L’accompagnamento non fa reddito e non entra nell’Isee
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10 Ott 2016
 
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Redazione
 


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L’accompagnamento non fa reddito e non entra nell’Isee

La riforma non considera più reddito l’assegno di accompagnamento per gli invalidi; pertanto l’Isee resta inalterato nonostante l’indennità percepita dall’Inps.

 

Niente timore per chi presenta una grave disabilità o non è autosufficiente e, per questo, non riesce a compiere da solo le mansioni quotidiane: se l’Inps dovesse riconoscere il cosiddetto assegno di accompagnamento, tale importo non “farebbe reddito” e, quindi, non va a incrementare l’Isee. È questo l’effetto della recente riforma [1] che ha posto rimedio a una delle principali storture relative al funzionamento dell’Isee.

 

Solo qualche giorno fa abbiamo spiegato come l’accertamento, da parte della commissione medica, di un’invalidità pari al 100% non dia automaticamente diritto all’assegno di accompagnamento. Quest’ultima misura, infatti, richiede un requisito ulteriore oltre all’invalidità: che il beneficiario non sia capace di svolgere gli atti quotidiani senza l’aiuto di un’altra persona per via di una menomazione fisica o psichica (leggi Accompagnamento: niente assegno con invalidità al 100%).

 

Una volta, però, riconosciuto l’accompagnamento, l’assegno assistenziale non può riversarsi in uno svantaggio per l’invalido, cosa che avverrebbe se quest’importo andasse a incrementare il valore dell’Isee: difatti, in tale ipotesi, il beneficiario non potrebbe più accedere a una serie di servizi sociali gratuiti messi proprio a beneficio di chi versi in condizioni disagiate. Così, prima il Tar Lazio, poi il Consiglio di Stato, infine una modifica legislativa hanno stabilito che l’assegno di accompagnamento non fa reddito e, quindi, non entra nell’Isee.

 

In particolare, il Consiglio di Stato, con tre sentenze dello scorso 29 febbraio 2016, ha stabilito che le indennità di accompagnamento erogate ai disabili e tutte le forme risarcitorie non devono essere considerati reddito in quanto «servono non a remunerare alcunché, né certo all’accumulo del patrimonio personale, bensì a compensare un’oggettiva ed ontologica … situazione d’inabilità che provoca in sé e per sé disagi e diminuzione di capacità reddituale». Sempre il Consiglio di Stato ha poi bocciato il sistema delle franchigie previsto dall’Isee per bilanciare il “peso” delle indennità e le differenziazioni in relazione alla maggiore o minore età del disabile.

 

A tali decisioni si è, infine, adeguato il legislatore che, da giugno 2016, ha stabilito il diritto del disabile, beneficiario dell’accompagnamento, di far rettificare la propria attestazione Isee, escludendo dal reddito imponibile i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, comprese le carte di debito, percepiti dalla P.A. a causa della propria disabilità.

 

Risultato: non vanno più conteggiati nell’Isee i contributi percepiti a titolo di rimborso spese che il disabile o la persona non autosufficienza deve sostenere per svolgere le sue attività quotidiane (ad esempio i contributi per l’assistenza indiretta, vita indipendente, gli assegni di cura, i contributi per l’abbattimento delle barriere architettoniche o per l’acquisto di prodotti tecnologicamente avanzati o per il trasporto personale).

 

Non costituiscono altresì trattamenti le esenzioni e/o agevolazioni per il pagamento di tributi, le riduzioni nella compartecipazione al costo dei servizi, le erogazioni di buoni servizio e/o voucher che svolgono la funzione di sostituzione di servizi, nonché i contributi che sono erogati a titolo di rimborso spese, poiché assimilabili, laddove rendicontati, alla fornitura diretta di beni e/o servizi. Non costituisce infine trattamento assistenziale, previdenziale e indennitario e non va indicato il rimborso spese per le famiglie affidatarie di persone minorenni.

È vero che l’assegno di accompagnamento viene erogato a prescindere dal reddito del destinatario; il che significa che anche chi possiede un reddito adeguato a pagare un accompagnatore, verrà ugualmente beneficiato di tale misura. Ma, proprio perché l’importo versato dall’Inps non costituisce un’utilità ulteriore per il disabile, ma viene spesa proprio per rimediare a tale condizione di inferiorità fisica, essa non può considerarsi fonte di ricchezza.


[1] Art. 2 sexies Dl 42/2016.

Art. 2 sexies

ISEE dei nuclei familiari con componenti con disabilità

1. Nelle more dell’adozione delle modifiche al regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, volte a recepire le sentenze del Consiglio di Stato, sezione IV, nn. 00841, 00842 e 00838 del 2016, nel calcolo dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) del nucleo familiare che ha tra i suoi componenti persone con disabilita’ o non autosufficienti, come definite dall’allegato 3 al citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, anche ai fini del riconoscimento di prestazioni scolastiche agevolate, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) sono esclusi dal reddito disponibile di cui all’articolo 5 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, comprese le carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche in ragione della condizione di disabilita’, laddove non rientranti nel reddito complessivo ai fini dell’IRPEF;

b) in luogo di quanto previsto dall’articolo 4, comma 4, lettere b), c) e d), del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, e’ applicata la maggiorazione dello 0,5 al parametro della scala di equivalenza di cui all’allegato 1 del predetto decreto n. 159 del 2013 per ogni componente con disabilita’ media, grave o non autosufficiente.

2. I trattamenti di cui al comma 1, lettera a), percepiti per ragioni diverse dalla condizione di disabilita’, restano inclusi nel reddito disponibile di cui all’articolo 5 del decreto-legge n. 201 del 2011. Gli enti erogatori di tali trattamenti, anche con riferimento a prestazioni per il diritto allo studio universitario, ai fini dell’accertamento dei requisiti per il mantenimento del trattamento stesso, sottraggono dal valore dell’ISEE l’ammontare del trattamento percepito dal beneficiario eventualmente valorizzato nell’ISEE medesimo, rapportato al corrispondente parametro della scala di equivalenza.

3. Gli enti che disciplinano l’erogazione delle prestazioni sociali agevolate adottano entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto gli atti anche normativi necessari all’erogazione delle nuove prestazioni in conformita’ con le disposizioni del presente articolo, nel rispetto degli equilibri di bilancio programmati. Restano salve, fino a tale data, le prestazioni sociali agevolate in corso di erogazione sulla base delle disposizioni previgenti.

4.L’efficacia delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 cessa a far data dal quarantacinquesimo giorno successivo alla pubblicazione delle disposizioni di approvazione del nuovo modello di dichiarazione sostitutiva unica concernente le informazioni necessarie per la determinazione dell’ISEE, attuative delle modifiche al regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, di cui al medesimo comma 1.

5. Al maggior onere derivante dall’attuazione del presente articolo, per gli effetti stimati sul numero dei beneficiari delle prestazioni che costituiscono diritti soggettivi, pari a 300.000 euro annui con riferimento all’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori, di cui all’articolo 65 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e pari a 700.000 euro annui con riferimento all’assegno di maternita’ di base, di cui all’articolo 74 decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, di euro annui a decorrere dal 2016, corrispondente riduzione della dotazione del Fondo nazionale per le politiche sociali, di cui all’articolo 20, comma 8, della legge 8 novembre 2000, n. 328.

6. Fermo restando quanto previsto al comma 5, le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti derivanti dal presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

 


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