HOME Articoli

Lo sai che? Pubblicato il 10 ottobre 2016

Articolo di

Lo sai che? Accertamenti fiscali: come impugnare il redditometro

> Lo sai che? Pubblicato il 10 ottobre 2016

Come contestare un accertamento dell’Agenzia delle Entrate dimostrando che i soldi spesi non provengono da reddito tassabile.

Per contestare un accertamento fiscale fatto con il redditometro dall’Agenzia delle Entrate bisogna riuscire a dimostrare che i soldi spesi o non sono i propri o provengono da redditi non tassabili. La Cassazione, in questo, ha fornito di recente alcuni chiarimenti per i contribuenti, che val la pena di elencare. Ma procediamo con ordine.

Il tema degli accertamenti fiscali fatti dall’Agenzia delle Entrate tiene sempre banco, anche e soprattutto in periodi di crisi economica dove la forbice tra la ricchezza effettiva e quella presunta dal fisco è più ampia. In verità, gli accertamenti tramite redditometro dovrebbero eliminare alla radice tale problema poiché si basano sulla differenza tra reddito speso e reddito dichiarato all’Agenzia delle Entrate, quindi su dati reali. Ma non è sempre così. Non è infatti detto che il denaro utilizzato per acquistare un’auto o una casa sia necessariamente quello del contribuente o quello derivante da reddito di lavoro sottratto all’occhio dell’Agenzia delle Entrate. Ad esempio, all’interno di una famiglia, dove i rapporti di reciproca solidarietà sono abituali, è ben possibile che un bene – anche di lusso – sia acquistato con l’aiuto di un parente. Si pensi al caso del giovane che convive ancora con i genitori, con un reddito da lavoro precario, che riesca ad acquistare un’auto o una casa, ma ciò solo in virtù del sostegno che gli erogano puntualmente i genitori.

Ma come si fa a contestare un accertamento fiscale fatto col redditometro? Per sconfiggere le presunzioni del fisco può essere, ad esempio, utile provare il possesso di redditi esteri, o di aver speso denaro ottenuto dai propri genitori o dal convivente o dal coniuge.

 

La Cassazione [1] ha più volte ricordato che, nel momento in cui si utilizza il denaro di un parente, è sufficiente dimostrare la disponibilità dello stesso e non lo specifico impiego nell’acquisto del bene che ha fatto scattare il redditometro. Secondo i giudici della suprema corte infatti, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, il contribuente è sì chiamato a dare una prova documentale contraria, ma essa deve vertere solo sulla disponibilità di redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte e non bisogna anche dare la dimostrazione del loro effettivo impiego negli acquisti effettuati; la prima circostanza è idonea, da sola, a superare la presunzione dell’insufficienza del reddito dichiarato in relazione alle spese sostenute [2].

La casa o l’auto che fa scattare il redditometro può essere quindi acquistata anche grazie alle somme disponibili del convivente o del coniuge. Se il contribuente dà dimostrazione di ciò, l’accertamento fiscale è nullo [3].

L’accertamento per redditometro, poi, non scatta per qualsiasi divergenza tra reddito dichiarato e reddito speso, ma solo se tale differenza supera almeno il 20%.

In ultimo, il motivo per ottenere l’annullamento dell’accertamento fiscale è la omessa o insufficiente valutazione delle prove offerte dal contribuente sia dall’Agenzia delle Entrate che dal giudice di primo o secondo grado.

note

[1] Cass. sent. nn.6396/14, n. 8095/14, n. 17665/14, n. 25104/14 e n. 7339/15; ord. n. 15534/2016.

[2] Cass. sent. n. 6396/2014, n. 14324/2016.

[3] Cass. sent. n. 10474/2016.

Autore immagine: Massimiliano Palumbo

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter.
Scarica L’articolo in PDF

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

I PROFESSIONISTI DEL NOSTRO NETWORK