Equitalia: cartella di pagamento con sconto
Lo sai che?
10 Ott 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Equitalia: cartella di pagamento con sconto

Aggio: gli oneri di riscossione dovuti a Equitalia sono contrari alle norme europee.

 

Un tempo si chiamava aggio; oggi, invece, oneri di riscossione. Ma la sostanza non cambia: secondo una recente sentenza della Commissione Tributaria di Treviso [1] la percentuale della cartella di pagamento da versare a Equitalia, a titolo di compenso per la sua attività, altro non è che un aiuto di Stato a un’azienda (Equitalia, per l’appunto), e come tale vietato dalla Comunità Europea. Pertanto dette somme non sono dovute. Con la conseguenza che la cartella di pagamento va decurtata da tali importi e il contribuente riceve uno sconto che va dal 3% (in caso di pagamento entro 60 giorni dal ricevimento della cartella) al 6% (per i pagamenti successivi).

 

Non è la prima volta che un giudice si scaglia contro la legittimità degli oneri di riscossione (aggio) dovuti a Equitalia. In passato altri tribunali hanno condiviso l’opinione secondo cui tali importi sarebbero contrari al diritto comunitario [2], tant’è che pende un giudizio presso la Commissione di Giustizia Europea sulla loro compatibilità. Nel frattempo, però, che la questione venga definitivamente decisa dai giudici comunitari, come deve comportarsi il contribuente? Può fare ricorso al giudice competente per la singola cartella (in caso di tasse, la Commissione Tributaria; in caso di multe, il giudice di pace; in caso di contributi previdenziali, il Tribunale) e chiederne la decurtazione dall’importo totale della cartella. Cartella che non viene dichiarata nulla, ma semplicemente scontata.

 

La riforma del 2015 [3] ha stabilito che, a partire dal 1° gennaio 2016, l’aggio si chiama “oneri di riscossione”; detti importi sono dovuti per il funzionamento del servizio nazionale di riscossione. Pertanto non vanno a finire nelle casse dell’Erario o della amministrazione titolare del credito, ma di Equitalia, che è società privata e, quindi, in questo modo realizza un proprio utile.

In caso di pagamento effettuato entro 60 giorni dalla notifica della cartella, tali oneri sono pari al 3% delle somme riscosse. In caso di pagamento effettuato dopo 60 giorni dalla data di notifica della cartella, gli oneri di riscossione, interamente a carico del debitore, sono pari al 6% dell’importo dovuto.

 

Gli oneri della riscossione dunque rappresentano la remunerazione di Equitalia per l’attività svolta nel riscuotere i tributi. Si tratta allora di un compenso che dovrebbe versarle lo Stato e non il cittadino, poiché il servizio viene svolto in favore del primo e non del secondo. Con la conseguenza che l’Erario non può scaricare sul contribuente il prezzo di un’attività che è il primo a richiedere e non il secondo.

 

Peraltro, nel caso di pagamento della cartella entro i 60 giorni dalla notifica, Equitalia non svolge alcuna attività, limitandosi a spedire solo la cartella. Quindi, tutt’al più, potrebbe richiedere i costi di stampa e spedizione della cartella stessa.

 

Non in ultimo la Ctp ritiene che l’aggio rappresenti un aiuto di Stato, trattandosi di un compenso previsto dalla normativa nazionale a favore di un’impresa italiana a prescindere dall’effettivo servizio reso. Si tratta quindi di un ingiusto profitto economico che finisce per offrire a Equitalia una remunerazione superiore rispetto a quella che otterrebbe, invece, sul mercato. Come tale, esso si pone in violazione del Trattato di funzionamento dell’Unione Europea [4] (Tfue), secondo cui sono incompatibili col mercato comune gli aiuti concessi dagli Stati sotto qualsiasi forma che, favorendo alcune imprese, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.

 


[1] Ctr Treviso, sent. n. 325/1/2016 del 12.09.2016.

[2] Ctp Latina, ord. n. 40/3/2013, Ctp Torino, ord. n. 147/10/2012. La stessa Ctp Latina (ord. n. 41/3/2013) ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte di giustizia europea affinché valuti se l’aggio è contrario al diritto comunitario.

[3] D.lgs. n. 159/2015.

[4] Art. 107 del Trattato di funzionamento dell’Unione Europea (Tfue).

 

Autore immagine: Pixabay. com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti