Se il treno fa rumore vicino casa come mi tutelo?
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9 Ott 2016
 
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Se il treno fa rumore vicino casa come mi tutelo?

Ferrovia vicino casa: se il treno, passando sulle rotaie, fa rumore superiore al normale, Trenitalia deve risarcire il danno ai residenti.

 

Trenitalia risarcirà i vicini per i rumori troppo alti provocati dai vagoni dei treni se ciò dipende da una mancata oliatura periodica delle rotaie e degli impianti. A dirlo è la Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Certo, i residenti della zona che si trovano ad aver acquistato casa vicino ai binari non possono pretendere che il treno passi altrove, ma è quantomeno loro diritto chiedere che il rumore non superi la normale tollerabilità in questi casi preventivabile. «Normale tollerabilità» che, certo, va valutata proprio in relazione a un mezzo di trasporto di per sé rumoroso, ma che comunque va soggetto a una costante manutenzione affinché non disturbi più di quanto necessario. E allora ecco che diventa obbligatorio predisporre – nei casi di binari particolarmente vicini alle case – delle barriere anti rumore o provvedere alla periodica oliatura degli ingranaggi di rotaie ed impianti.

 

A dire se il rumore supera la soglia della normale tollerabilità e quali siano le cause di ciò dovrà essere una perizia, che un consulente tecnico – nominato dal tribunale – redigerà dopo aver visionato i luoghi. A questo punto la palla passerà al giudice che dovrà decidere facendo riferimento al criterio del «differenziale», non basandosi quindi sui livelli assoluti di rumorosità. In pratica, questo vuol dire che se le immissioni rumorose rientrano comunque nei limiti assoluti fissati dalla legge, ma risultano superiori alla normale tollerabilità, la condanna per Equitalia è scontata.

 

Secondo infatti la Corte «il limite di tollerabilità delle immissioni non ha carattere assoluto, ma è relativo alla situazione ambientale, variabile da luogo a luogo, secondo le caratteristiche della zona e le abitudini degli abitanti; spetta, pertanto, al giudice accertare in concreto il superamento della normale tollerabilità e individuare gli accorgimenti idonei a ricondurre le immissioni nell’ambito della stessa».

 

Quindi se pure il rumore della movimentazione dei convogli ferroviari non oltrepassa i limiti assoluti secondo la normativa vigente, tuttavia il tribunale può ugualmente ritenere oltrepassata la soglia della normale tollerabilità fissata dal codice civile quando viene pregiudicato il riposo e la tranquillità delle persone che hanno casa nelle adiacenze del treno.

 

Nella specie il rumore al passaggio dei carri, superava di 5 decibel il livello del rumore residuo in assenza di lavorazioni [2].

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 24 maggio – 7 ottobre 20116, n. 20198
Presidente Amendola – Relatore Vincenti

Ritenuto in fatto

1. – B.E. , T.F. , Se.Da. , M.T. , C.L. , F.A. e Fo.Ta. adirono il Tribunale di Padova per ottenere il risarcimento dei danni e, segnatamente, quello alla salute e del danno patrimoniale dovuto al deprezzamento degli immobili di loro proprietà, sostenendo che la convenuta Trenitalia S.p.A. svolgeva – nell’area denominata Campo di Marte di sua proprietà e confinante con il complesso immobiliare comprendente gli appartamenti di essi attori attività di movimentazione di vagoni ferroviari, provocando fastidiosi rumori dovuti allo scorrimento delle ruote sui binari, con immissioni intollerabili e nocive, delle quali chiesero l’eliminazione o la riduzione nei limiti legali.
Il Tribunale di Padova, con sentenza del novembre 2003, accertata l’illiceità delle immissioni, condannò la convenuta a realizzare un sistema di oliatura periodica delle rotaie e degli impianti, nonché al risarcimento dei danni patiti dagli attori, liquidati, in favore di ciascuno di essi, nella misura di Euro 15.000,00.
Avverso tale decisione proponeva impugnazione Trenitalia S.p.A., che veniva respinta dalla Corte d’appello di Venezia con sentenza resa pubblica il

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[1] Cass. sent. n. 20198/16 del 7.10.2016.

[2] Violando l’art. 4, co. 1, del Dpcm 14 novembre 1997, che prevedeva un incremento massimo del differenziale pari, per l’appunto, a 5 decibel.

 


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