Pensione 2017, tutte le novità
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10 Ott 2016
 
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Noemi Secci
 


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Pensione 2017, tutte le novità

Pensione anticipata, lavoratori precoci, Ape, quattordicesima, cumulo gratuito, addetti a lavori usuranti, no tax area: che cosa cambia nel 2017.

 

Non una vera e propria riforma della previdenza, alla pari della legge Fornero, ma ci si avvicina molto: il cosiddetto “pacchetto pensioni”, che entrerà in vigore con la legge di Stabilità 2017, difatti, contiene molte possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro, dalla pensione anticipata quota 41 all’Ape e nuove agevolazioni per i pensionati, come l’ampliamento della quattordicesima e della no tax area. Restano, in pratica, in piedi i “paletti” imposti dalla riforma Fornero, ma sono affiancati da diverse possibilità di uscita anticipata e da nuovi aiuti e benefici. Vediamoli tutti.

 

 

Ape

La prima novità in tema di pensioni è senza dubbio l’anticipo pensionistico, rappresentato dalla sigla Ape.

L’Ape consentirà a tutti i lavoratori, pubblici e del settore privato, dipendenti e autonomi, di pensionarsi a 63 anni di età, quindi con un massimo di 3 anni e 7 mesi di anticipo rispetto al requisito previsto per l’ordinaria pensione di vecchiaia.

Ricordiamo, a tal proposito, che i requisiti per raggiungere la pensione di vecchiaia sono:

  • nel 2016 e nel 2017: 65 anni e 7 mesi per le dipendenti del settore privato, 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome, 66 anni e 7 mesi per gli uomini e le lavoratrici pubbliche;
  • dal 2018: 66 anni e 7 mesi per tutti;
  • è richiesto un minimo di 20 anni di contribuzione.

Grazie all’anticipo, il requisito di contribuzione rimarrà pari a 20 anni, ma quello di età sarà anticipato, come appena esposto, sino a un minimo di 63 anni. L’anticipo, però, avrà un prezzo: non sarà finanziato, difatti, dallo Stato (tranne che per alcune categorie di soggetti, cosiddetti beneficiari dell’Ape social), ma da un prestito bancario. La banca, in pratica,  erogherà prima della maturazione dei requisiti un trattamento, pari, al massimo, al 95% della futura pensione.

Il prestito dovrà essere restituito in 20 anni, dunque saranno applicate delle rate sulla pensione che determineranno delle penalizzazioni. In base a quanto annunciato, il finanziamento avrà un tasso annuo nominale di circa il 3%, ma nei costi dovrà essere compresa anche l’assicurazione contro il rischio di premorienza del pensionato.

La restituzione delle rate del prestito determinerà delle penalizzazioni sulla pensione, che varieranno in funzione:

  • della categoria a cui appartiene il lavoratore (avente diritto all’Ape gratuita, ai contributi aziendali o alla Rita);
  • dell’importo dell’Ape richiesto (massimo, pari al 95%, oppure ridotto, ad esempio il 40%);
  • degli anni di anticipo.

La penalizzazione media, per chi non usufruisce di contributi volti ad abbassare l’impatto delle rate sulla pensione, sarà pari a circa il 5-6% annuo, con un massimo del 20-25% in caso di anticipo a 63 anni di età.

Se l’importo del trattamento anticipato è ridotto, ad esempio pari al 55% della futura pensione, la penalizzazione scende a circa il 3% annuo.

La restituzione del prestito avviene, comunque, in 20 anni, per cui, dopo questo lasso di tempo, la pensione torna integra.

Riduce significativamente l’impatto delle rate anche la presenza di un contributo aziendale a copertura del prestito, destinato ai lavoratori in esubero. Questo contributo, che, in base a quanto annunciato, sarà finanziato dall’aliquota attualmente destinata alla mobilità dello 0,30% (più una probabile aliquota aggiuntiva dello 0,10%), potrebbe arrivare a coprire il 40% del prestito, facendo variare le penalizzazioni da un minimo di circa il 3%4%, per l’anticipo di 1 anno, a un massimo del 10%14%, nell’ipotesi di anticipo pari a 3 anni e 7 mesi.

Un risultato molto simile si ottiene anche con la Rita, la rendita integrativa anticipata: in questo caso, il fondo di previdenza complementare al quale aderisce il lavoratore copre una parte del finanziamento, diminuendo le penalizzazioni. La Rita sarà accessibile soltanto a chi aderisce alla previdenza integrativa.

Per certe categorie di lavoratori, infine, l’Ape non comporterà alcuna penalizzazione sulla pensione. I beneficiari dell’Ape social, ossia dell’Ape gratuita, senza tagli dell’assegno, il cui prestito sarà coperto da un bonus fiscale dello Stato, saranno:

  • i disoccupati di lungo corso che non percepiscono ammortizzatori sociali;
  • i lavoratori in possesso di invalidità (non è stata ancora definita la percentuale utile);
  • i lavoratori che assistono un familiare disabile grave, dunque i beneficiari della Legge 104;
  • gli addetti a mansioni ad alto rischio infortunio;
  • gli addetti a mansioni particolarmente faticose e pesanti.

 

 

Pensione anticipata addetti a lavori usuranti

Per gli addetti a mansioni particolarmente faticose e pesanti ed al lavoro notturno, i requisiti per raggiungere la pensione saranno alleggeriti e semplificati.

Attualmente la pensione, per queste categorie di soggetti, si raggiunge con una determinata quota, intesa come somma di età e contribuzione: la quota minima è pari a 97,7, con un minimo di 61 anni e 7 mesi di età e di 35 anni di contributi ed è valida per gli addetti ai lavori usuranti e a turno notturni per almeno 78 giornate l’anno. È previsto un periodo di attesa, dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione, pari a 12 mesi, o 18 mesi per chi possiede anche contributi da lavoro autonomo; inoltre si deve soddisfare un requisito aggiuntivo: l’interessato deve essere stato adibito alle mansioni particolarmente faticose e pesanti per almeno 7 anni degli ultimi 10 della vita lavorativa, compreso l’ultimo anno di vita lavorativa.

Il pacchetto pensioni prevede:

  • l’eliminazione della finestra di 12 o 18 mesi;
  • l’eliminazione del requisito che prevede i lavori usuranti nell’ultimo anno di vita lavorativa;
  • la semplificazione della documentazione da esibire all’Inps per ottenere il beneficio della pensione anticipata.

 

 

Pensione anticipata quota 41

Col “pacchetto pensioni” vedono finalmente accolte le loro richieste, anche se solo in parte, i cosiddetti lavoratori precoci, cioè per chi ha iniziato a lavorare in giovane età. La nuova normativa, in particolare, prevedrà la possibilità di raggiungere la pensione anticipata (cioè quella basata sui soli requisiti di contribuzione) con 41 anni di contributi, per chi possiede almeno 12 mesi di contribuzione accreditati prima del compimento del 19° anno di età.

Ricordiamo che i requisiti ordinari per accedere alla pensione anticipata sono pari a :

  • 41 anni e 10 mesi di contributi, per le donne;
  • 42 anni e 10 mesi per gli uomini.

Lo sconto contributivo previsto, dunque, è di 10 mesi per le donne ed 1 anno e 10 mesi per gli uomini. Inoltre, non sarà prevista alcuna penalizzazione per chi si pensiona prima dei 62 anni di età. Le penalizzazioni, per i non precoci, saranno ripristinate a partire dal 1° gennaio 2018 e pari:

  • all’1% annuo, per ogni anno di anticipo rispetto al compimento del 62° anno di età, se il pensionato ha almeno 60 anni;
  • al 2% annuo, per ogni anno mancante al compimento del 60° anno di età.

 

 

Cumulo gratuito

Il cumulo gratuito, detto anche cumulo retributivo o totalizzazione retributiva, è la possibilità di riunire i contributi previdenziali gratuitamente, senza applicare il penalizzante ricalcolo contributivo della pensione: ogni gestione, però, liquida solo il trattamento di sua competenza. Si tratta dunque di un calcolo pro quota, in quanto i contributi non vengono riuniti in un unico fondo, come avviene per la ricongiunzione.

Il cumulo aiuta senza dubbio il lavoratore a raggiungere prima la pensione, grazie alla possibilità di sommare i contributi presenti in casse diverse; non penalizza come la totalizzazione, in quanto non deve essere effettuato il ricalcolo col sistema contributivo, sistema particolarmente penalizzante.

Il metodo di calcolo utilizzato dipende, quindi, dall’anzianità del lavoratore: ricordiamo che vengono  conteggiati col sistema contributivo gli anni di assicurazione posteriori al 1996, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31.12.1995; per chi ha, invece, oltre 18 anni di contribuzione accreditata alla stessa data, sono computati col contributivo i periodi dal primo gennaio 2012 in poi.

Il cumulo retributivo gratuito non è una completa novità, in quanto esiste già dal 2013, anche se con delle previsioni più limitative: l’attuale cumulo retributivo può essere utilizzato solo per raggiungere la pensione di vecchiaia e solo se non si matura un autonomo trattamento di vecchiaia presso una delle gestioni nelle quali sono stati accreditati i contributi; inoltre, la totalizzazione retributiva non è consentita per la contribuzione versata nelle casse professionali e nella Gestione separata Inps.

Il nuovo cumulo consentirà, invece, di raggiungere anche la pensione anticipata; inoltre, potrà essere utilizzato anche se si raggiunge il diritto al trattamento di vecchiaia in una delle gestioni in cui risultano accreditati i contributi.

 

 

Quattordicesima

La quattordicesima è un importo aggiuntivo che spetta a tutti coloro che percepiscono la pensione, se possiedono determinati requisiti reddituali e un minimo di 64 anni di età. Il beneficio ha un ammontare massimo, attualmente, di 504 euro.

Hanno diritto alla quattordicesima i pensionati che possiedono:

  • almeno 64 anni di età;
  • un reddito non superiore a 1,5 volte il trattamento minimo, cioè non superiore a 9.786,86 euro (per l’anno 2016), per la percezione della quattordicesima in misura integrale;
  • un reddito non superiore a 1,5 volte il trattamento minimo più l’importo della quattordicesima stessa, per la percezione parziale del beneficio: nel dettaglio, il reddito non deve superare 10.122,86 euro, per chi ha meno di 15 anni di contributi (18 se lavoratore autonomo); 10.206,86 per chi ne possiede meno di 25 (28 se autonomo) e 10.290,86 euro per chi ne possiede oltre 25 (28 se autonomo).

Il pacchetto pensioni dovrebbe estendere la quattordicesima anche a coloro che possiedono un reddito maggiore; la quattordicesima, inoltre, dovrebbe essere aumentata sino a 600 euro.

 

 

No tax area

Sarà ampliata anche la no tax area per i pensionati, sino a un reddito annuo di 8.125 euro. La no tax area è la soglia di reddito al di sotto della quale non è dovuta l’Irpef, per effetto dell’applicazione delle detrazioni.

Attualmente, la no tax area per i pensionati è pari a 7.750 euro, per chi non ha compiuto 75 anni di età e pari a 8.000 euro, per chi ha almeno 75 anni di età.

Nel dettaglio, per l’anno 2016, le detrazioni, per gli under 75, sono pari a:

  • per reddito complessivo non superiore a 750 euro: 1.783 euro;
  • per reddito complessivo compreso tra 750 e 15.000 euro si deve applicare la seguente formula:
  • 255 + [528 × (15.000 – reddito complessivo) / 7.250];
  • per reddito complessivo compreso tra 000 e 55.000 euro si deve applicare la seguente formula:
  • 255 × [(55.000 – reddito complessivo) / 40.000].

Nessuna detrazione è prevista sopra i 55.000 euro di reddito.

Per chi ha compiuto almeno 75 anni, invece, le attuali detrazioni ammontano a:

  • per reddito complessivo non superiore a 000 euro: 1.880 euro;
  • per reddito complessivo compreso tra 000 e 15.000 euro si deve applicare la seguente formula:
  • 297 + [583 × (15.000 – reddito complessivo) / 7.000];
  • per reddito complessivo compreso tra 000 e 55.000 euro si deve applicare la seguente formula: 1.297 × [(55.000 – reddito complessivo) / 40.000].

Nessuna detrazione è prevista sopra i 55.000 euro di reddito.


 


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Commenti
11 Ott 2016 vincenzo de simone

nell’art.non si specifica se l’ammontare della pensione ai fini della 14 dicesima e’ al lordo o al netto.

 
11 Ott 2016 manti carmela

buongiorno ,ho 63 anni compiuti a luglio assunta ad aprile 1978,un periodo di aspettativa di 17 mesi ,vorrei sapere a cosa vado incontro con la pensione ape quanto è oneroso .Grazie

 
11 Ott 2016 RAFFAELLA

ma la 14 cesima spetta anche alle pensioni di reversibilità?

 
15 Ott 2016 Teresa Franchino

Sono dipendente pubblica ospedaliera , ho fatto turni di notte fino al 2012 dal 1975 , ho 64 anni compiuti a luglio e 41 anni di servizio compiuti ad agosto , un anno di aspettativa non retribuita per motivi familiari ed un figlio avuto prima di iniziare a lavorare ! Vorrei sapere quando posso andare in pensione senza pagare ne Ape ne Rita ne altro ! Grazie se mi risponderete