Oblio su internet, il diritto tecnicamente impossibile
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9 Ott 2016
 
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Oblio su internet, il diritto tecnicamente impossibile

Impossibile rimuovere completamente i contenuti una volta pubblicati su internet, su Facebook o su qualsiasi altro sito o social network: ce lo spiega Alessandro Curioni, esperto in materia.

 

Essere dimenticati, rimossi, messi da parte. Per quanto strano nell’epoca dei social network, esistono persone che rivendicano questo diritto. Tecnicamente si parla di oblio, ma ottenerlo potrebbe rivelarsi un’impresa impossibile. Abbiamo chiesto lumi ad Alessandro Curioni, esperto di sicurezza informatica e autore del libro “Come pesci nella rete – guida per non essere le sardine di Internet”.

 

 

Alessandro, se vogliamo estirpare la nostra presenza dalla Rete abbiamo possibilità di riuscita?

Tutto dipende dal nostro passato e dai comportamenti che abbiamo tenuto. In generale Internet non dimentica nulla. Dobbiamo pensare che è stato concepito proprio per preservare tutto. Il passato remoto della Rete è quello di uno strumento fatto per condividere tutte le informazioni e conservarle. Molti non sanno o dimenticano come Internet sia nato negli anni Sessanta per essere un sistema militare di difesa che, in caso di guerra, avrebbe dovuto garantire il collegamento tra l’apparato militare e i più avanzati centri di ricerca universitari. Di conseguenza le sue logiche profonde puntano a garantire che le informazioni non vadano perdute e siano sempre disponibili a chi è connesso. Con questa logica l’oblio ha ben poco a che vedere.

 

 

Internet non dimentica, questo significa che se abbiamo messo on line delle informazioni che ci riguardano si tratta di un viaggio senza ritorno?

Innanzitutto dobbiamo fare delle distinzioni perché, come ho già spiegato ai nostri lettori, la Rete ha diversi livelli e può essere rappresentata come un iceberg. La parte visibile è quella indicizzata da motori di ricerca come Google, poi esiste quella invisibile, nota come Deep Web, che costituisce la gran parte di Internet e comprende le reti private, quei siti che per accedere richiedono uno username e una password e via dicendo. Uno spicchio di questo mondo sommerso è il Dark Web, fatto di reti in cui il traffico e crittografato e gli utenti sono anonimi. Il nostro diritto all’oblio dipende da quanto in profondità sono precipitate le informazioni che abbiamo reso disponibili sulla Rete.

 

 

Precipitate? Potresti spiegarti meglio?

La Rete si presenta con diverse memorie virtuali. I motori di ricerca sono relativamente pericolosi perché possiamo controllarli. Google &Co. si limitano a mostrare quello che trovano, quindi nel tempo tendono a dimenticare, dismettendo i contenuti più vecchi a favore di quelli nuovi. Tuttavia, grazie a quella che viene definita “copia cache”, una sorta di istantanea della pagina che risale all’ultima volta in cui i loro sistemi di indicizzazione l’hanno visitata, è possibile fare un breve salto nel passato per scoprire cosa era conservato prima che non fosse più visibile. Alla fine, però, è possibile rivendicare il proprio diritto all’oblio poiché esistono degli enti giuridici ai quali rivolgersi per fare rimuovere i contenuti. A metà strada si collocano i social, pur essendo anch’essi dei soggetti presso i quali esercitare il proprio diritto, sono più persistenti perché le informazioni possono replicare all’infinito tra gli infiniti di account (oggi si parla di circa 6 miliardi) che costituiscono il loro universo. Questi profili hanno spesso una parte privata, non accessibile allo stesso gestore. Un’informazione, sia essa un’immagine o un testo, può apparire e scomparire continuamente in questo mondo, con il risultato che una sua rimozione definitiva può essere molto problematica. Ancora più pericolosi sono i sistemi di messaggistica, parte integrante del Deep Web. In questo caso i dati finiscono in un dispositivo privato e la loro rimozione e non diffusione dipendono esclusivamente dal proprietario dello strumento stesso.

 

 

È dunque impossibile l’esercizio del diritto all’oblio?

Preferisco dire che è improbabile. L’aggettivo impossibile lo riserverei soltanto a quei contenuti che arrivano fino alle profondità più recondite della Rete. Di solito si tratta dei contenuti più pruriginosi, scandalosi o estremi. Ecco, quelli arrivano fino agli abissi più profondi, precipitano nel Dark Web e da lì non si estirpano più. Per esempio esiste una raccolta di video e file, mantenuta da volontari non proprio gentiluomini, che va sotto il nome di Bibbia. Essa raccoglie il peggio di quanto pubblicato in modo più o meno volontario da ragazze, nella maggior parte dei casi minorenni, sui social e su chat. E’ arrivata alla versione 3.0 e sembra non morire mai. Ecco nel Dark Web è anche peggio. Se combiniamo tutti questi elementi possiamo affermare con assoluta certezza che, nel momento stesso in cui schiacciamo il tasto invia, abbiamo perso il controllo di quanto spedito e dobbiamo considerare certo che prima o poi esso potrebbe riemergere dagli abissi della Rete.


 


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