Se in casa c’è un anziano o un disabile possono sfrattarmi?
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10 Ott 2016
 
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Se in casa c’è un anziano o un disabile possono sfrattarmi?

Vivo in casa con mio padre che è anziano e portatore di invalidità; in più mio figlio è disabile: ho ricevuto uno sfratto dal padrone di casa, possono buttarmi fuori di casa?

 

La presenza di invalidi, anziani, disabili o portatori di handicap all’interno dell’appartamento in affitto non comporta deroghe alla disciplina sugli sfratti; pertanto, l’inquilino che non abbia pagato almeno un canone di affitto può essere mandato via dall’ufficiale giudiziario – eventualmente anche con l’ausilio della forza pubblica – una volta che il giudice abbia emesso l’ordinanza di sfratto.

In particolare, affinché il padrone di casa possa agire per ottenere lo sfratto, la morosità può essere anche solo di un mese, ma il ritardo si deve essere prolungato per almeno di 20 giorni dalla scadenza [1]. Per esempio, se il conduttore non paga il mese di gennaio, il locatore può agire per lo sfratto non prima del 20 febbraio.

 

In ogni caso, l’inquilino può sanare la sua morosità anche dopo la notifica dell’intimazione di sfratto o all’udienza stessa davanti al giudice: in tal modo non può più essere sfrattato. Non solo; egli può chiedere al magistrato (anche senza bisogno di avvocato), il cosiddetto termine di grazia, ossia un termine di almeno 90 giorni per pagare. Il giudice rinvia l’udienza ad almeno 10 giorni dopo la scadenza del novantesimo giorno. In questo modo il conduttore può usufruire, dalla data della notifica dello sfratto, di oltre tre mesi. È chiaro che se non pagherà nel termine suddetto, verrà sfrattato. Né la presenza di invalidi, anziani o bambini con disabilità potrà impietosire l’ufficiale giudiziario o, per lui, la forza pubblica (i carabinieri), tenuti – se richiesto dal creditore – ad usare le «maniere forti».

 

Ricordiamo, in ultimo, che l’inquilino si considera moroso – e può quindi essere ugualmente sfrattato – anche quando, pur versando il canone di affitto non paga le spese condominiali a suo carico (i cosiddetti oneri accessori). In particolare, la legge dispone che per le locazioni ad uso abitativo, lo sfratto scatta se l’ammontare dovuto a titolo di tali importi supera le due mensilità di canone [3].


[1] Art. 5 L. 392/1978. «Salvo quanto previsto dall’art. 55, il mancato pagamento del canone decorsi venti giorni dalla scadenza prevista, ovvero il mancato pagamento nel termine previsto, degli oneri accessori quando l’importo non pagato superi quello di due mensilità del canone, costituisce motivo di risoluzione, ai sensi dell’art. 1455 del Codice civile».

[2] Art. 55 L. 392/1978. «1. La morosità del conduttore nel pagamento dei canoni o degli oneri di cui all’articolo 5 può essere sanata in sede giudiziale per non più di tre volte nel corso di un quadriennio se il conduttore alla prima udienza versa l’importo dovuto per tutti i canoni scaduti e per gli oneri accessori maturati sino a tale data, maggiorato degli interessi legali e delle spese processuali liquidate in tale sede dal giudice.

2. Ove il pagamento non avvenga in udienza, il giudice, dinanzi a comprovate condizioni di difficoltà del conduttore, può assegnare un termine non superiore a giorni novanta.

3. In tal caso rinvia l’udienza a non oltre dieci giorni dalla scadenza del termine assegnato.

4. La morosità può essere sanata, per non più di quattro volte complessivamente nel corso di un quadriennio, ed il termine di cui al secondo comma è di centoventi giorni, se l’inadempienza, protrattasi per non oltre due mesi, è conseguente alle precarie condizioni economiche del conduttore, insorte dopo la stipulazione del contratto e dipendenti da disoccupazione, malattie o gravi, comprovate condizioni di difficoltà.

5. Il pagamento, nei termini di cui ai commi precedenti, esclude la risoluzione del contratto».

[3] Cass. sent. n. 12527/2000 e n. 12769/1998.

 


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