Cartella illegittima Equitalia per contributi Inps non dovuti
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4 Nov 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Cartella illegittima Equitalia per contributi Inps non dovuti

Equitalia ha messo il fermo sull’auto, ma la cartella contiene contributi Inps indebiti perché successivi alla chiusura dell’azienda: posso essere risarcito?

 

Nel caso in cui la cartella di Equitalia sia illegittima perché i contributi Inps non sono dovuti, è necessario domandare all’Inps l’annullamento del ruolo, cioè, in parole semplici, della cartella contenente i contributi da pagare.

È consigliabile procedere inviando un’istanza di autotutela all’Inps, cioè una domanda di annullamento del ruolo; l’Inps, a seguito della domanda, è tenuta a cancellare il debito emettendo un provvedimento di sgravio: con lo sgravio, l’ente ordina a Equitalia, l’agente della riscossione, di annullare il debito, che viene cancellato dalla cartella.

Bisogna però tener presente che la domanda di annullamento in autotutela non sospende i termini per fare ricorso al giudice (nell’ipotesi di contributi indebiti Inps, il ricorso va inviato al giudice previdenziale, cioè al tribunale in funzione di giudice unico di primo grado del lavoro, che applica il rito del lavoro con alcune particolarità collegate alla specialità della materia previdenziale): è dunque consigliabile, in assenza di risposta immediata da parte dell’Inps, inviare comunque il ricorso e, contemporaneamente, informare Equitalia del fatto che la cartella non sia dovuta, tramite una domanda di sospensione.

 

 

Richiesta di sospensione a Equitalia

Per presentare la richiesta di sospensione a Equitalia, è sufficiente compilare l’apposito modulo che si trova nel sito dell’ente, alla sezione sospensione, o presso gli sportelli locali: l’istanza deve essere motivata (bisogna cioè spiegare i motivi per cui non si deve pagare la cartella, in questo caso il motivo è costituito dal fatto  che i contributi richiesti risultano posteriori alla chiusura dell’azienda) e accompagnata da un documento di riconoscimento e da tutta la documentazione in merito. Ad esempio, se la cartella non è dovuta perché gli importi sono stati già pagati, si deve allegare alla domanda di sospensione la ricevuta che attesta il pagamento già avvenuto; nel caso in cui i contributi non sono dovuti in quanto l’attività è cessata, bisogna allegare la ricevuta della Comunicazione unica alla Camera di commercio di cessazione dell’attività (Comunica cessazione).

La domanda può essere presentata una volta sola e va inviata, a pena di decadenza, entro 60 giorni da quando Equitalia ha notificato la cartella (o il diverso atto di riscossione).

È possibile inoltrare la domanda:

  • direttamente online, alla pagina sospensione (sezione “cittadino”) del sito web di Equitalia;
  • presentarla presso uno sportello dell’ente;
  • inviarla tramite raccomandata con ricevuta di ritorno ai recapiti indicati nella cartella;
  • inviarla via e-mail agli indirizzi indicati nel modulo.

Una volta ricevuta la domanda, Equitalia si fa carico di trasmetterla all’ente creditore (nell’ipotesi di contributi indebiti, all’Inps) e, in attesa della risposta, sospende le procedure di riscossione: se l’ente non risponde entro 220 giorni, il debito è comunque annullato.

Richiedere la sospensione direttamente a Equitalia, anziché all’Inps o al giudice, è senz’altro più conveniente, perché, mentre negli ultimi due casi Equitalia è tenuta per legge ad andare avanti con le procedure di riscossione finché l’ente creditore non le trasmette il provvedimento di annullamento del debito, nella prima ipotesi la riscossione è immediatamente sospesa in attesa che l’Inps corregga l’errore.

Anche in questo caso, la richiesta di sospensione della cartella non sospende i termini per presentare ricorso: è consigliabile, pertanto, presentare comunque ricorso entro 60 giorni dalla notifica dell’atto, in assenza di un riscontro positivo immediato.

Una volta annullata la cartella, ad opera dell’ente creditore o del giudice (con sentenza di accoglimento dell’istanza del contribuente), è annullato anche il fermo amministrativo, che deve essere cancellato a cura del contribuente.

 

 

Cartella illegittima per contributi Inps non dovuti: risarcimento del danno

Veniamo ora alla possibilità di ottenere il risarcimento del danno causato dalla riscossione della cartella illegittima e dai connessi pregiudizi subiti, come appunto il fermo amministrativo del veicolo.

Innanzitutto, è senza dubbio consentito chiedere il risarcimento a Equitalia per aver subito dei danni a seguito dell’esecuzione forzata: si tratta, difatti, di un diritto riconosciuto dalla legge [1] in tutte le ipotesi di comportamenti illegittimi tenuti dall’ente della riscossione nella fase esecutiva (pignoramento mobiliare, immobiliare, presso terzi, iscrizione di fermo amministrativo etc.).

La richiesta di risarcimento deve essere presentata al tribunale ordinario; deve però ricorrere una delle seguenti ipotesi:

  • l’esecuzione deve essere già compiuta;
  • il contribuente non deve aver già beneficiato della sospensione dell’esecuzione.

In altri termini, il risarcimento può essere domandato solo se non è stata accolta l’istanza di sospensione della procedura; se, invece, il contribuente ha chiesto la sospensione dell’esecuzione, provando il pericolo di danno grave e irreparabile e il giudice (o l’ente) l’ha concessa, non è possibile chiedere il risarcimento dei danni, dato che questi sono stati prevenuti con la sospensione dell’esecuzione stessa.

Nel caso in cui risulti un fermo amministrativo, però, va da sé che l’istanza di sospensione non sia stata accolta e che, pertanto, il risarcimento possa essere domandato.

Il contribuente che non ha beneficiato della sospensione può dunque chiedere il risarcimento dei danni, ma deve provare il collegamento tra i comportamenti illegittimi posti in essere da Equitalia e le lesioni subite.

Occorre quindi la prova dell’antigiuridicità della riscossione perché, per esempio, effettuata:

  • in violazione delle regole previste dalla legge;
  • in violazione dei doveri di imparzialità, correttezza e buona amministrazione;
  • con sproporzione tra l’interesse dell’erario e il sacrificio richiesto al contribuente;
  • in elusione o violazione di un provvedimento giudiziale.

A questo proposito, secondo la Corte di Cassazione [2] il contribuente deve dimostrare che, nonostante il proprio comportamento legittimo, Equitalia ha continuato ad insistere nella sua pretesa, richiedendo ad esempio somme non dovute per estinzione del credito.

Il risarcimento può essere richiesto anche per il danno morale, se Equitalia, nelle procedure di riscossione, ha leso un diritto costituzionalmente garantito, come il diritto all’immagine e alla reputazione [3]; è stato recentemente riconosciuto anche il danno da stress [4]. Le conseguenze del comportamento illegittimo di Equitalia, in ogni caso, devono essere gravi e dimostrabili.

Se, invece, la responsabilità dei danni è riconducibile al solo ente impositore, in questo caso l’Inps, è a quest’ultimo ente che deve essere chiesto il risarcimento del danno: il giudice competente, nel caso di specie, è il giudice previdenziale (cioè, come già esposto, il tribunale in funzione di giudice unico di primo grado del lavoro); per i soli interessi e accessori (rivalutazione monetaria, danno da lucro cessante) è competente il giudice di pace. Anche nel caso in cui i comportamenti illegittimi siano posti in essere dall’Inps è possibile domandare il risarcimento da stress: questo, difatti, è stato recentemente riconosciuto dal Giudice di Pace di La Spezia [5], per l’ansia causata al cittadino dai comportamenti illegittimi e incongruenti dei funzionari dell’Inps, richiedenti dei versamenti non dovuti.

 


[1] Art. 59 DPR n. 602/1973.

[2] Cass. sent. n. 3523/2003.

[3] Cass. sent. n. 9445/2012.

[4] Cass sent. n. 12413/2016.

[5] G.d.p. La Spezia, sent. 19/11/2015.

 


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