Telefonate insistenti, reato e risarcimento
Lo sai che?
9 Ott 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Telefonate insistenti, reato e risarcimento

Molestie telefoniche: quando scatta il penale e a quanto può ammontare il risarcimento?

 

Insistenti, ripetitive, assillanti: nel cuore della notte o decine di volte nel giorno, le molestie telefoniche si pagano amaro. A prescindere dalle ragioni per le quali sono dettate: antagonismo in amore, vendetta per un torto subito, recupero di un credito, esecuzione di una prestazione pagata ma mai eseguita, ecc. Unica scusante, in alcune sentenze, è stata ritenuta la necessità del padre di vedere i figli, negatagli invece dalla ex moglie.

 

La legge prevede uno specifico reato per chi disturba un’altra persona con continue telefonate. Ma, per far scattare il penale non bastano pochi squilli. Il comportamento deve essere reiterato. E, una volta dimostrato il comportamento illecito, scatta anche il risarcimento del danno.

Questi chiarimenti sono stati offerti da due interessanti sentenze, una delle quali molto recente. Ma procediamo con ordine.

 

 

Molestie telefoniche: quando scatta il reato?

Secondo il tribunale di Ascoli Piceno [1], il reato di molestia o disturbo alle persone [2] presuppone un comportamento petulante, insistente, invadente e fastidioso, con una intromissione continua e pressante nella sfera di libertà altrui. Evidentemente ciò non si verifica se la condotta non è duratura nel tempo. Insomma, non possono essere ritenute sufficienti diverse telefonate che però si sono concentrate nell’arco di poche ore. Il comportamento deve essere reiterato e ripetersi per l’intero giorno o per più giorni di seguito.

 

 

Molestie telefoniche: a quanto ammonta il risarcimento?

Di certo, ai fini del risarcimento il primo aspetto da verificare è la durata della molestia. In secondo luogo – ma non meno importante – bisogna tenere conto dei danni alla salute psichica della vittima, o meglio dei danni che questi riesce a dimostrare. E qui non sempre è necessario ricorrere a un certificato medico, poiché il «danno alla tranquillità quotidiana» si può anche presumere senza bisogno di prove specifiche. Come giustamente scrive il giudice di pace di Taranto [3], «le molestie telefoniche sono tra le azioni più abbiette che si possono fare a carico di qualcuno, in quanto mettono indubbiamente lo stesso in situazioni psicologiche imprevedibili».

 

Ed ancora, scrive lo stesso magistrato: «Gli effetti di tali telefonate dipendono dalla sensibilità del malcapitato destinatario, che se possono procurare fastidio, possono in altri casi comportare apprensione e patema d’animo, e possono minare l’equilibrio dell’individuo destinatario delle stesse».

 

Nelle molestie telefoniche bisogna quindi risarcire il danno non patrimoniale che consiste nella sofferenza psichica derivante dall’ansia procurata alla vittima.

 

In base all’esperienza comune la condotta del molestatore è di per sé sufficiente a determinare un patimento, danno che quindi non necessita di essere dimostrato nel suo ammontare specifico, perché si può anche presumere. «Difatti solo il soggetto psicopatico “puro” non si cura della considerazione che gli altri hanno della sua personalità, laddove l’individuo sano, nella assoluta normalità dei casi, riceve turbamento e soffre quando si tratti del proprio essere morale ed umano vengono aggrediti e distorti».


[1] Trib. Ascoli Piceno sent. n. 320/16 del 31.05.2016.

[2] Art 660 cod. pen.

[3] GdP Taranto, dott. Martino Giacovelli, sent. n. 2949/13 del 29.10.2013.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti