Ci può essere un’antenna vicino a scuole o ospedali?
Lo sai che?
11 Ott 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Ci può essere un’antenna vicino a scuole o ospedali?

I Comuni non possono dire no alle antenne telefoniche: sono di pubblica utilità. Ma in condominio, ci può essere un risarcimento per emissioni o rumore?

 

In termini generali, il Comune non può negare l’installazione di un’antenna telefonica: le stazioni di trasmissione sono simili ad opere di urbanizzazione primaria. Se ne deduce che i tralicci non devono rispettare le distanze dalla strada. Semmai il Comune volesse negare l’autorizzazione, dovrebbe motivare il diniego indicando quale norma è stata violata dalla compagnia telefonica interessata all’impianto [1].

Giudicare l’installazione di un’antenna telefonica non conforme al regolamento edilizio è sbagliato, secondo il Tar. Primo, perché viene considerato un impianto di pubblica utilità. Secondo, perché, ad eccezione dell’antenna vera e propria, tutte le altre opere edilizie e urbanistiche dell’impianto sono interrate. Insomma: non c’è nulla a vista che debba rispettare delle norme a tutela delle distanze stabilite.

 

 

Antenne telefoniche vicine a ospedali o scuole: sì o no?

Campi magnetici da antenne telefoniche accanto a un ospedale, ad una scuola o ad una casa di riposo? Non sarà certo il Comune a dire di no. Non perché non gli interessi, ma perché non lo può fare. Il regolamento comunale non può impedire che una compagnia telefonica metta su un traliccio vicino a uno di questi edifici perché spetta allo Stato, e non all’ente locale, decidere in materia. E’, in questo caso, il Tar della Calabria a confermarlo [2] accogliendo il ricorso di un operatore telefonico a cui un Comune della zona voleva vietare di installare un’antenna per i cellulari. Per i giudici, le antenne telefoniche sono compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica. Ed è lo Stato a dover stabilire gli obiettivi di qualità per questo tipo di impianti, garantendo la copertura del servizio telefonico mobile a tutta la popolazione. Semmai, il Comune dovrà intervenire affinché venga rispettato il corretto insediamento degli impianti. Per il resto, come detto, si tratta di un’infrastruttura considerata di pubblica utilità.

Ecco perché il Comune non può opporsi all’installazione di un’antenna telefonica nemmeno accanto ad un cimitero. Non che gli ospiti del camposanto se ne lamentino spesso, per carità, ma – ha osservato un comune campano – ci sarebbero dei vincoli che vietano di realizzare nuove costruzioni nella zona proprio per la presenza del cimitero. Dove l’ha spuntata la compagnia telefonica al Tar [3]? Sul fatto che il Comune ha alzato la voce (pur con la dovuta compostezza, visto il luogo sacro) solo dopo che è stata presentata la Scia, cioè troppo tardi. Ma non solo. L’ha spuntata anche sul fatto che l’antenna telefonica non è considerata un manufatto edilizio, quindi non invade la fascia di rispetto come nuova costruzione. Sul fatto che garantire il segnale ai cellulari all’interno del cimitero non viola la sacralità del luogo. E sul fatto che non si può annullare un titolo edilizio in autotulela senza tenere conto dell’interesse del soggetto privato interessato.

 

Qualche eccezione c’è. Ad esempio, quella che riguarda i singoli accordi tra enti locali e compagnie telefoniche. E’ il caso di Roma, dove due condomini sono riusciti a bloccare un’antenna telefonica troppo vicina alle scuole perché il municipio interessato non è stato interpellato in fase di autorizzazione, come previsto dal protocollo d’intesa siglato tra le parti [4].

O quella che può portare al sequestro preventivo dell’antenna telefonica se l’impianto andava spostato in un’altra zona e se nelle vicinanze ci sono altri impianti simili della stessa azienda senza il permesso di costruire del Comune [5]. Per la Suprema corte, infatti,« l’installazione e la modifica delle caratteristiche di emissione delle infrastrutture di comunicazione elettronica costituiscono pur sempre interventi di nuova costruzione, soggetti al regime sostanziale del permesso di costruire».

 

 

Antenne telefoniche in condominio: sì o no?

Qui il discorso cambia. Sulle antenne telefoniche installate sul tetto del condominio, il Comune resta con le mani legate, ma a volte un singolo vicino dello stabile può tentare, se non la rimozione, sì almeno il risarcimento per il disturbo arrecato. Che la sua richiesta abbia successo o meno, è un’altra storia.

Il Comune non può negare una sanatoria se non per violazioni urbanistiche o ambientali, ma certo non per questioni private [6]. Il Comune non può fare nulla, ad esempio, se non ci sono prove del fatto che i condòmini non possono usufruire il lastrico solare o di installare una parabolica per la presenza dell’antenna telefonica.

 

Ma è possibile chiedere un risarcimento per l’antenna telefonica collocata sul tetto del condominio? Difficile. Nelle Marche, il proprietario di un immobile aveva fatto causa a una compagnia telefonica perché aveva perso un paio di inquilini, fuggiti dal condominio proprio per la presenza del trasmettitore. Una prima sentenza aveva annullato il contratto di affitto valido per l’installazione dell’antenna. Ma la compagnia è riuscita a farlo annullare: per la Corte d’appello di Ancona, è stato il condominio (e dunque anche il proprietario dell’immobile oggetto del fuggi-fuggi) a stipulare il contratto di affitto per l’installazione dell’antenna [7].

 

Oltre al danno, la beffa, invece, per il locatario penalizzato perché il suo ormai ex inquilino non riusciva a dormire a causa dei rumori provenienti dall’antenna telefonica installata sul tetto del condominio: ha ottenuto 30.000 euro di risarcimento, grazie anche alla testimonianza del povero insonne. Non si trattava, dunque, di campi magnetici troppo inquinanti ma di vero e proprio inquinamento acustico. Ma la sentenza è stata annullata per motivi simili al caso precedente, con, in più, un vizio di forma: dato che il contratto di affitto per l’area in cui sorge l’antenna telefonica è stato firmato da tutto il condominio, non è valido un giudizio tra un singolo condomino e la compagnia telefonica.

 

 

Antenne telefoniche: i requisiti per l’ordinanza

Se l’antenna telefonica verrà installata sul tetto di un condominio o di una casa, il gestore dell’antenna telefonica deve, innanzitutto, procurarsi il relativo contratto di affitto. Per ottenerlo, basta la delibera dell’assemblea del condominio a maggioranza o, se così disposto, all’unanimità.

 

Allegato alla domanda, il gestore deve presentare il progetto dell’impianto, contenente un’analisi dell’impatto ambientale delle radiazioni elettromagnetiche. Questa documentazione dovrà essere presentata al Comune il quale, se tutto conforme ai parametri di legge, rilascerà la concessione edilizia e autorizzerà l’installazione attraverso l’Ausl (Azienda unita sanitaria locale), che controlla la relazione di impatto ambientale.

 

Non sempre la concessione dell’autorizzazione per un’antenna telefonica viene rilasciata in modo così “automatico”. Succede ogni tanto che l’analisi dell’impatto ambientale presentata dal gestore sia scarsa o incompleta. A questo punto, tocca all’Arpa (l’Azienda regionale per la protezione ambientale), su richiesta dell’Ausl, fare ulteriori verifiche. Tuttavia, se i valori dei campi elettrici riscontrati sono superiori a quelli dichiarati nel progetto ma inferiori a 6 Volt/metro, l’autorizzazione va avanti.

 

C’è anche un altro problema: le leggi ed i regolamenti non prevedono controlli sulle trasmittenti. Ciò vuol dire che un gestore potrebbe utilizzare un livello di potenza superiore a quello dichiarato senza che nessuno se ne accorga.

Con l’autorizzazione in mano, il gestore procede all’installazione dell’impianto. Concluso il lavoro, dovrà notificare al Comune l’accensione dell’antenna telefonica.

 

 

Antenne telefoniche: quali danni

Danni alla salute, deprezzamento dell’immobile, rumori eccessivi. Sono i tre problemi che possono creare le antenne telefoniche vicino a casa nostra, soprattutto se il proprietario dell’impianto non rispetta le caratteristiche di potenza e di emissione di radiazioni elettromagnetiche consentite. Tre tipi di danno di fronte ai quali il cittadino si chiede: cosa posso fare?

Di recente, il Ministero dell’ambiente ha dettato i limiti sull’esposizione dei cittadini alle radiazioni prodotte dagli impianti di trasmissione in base a tre parametri:

  • limite di 6 decibel per pareti e coperture senza finestre o altre aperture simili in prossimità di impianti di trasmissione superiori a 400 Mhz;
  • limite di 3 decibel per pareti e coperture senza finestre o simili in presenza di segnali inferiori ai 400 Mhz;
  • 0 decibel invece per l’esposizione nella condizione a finestre aperte, indipendentemente dalla frequenza di funzionamento degli impianti.

 

Solo se ci sono situazioni critiche che riguardano la progettazione e la realizzazione delle reti mobili, il gestore delle antenne telefoniche può ricorrere a fattori di riduzione compresi tra 0 e 3 decibel se dispone (e presenta a chi di dovere) una motivazione documentata. Saranno le Agenzie competenti a rilasciare il loro parere ambientale dopo aver effettuato le dovute misurazioni a impianto attivo per verificare i limiti.

 

I danni biologici più comuni sono di tipo neurologico (cefalea, insonnia, astenia o disturbi psicosomatici) ma sono stati riscontrati anche casi di riduzione della fertilità e di opacizzazione del cristallino, fino ad arrivare ad un aumento del rischio di leucemia e di tumori emolinfopoietici (tumori cerebrali o linfomi) a causa dell’eccessiva esposizione ai campi magnetici.

 

C’è, poi, il problema del deprezzamento dell’immobile che, collocato vicino ad un’antenna telefonica, perderà parte del suo valore, sia per i danni che può procurare l’impianto sia per l’impatto visivo. Ne consegue che chi volesse affittare quell’immobile, magari appena comprato come forma di investimento, ne verrà penalizzato.

 

Infine, meno comune, più risolvibile ma altrettanto fastidiosa, c’è la questione del rumore provocato dalle antenne telefoniche, soprattutto quelle installate sui tetti dei condomini. Ci sono stati dei casi di vicini che hanno disdetto in anticipo il contratto di locazione perché non riuscivano a dormire la notte a causa dei rumori.

 

Per sapere cosa fare di fronte ai potenziali danni da antenne telefoniche, occorre prima capire quali sono i requisiti necessari per ottenere l’ordinanza che consente l’installazione dell’impianto. Tenendo conto che, molto spesso, i Comuni hanno le mani legate.

 

 

Danni da antenne telefoniche: cosa fare

Alla luce di tutto ciò, come difendersi dai danni provocati dall’installazione di un’antenna telefonica?

Viene istintivo pensare che la prima cosa da fare sia accertare se l’antenna telefonica è a norma o no. Cioè se rispetta i parametri indicati nel progetto presentato dal gestore oppure i suoi campi magnetici possono essere dannosi. Chiunque, a questo punto, può recarsi in Comune e chiedere la documentazione relativa all’impianto: autorizzazione all’installazione e progetto presentato, compreso, ovviamente, dello studio di impatto ambientale dell’antenna, magari insieme a quello effettuato dall’Arpa, qualora fosse stato necessario. Tutta questa documentazione va portata ad un consulente tecnico, che può anche effettuare una perizia sul luogo misurando il campo elettrico medio da una distanza da 10 a 50 metri dall’antenna telefonica, in contraddittorio con il gestore e con la supervisione dell’Arpa.

 

Se dalla valutazione tecnica vengono fuori degli errori o, ancor peggio, delle false dichiarazioni da parte del gestore, si può tentare un’azione legale con un ricorso amministrativo presso il Tar o diretto al Capo dello Stato per spegnere l’impianto e, successivamente, farlo rimuovere. I termini per presentare il ricorso decorrono dal momento in cui si ha la certezza che l’impianto dell’antenna telefonica sia stato installato: 60 giorni per il ricorso al Tar e 120 giorni per quello diretto al Quirinale, considerando che se la motivazione è la tutela della salute non esistono termini vincolati. In altre parole, si può procedere anche dopo.

 

Se, invece, il problema è il deprezzamento dell’immobile a causa dell’installazione dell’antenna telefonica, serve una perizia da parte di un’agenzia immobiliare qualificata e competente, senza trascurare la possibilità di rivolgersi ad un’associazione di consumatori per una consulenza.


[1] Tar Campania, sent. 1146/2016.

[2] Tar Calabria, sent. 503/2015.

[3] Tar Campania, sent. 1708/2016.

[4] Tar Lazio, sent. 1021/2014.

[5] Cass. Sent. 39415/2013.

[6] Tar Lecce, sez. II, sent. 3050/2015.

[7] Corte d’Apello Ancona, sent. 215/2014.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti
12 Ott 2016 Renata Longo

Gentile dott. Garcia,
la soluzione della pianificazione comunale è prevista dall’assetto normativo nazionale (L. 36/2001, art. 8 comma 6 “I comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici. “), e da alcune leggi regionali, come la L.R. Toscana 49/2011.

Inoltre, il valore della pianificazione è confermata da numerose sentenze: la giurisprudenza afferma in generale che è ammesso che un Comune individui puntualmente le localizzazioni degli impianti dotandosi di uno strumento di pianificazione, purché esso sia tecnicamente valido.

Ecco alcune importanti sentenze che si esprimono in questo senso:

TRGA Bolzano n. 262 del 13 settembre 2016
Il Tribunale Amministrativo di Bolzano ha rigettato il ricorso proposto da Telecom nei confronti del Regolamento e del Piano territoriale approvati dal Comune di Chienes, affermando che “il Regolamento e l’accluso Piano territoriale oggetto d’impugnazione sono, ad avviso del Collegio, legittimi, poiché paiono consentire, nel contemperamento degli opposti interessi pubblico e privati, localizzazioni comunque idonee anche se alternative a quelle proposte dai gestori.”

TAR Veneto n. 766 del 13 luglio 2016
Nel Comune di Mogliano Veneto, dotatosi del Piano Antenne, il gestore aveva fatto ricorso contro una localizzazione individuata nel piano stesso. Il TAR ha però respinto il ricorso precisando che sussiste la piena “applicabilità della norma secondo la quale è fatto divieto di installare impianti al di fuori delle aree o siti previsti dal piano“. La sentenza ribadisce dunque l’inoppugnabilità del percorso tecnico e amministrativo per la gestione delle installazioni sul territorio comunale, assegnando allo strumento di pianificazione un ruolo fondamentale contro le rivendicazioni del gestori.

TAR Toscana n. 780 del 25 novembre 2015
Il TAR Toscana si è pronunciato in favore del Piano Antenne adottato dal Comune di Massa, rilevando che “nessuna illegittimità è ravvisabile nel piano territoriale per l’installazione di stazioni radio base per la telefonia mobile del Comune di Massa, nella parte in cui non prevede la localizzazione di antenne sul tetto del nuovo ospedale, presso il quale il Comune ha ritenuto di garantire la copertura del servizio di telefonia mobile mediante l’individuazione di due localizzazioni alternative”, nonostante il parere favorevole già espresso dall’ARPAT sul progetto depositato.

TAR Toscana n. 1675 del 5 dicembre 2013
Secondo questa sentenza l’inammissibilità della domanda di sanatoria da parte del gestore trova fondamento nel Piano Antenne adottato dal Comune di Arezzo, che non prevedeva l’antenna in questione: a questo riguardo il TAR afferma che “il piano territoriale per la minimizzazione dell’esposizione ai campi elettromagnetici può essere aggiornato sulla base di sopravvenute esigenze e, stante la propria funzione programmatoria, deve precedere, e non seguire, l’installazione degli impianti di telefonia o radiocomunicazione.”. Il TAR afferma esplicitamente che è “necessario presupposto dell’autorizzazione in sanatoria la coerenza dell’intervento rispetto allo strumento di pianificazione”.

Corte Suprema di Cassazione Sez. III n. 722, 21 marzo 2013
L’importante sentenza della Corte Suprema di Cassazione ha rafforzato i poteri di gestione dei Comuni in tema di pianificazione: se un Comune ha un Piano Antenne tecnicamente valido può imporre delocalizzazioni di impianti, e impedire che su quelli esistenti arrivino altri gestori o altre tecnologie, se queste non sono previste nel piano stesso.
La sentenza ribadisce la forza di un Piano di Localizzazione delle antenne tecnicamente valido, redatto secondo i requisiti della normativa vigente
– se un Comune ha un Piano Comunale delle antenne tecnicamente valido, inibisce la formazione del silenzio assenso sulle richieste non conformi al Piano;
– le riconfigurazioni di impianti seguono le procedure di autorizzazione come fossero nuovi impianti, e non semplice manutenzione.