la rata del mutuo è ancora in corso. Più difficile la situazione per chi, accendendo il mutuo prima della riforma, si è vincolato a farsi addebitare le rate direttamente sul conto: in questi casi, però, si può effettuare la portabilità del mutuo stesso.

Cosa la banca non può fare

La legge [1] considera scorretta la condotta di una banca che obblighi il cliente ad aprire un conto corrente ai fini della stipula di un contratto di mutuo. Il divieto è stato introdotto, a fine 2011, dal cosiddetto «decreto salva Italia» [2], allo scopo di tutelare i consumatori dalle criticabili pratiche commerciali poste in essere dagli istituti di credito. Pertanto, alla banca è vietato condizionare l’accensione del mutuo all’apertura e al mantenimento di un conto corrente: ciò annullerebbe sostanzialmente la libertà del consumatore, che non potrebbe trasferire il conto presso altri istituti di credito. Si creerebbe, infatti, un vincolo permanente che spesso giova solo alla banca finanziatrice.

 

Ciò posto, occorre chiedersi cosa succede per i contratti di mutuo stipulati prima del menzionato intervento legislativo. Quest’ultimo, infatti, nulla dispone circa la sorte dei mutui pregressi. In linea di principio, per tali contratti, può affermarsi che la banca può legittimamente rifiutare il trasferimento del conto corrente, qualora il consumatore si sia impegnato a versare le rate con addebito sul conto stesso.

 

Anche tale rifiuto, però, non sembra una pratica commerciale corretta: la banca, in questo modo, costringe il cliente ad aprire un conto corrente e mantenerlo in vita fino all’estinzione del mutuo. In questo modo, l’istituto consegue non solo il vantaggio di aumentare il numero dei conti accesi, ma anche e soprattutto quello di incassare dal cliente le spese previste per il conto stesso (costerebbe di meno, infatti, pagare le rate del mutuo effettuando di volta in volta dei singoli bonifici).

 

Clausole come quella descritta, inserite nel contratto di mutuo, possono considerarsi vessatorie, cioè condizioni inique che il professionista (banca) inserisce nell’accordo sfruttando la debolezza e le scarse competenze tecniche del consumatore (cliente). Le clausole vessatorie, per legge, sono nulle [3]: pertanto, chi ha acceso un mutuo prima del 1 gennaio 2012 (data di entrata in vigore del decreto «salva Italia») potrebbe ricorrere in giudizio per farne dichiarare la nullità.

 

In alternativa, si può trasferire il mutuo (e anche il conto) presso un altro istituto bancario che offra condizioni più vantaggiose: il tutto attraverso la surroga del mutuo stesso.

La surroga del mutuo

La surroga (o portabilità) mutuo consiste nel trasferire il contratto di finanziamento presso un altro istituto di credito, estinguendo contestualmente quello acceso presso la vecchia banca. In pratica, si chiede un nuovo mutuo alla nuova banca, e lo si utilizza per estinguere il vecchio. Ad esempio:

  1. ho acceso un mutuo trentennale di 150mila euro, ad un determinato tasso di interesse;
  2. mi restano da pagare rate per un totale di 90mila euro;
  3. informandomi, vengo a sapere che un’altra banca offre sui mutui un tasso di interesse minore di quello che attualmente sto pagando: considerato che mi resta tanto da versare, il risparmio sarebbe notevole;
  4. sottoscrivo con la nuova banca un «mutuo di scopo»: in pratica, apro un mutuo di 90mila euro che verserò direttamente alla vecchia banca, per estinguere il vecchio finanziamento;
  5. in questo modo, dovrò sempre pagare le rate del mutuo alla nuova banca ma, siccome il tasso di interesse è più basso, l’importo delle stesse sarà minore. Considerando che mi mancano diversi anni prima di finire di pagare il mutuo (e quindi ho tante rate da versare), il risparmio complessivo sarà considerevole.

 

La procedura prevede che il cliente debba informare la vecchia banca che il mutuo sarà estinto con il nuovo prestito. Il consumatore, quindi, dovrà richiedere al vecchio istituto il rilascio di una quietanza, che attesti l’estinzione del mutuo e la scelta del cliente di affidarsi ad un altro operatore. Dopodiché, occorre firmare il contratto di surrogazione con la nuova banca, al fine di attuare concretamente la portabilità del mutuo.

 

L’intera operazione richiede un’analisi attenta del vecchio contratto di mutuo e delle condizioni ivi previste. Occorre inoltre informarsi presso più banche, al fine di scegliere quella che offra il tasso di interesse minore e, in generale, le condizioni contrattuali migliori. É sempre meglio, in questi casi, ricorrere all’aiuto di un professionista del settore.


[1] Art. 21, comma 3 bis, D.Lgs. 206/2005.

[2] Art. 36 bis, D.L. 201/2011, convertito in L. 214/2011.

[3] Art. 36, D.Lgs. 206/2005.

 


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