Separazione consensuale: cos’è il decreto di omologazione?
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11 Nov 2016
 
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Maura Corrado
 


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Separazione consensuale: cos’è il decreto di omologazione?

Un passaggio fondamentale nell’ambito della separazione consensuale è il decreto di omologazione dell’accordo tra gli ex: quando interviene, di cosa si tratta e a cosa serve?

 

 

Separazione consensuale: cos’è l’omologazione?

Si parla di separazione consensuale quando i coniugi intendono separarsi di comune accordo e hanno, a tal fine, stabilito insieme i diritti spettanti a ognuno con riguardo al patrimonio, all’assegno di mantenimento per il coniuge più debole e ai figli, anche in riferimento  all’affidamento della prole e all’assegnazione della casa coniugale. L’accordo in questione  viene stipulato in privato, con l’assistenza di un avvocato: ma questa formalità non basta dato che, per divenire efficace, esso deve essere omologato dal Tribunale con apposito provvedimento che assume la forma del decreto – il decreto di omologazione, appunto.

 

In pratica, attraverso l’omologazione dell’accordo raggiunto dai coniugi in sede di separazione consensuale, si effettua un controllo sulla legalità e sulla compatibilità delle condizioni di separazione definite dalle parti. Un passaggio di fondamentale importanza, quindi, tant’è che viene effettuato d’ufficio, senza – cioè – la necessità di alcuna specifica ed ulteriore domanda da parte dei coniugi.

 

 

Separazione consensuale: l’omologazione può essere rifiutata?

Non sempre, tuttavia, l’accordo viene omologato: se, infatti, contrasta con l’interesse dei figli (circa il loro mantenimento e l’affidamento), l’omologazione può essere rifiutata [1]. Il giudice, quindi, riconvoca i coniugi e indica loro le modificazioni necessaria da apportare.

 

Diverso il discorso, invece, circa altri aspetti su cui l’accordo può incidere: ad esempio, il presidente del tribunale nulla può dire circa il modo in cui le parti hanno deciso di regolare i rapporti patrimoniali tra loro intercorrenti. Ma anche in merito a questo punto, conviene spendere qualche parola in più: immaginiamo Tizio (dipendente pubblico) e Caia (casalinga) che decidono di separarsi consensualmente e si accordano nel senso che Tizio non fornisca alcuna forma di sostegno economico a Caia, coniuge notevolmente meno abbiente. In un caso di questo genere, difficilmente l’accordo verrà omologato, anche se la coppia non ha figli. Ciò in quanto, i coniugi sono sì liberi di accordarsi ma a patto che lo facciano legalmente e nel rispetto dei principi di ordine pubblico e buon costume o delle norme imperative dell’ordinamento.

 

 

Separazione consensuale: cosa comporta l’omologazione?

Il decreto del Tribunale che omologa le condizioni di separazione concordate dai coniugi costituisce titolo esecutivo: significa che se le prescrizioni in esso contenuto non vengono rispettate si potrà agire senza bisogno di una ulteriore pronuncia giurisdizionale al fine di farle rispettare. Ad esempio, se non viene versato l’assegno di mantenimento si potrà iscrivere ipoteca giudiziale suoi beni del coniuge inadempiente o pretendere il pagamento diretto nei confronti del terzo debitore dell’obbligato (ad esempio, il suo datore di lavoro) o procedere con il pignoramento dei suoi beni mobili.


[1] Art. 158 cod. civ.

 


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