Se con eMule scarico un file porno o pedoporno rischio qualcosa?
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10 Ott 2016
 
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Redazione
 


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Se con eMule scarico un file porno o pedoporno rischio qualcosa?

Pornografia e pedopornografia: scaricare un film o immagini hard non è reato.

 

Scaricare materiale da eMule non è illegale; lo è solo se il contenuto prelevato col peer to peer è protetto da diritto d’autore (copyright, per usare una dizione anglosassone). Lo stesso discorso vale anche se il file è porno o pedopornografico. Nel primo caso, infatti, il possesso di materiale hard o la sua condivisione non è un reato, né un illecito amministrativo. Tutt’al più il produttore della pellicola potrà pretendere il risarcimento dei danni per il download non autorizzato: anche la violazione del diritto d’autore, in Italia, è un reato, ma raramente punito e difficilmente punibile.

 

Invece, per quanto riguarda la pedopornografia il reato scatta solo se il materiale viene detenuto e/o condiviso. Non è reato quindi scaricare il film o le immagini a patto che:

  • le si cancelli immediatamente (quindi, è necessario non salvarle nell’hard disc),
  • non vengano rimesse in circolazione in rete.

E proprio sulla questione della condivisione sta il principale problema: perché con eMule, nello stesso momento in cui avviene il download, la porzione di file è già in condivisione. Insomma, ancor prima della possibilità di verificare che il contenuto scaricato è pedoporno, lo si mette già in circolazione.

 

Per fortuna, la Cassazione [1] ritiene che la semplice utilizzazione di programmi di file sharing come eMule, che comportano l’acquisizione e la condivisione con altri utenti in Internet di file contenenti materiale pedopornografico, non è sufficiente a far scattare il reato. Il penale entra in gioco solo se vi siano ulteriori elementi indicativi della volontà dell’utente di divulgare tale materiale.

 

La tesi contraria sostiene che, se l’utente volesse solamente acquisire e non anche diffondere il file pedoporno potrebbe utilizzare l’usuale funzione di download del browser, senza ricorrere al programma eMule; l’utilizzo di tale programma, insieme all’impiego nella stringa di ricerca del termine sex, senza selezionare preventivamente l’oggetto della ricerca, integrerebbe volontà di diffusione dei file pedopornografici. Una interpretazione però non accolta dalla Corte. Ciò infatti non è sufficiente a integrare la volontà di diffondere il file video di contenuto pedopornografico acquisito dall’imputato via web, utilizzando il programma eMule, come pure la effettiva diffusione di tale video, sulla scorta del solo utilizzo di tale programma.

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 4 maggio – 7 ottobre 2016, n. 42433

Presidente Grillo – Relatore Liberati

Ritenuto in fatto

  • Con sentenza del 17 luglio 2014 la Corte d’appello di Genova ha confermato la sentenza dei 3 maggio 2013 dei Tribunale di Genova, con cui M.B. era stato condannato alla pena di mesi 9 e giorni 10 di reclusione ed euro 2.000 di multa per i reati di cui agli artt. 600 ter cod. pen. (per avere diffuso per via telematica materiale pornografico realizzato utilizzando minori degli anni 18) e 600 quater cod. pen. (per essersi consapevolmente procurato ed avere detenuto materiale pornografico realizzato utilizzando minori degli anni 18, in particolare due filmati ritraenti bambine intente a compiere atti sessuali con adulti).
  • La Corte territoriale, nel disattendere le censure dell’imputato, ha ritenuto sussistente la volontà di detenzione dei file pedopornografici, alla luce del loro trasferimento dal disco rigido dei computer dell’imputato su supporti mobili di più sicura e lunga durata, e della sottoscrizione di questi ultimi da parte dell’imputato mediante firma apposta sul supporto magnetico, ed anche la volontà di diffusione degli stessi, in conseguenza dell’utilizzo da parte del ricorrente del software e-mule, noto strumento in-out che in tanto acquisisce

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    [1] Cass. sent. n. 42433/16 del 7.10.2016.

     


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