Cartella Equitalia illegittima: come fare l’autotutela
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10 Ott 2016
 
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Cartella Equitalia illegittima: come fare l’autotutela

Il termine entro cui chiedere la sospensione della cartella a Equitalia è di 60 giorni dalla notifica; tuttavia l’istanza può essere presentata anche oltre tale termine e, in caso di mancata risposta entro 220 giorni, la cartella viene cancellata.

 

Buone notizie per chi ha ricevuto, da Equitalia, una cartella di pagamento non dovuta e intende fare ricorso senza pagare un avvocato: sono ben tre i modi che ha il contribuente per presentare, in via amministrativa (ossia senza rivolgersi al giudice), un’istanza di autotutela a Equitalia e sperare che questa emetta un provvedimento di sgravio.

 

Prima però di procedere ad analizzare queste tre possibilità che si profilano per il cittadino è bene chiarire un aspetto fondamentale: la presentazione dell’istanza in autotutela a Equitalia non sospende i termini per presentare ricorso contro la cartella illegittima. Con la conseguenza che, se il debitore, confidando nell’accoglimento dell’autotutela, vede poi l’istanza rigettata, non avrà più possibilità, a termini scaduti, di ricorrere al giudice. Quindi, è sempre consigliabile, almeno in prossimità della scadenza del termine per il ricorso al giudice e in assenza di novità in esito al procedimento amministrativo, avviare ugualmente la causa, salvo poi estinguerla in corso di giudizio qualora l’autotutela dovesse essere accolta.

 

 

L’autotutela entro 60 giorni: il silenzio assenso

Il famoso decreto cartelle pazze introdotto con la Legge di Stabilità 2013 e di recente oggetto di modifiche [1] ha consegnato, nelle mani del contribuente, un potente strumento per farsi giustizia da sé, senza quindi bisogno di avvocati e aule dei tribunali. Si può ricorrere ad esso quando il vizio della cartella di pagamento sia macroscopico e, in particolare, tutte le volte in cui la cartella di pagamento non sia dovuta per:

  • prescrizione o decadenza del diritto di credito,
  • per intervenuto sgravio della cartella,
  • sospensione della cartella da parte dell’ente creditore o del giudice,
  • intervenuto pagamento da parte del contribuente

 

In queste ipotesi, il contribuente può presentare a Equitalia un’istanza di autotutela secondo il modulo scaricabile qui. Insieme al documento, l’interessato deve depositare tutta la documentazione che dimostra quanto da questi affermato (ossia, ad es., l’avvenuto pagamento, la sospensione, lo sgravio dell’atto, ecc.).

Con la presentazione dell’istanza la cartella viene automaticamente sospesa e, quindi, Equitalia non può più avviare il pignoramento finché non decide sull’istanza medesima. Ma attenzione (e qui sta la caratteristica principale di tale strumento): la richiesta va presentata non oltre 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento. Se il termine non viene rispettato e l’istanza viene presentata successivamente, si verte nella seconda ipotesi di autotutela che vedremo a breve.

 

Dal momento della presentazione dell’istanza in autotutela, Equitalia ha 220 giorni per dare una risposta al contribuente (termine durante il quale essa dovrà inviare la documentazione all’ente creditore il quale, a sua volta, dovrà effettuare gli opportuni accertamenti). Le possibili soluzioni, a questo punto, sono tre:

  • Equitalia accoglie il ricorso: la cartella viene annullata definitivamente;
  • Equitalia rigetta il ricorso: il contribuente è tenuto a pagare, ma se i termini non sono scaduti può ugualmente fare ricorso al giudice;
  • Equitalia non risponde entro 220 giorni: la cartella si considera ugualmente annullata.

 

 

L’autotutela oltre 60 giorni

Che succede se il contribuente lascia scadere i 60 giorni per l’invio dell’istanza? Nessun timore. Secondo una circolare di Equitalia dell’anno scorso [1] (qui scaricabile), egli può presentare ugualmente la richiesta in autotutela di cui abbiamo appena parlato anche dopo 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento; lo può fare, peraltro, non solo per i vizi prima elencati, ma anche «per qualsiasi altra causa di inesigibilità del credito» (formulazione aperta che consente l’inclusione di qualsiasi altro palese errore della cartella). In tali casi, l’istanza è sì ammissibile, ma la riscossione non viene sospesa; l’istanza viene trasmessa all’ente creditore affinché ne valuti i relativi contenuti.

 

 

L’autotutela generale: silenzio rigetto

Al di là di tali ipotesi, resta sempre possibile l’istanza in autotutela generale [3], che può essere depositata per qualsiasi tipo di vizio della cartella (e non solo per quelli elencati ai punti precedenti). Tuttavia, in questo caso, al contrario dell’autotutela specifica di cui abbiamo appena parlato, in caso di mancata risposta da parte dell’Agente della riscossione, l’istanza si considera rigettata. È il cosiddetto «silenzio rigetto».

 

Sia nel caso in cui Equitalia non risponda, sia nel caso in cui rigetti l’istanza, il contribuente può impugnare tale decisione solo per questioni di legittimità del diniego: non è possibile quindi contestare la fondatezza dell’originaria pretesa tributaria.

 

L’autotutela generale può essere presentata anche quando i termini per fare ricorso al giudice sono scaduti; e non perciò Equitalia deve rigettare l’istanza, ma anzi – in ossequio al principio dell’imparzialità dell’azione amministrativa – essa deve ugualmente procedere all’annullamento della cartella. Solo che, se non lo fa, essendo scaduti i termini per adire il giudice, il contribuente si trova sprovvisto di tutela.


[1] Dlgs 159/15.

[2] Equitalia circolare n. 98/2015.

[3] Art. 2-quater, Dl 564/94.

 


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