Esame avvocato: che succede se l’atto è uguale a un altro
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8 Ott 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Esame avvocato: che succede se l’atto è uguale a un altro

Bocciatura ed esclusione dei candidati nell’ipotesi di elaborati uguali.

 

Qualora i temi di due o più candidati siano in tutto o in parte uguali e risultino, quindi, copiati, la commissione esaminatrice dovrà annullare le prove, senza essere obbligata a effettuare ulteriori indagini per individuare l’autore della copiatura.

L’annullamento degli elaborati conformi, d’altra parte, è la conseguenza della violazione della regola di condotta volta a garantire la correttezza della procedura e la parità fra i candidati: «L’art. 23, ult. comma, R.D. 37/1934 va letto in stretta connessione con il divieto fatto ai partecipanti alla procedura selettiva dai precedenti artt. 20 e 21, di comunicare fra di loro e di portare nella sede degli esami libri, scritti e appunti di qualsiasi genere e con l’espressa previsione – per il caso di inottemperanza – di esclusione dall’ulteriore corso degli esami, previo annullamento delle prove già iniziate ovvero anche completate» (Cons. Stato 641/2002).

 

Nell’esercizio del potere di annullamento la commissione incontra un limite nella effettiva conformità degli elaborati, da cui si possa ragionevolmente presumere che essa discenda dall’iniziativa o dall’accordo di più candidati.

 

Invece, in un’altra vicenda, il Tar Lecce, con sent. 2147/2010, ha affermato che l’annullamento non può, in alcun modo, prescindere dall’individuazione delle parti dell’elaborato che giustificano l’applicazione delle sanzioni previste per l’ipotesi del plagio.

 

Nel caso concreto, invece, l’elaborato di diritto civile non indicava le parti che potevano aver indotto la Commissione ad annullare l’intera prova, a seguito della presunta conformità dell’elaborato in discorso con quello di altro candidato: «è quindi stato reso praticamente impossibile qualsiasi controllo in ordine alla correttezza sostanziale della valutazione operata dalla Commissione, con consequenziale violazione di pacifici criteri di motivazione degli atti amministrativi desumibili dall’art. 3 L. 241/1990».

 

Nella fattispecie erano ravvisabili elementi che, oltre a non individuare una qualche forma di univoca corrispondenza con gli elaborati dell’altro partecipante, evidenziavano «circostanze del tutto neutre (come la “copiatura” della formulazione delle norme) o, comunque, non in linea con il giudizio operato dalla Commissione; è quindi possibile presumere, come spesso avviene in procedure d’esame o concorsuali, che i passi “incriminati” possano trovare giustificazione nel ricorso a fonti (leggi, giurisprudenza) comuni o nelle “ordinarie capacità mnemoniche” (Cons. Stato 2440/2010) dei candidati, che indubbiamente utilizzano testi di studio diffusi e comuni».

 

 

Casistica

Secondo quanto ha disposto il TAR Campania, con sent. n. 7848/2010: «L’art. 23, ult. co., R.D. 37/1934, nella parte in cui dispone l’annullamento degli elaborati che risultino copiati, si riferisce non solo all’ipotesi che detta conformità sia conseguente all’utilizzo di una fonte comune, ma anche al caso in cui uno dei candidati abbia consentito o anche solo tollerato che il suo elaborato fosse copiato da altri».

 

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