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Lo sai che? Pubblicato il 13 novembre 2016

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Lo sai che? Quando un minorenne è responsabile penalmente?

> Lo sai che? Pubblicato il 13 novembre 2016

Il minore fino a 14 anni non è imputabile: non è, cioè, in grado di intendere e volere. Dopo i 14 anni, è il giudice a dover valutare se il minore è giudicabile o meno.

 

Imputabilità: cos’è?

Nel nostro ordinamento la minore età è considerata causa di non imputabilità: con questo termine, si intende quella condizione soggettiva che rende possibile punire il colpevole per il fatto da lui commesso. Secondo la regola generale è “imputabile” è colui che è capace di intendere e volere [1], cioè:

  • chi riesce a rendersi conto del valore delle proprie azioni e delle relative conseguenze e
  • chi riesce a dominare gli impulsi, adottando un contegno idoneo alla situazione.

Imputabilità: come funziona per i minori?

Per i minorenni, l’imputabilità va graduata a seconda che il soggetto che abbia compiuto il reato abbia compiuto o meno 14 anni [2]:

  • se il minore ha meno di 14 anni, non è imputabile: significa, cioè, che in nessun caso un ragazzo che non abbia ancora compiuto il quattordicesimo anno di età potrà essere giudicato e punito;
  • se il minore ha un’età compresa tra i 14 e i 18 anni, sarà il giudice – di volta in volta – a dover verificare ed accertare in concreto se egli, al momento del fatto, era capace di intendere e volere: era, cioè, in grado di rappresentarsi e volere – in modo cosciente – il comportamento penalmente rilevante che ha tenuto. Nel dettaglio, occorrerà accertare non solo il grado di sviluppo delle sue facoltà cognitive ed affettive ma anche l’attitudine del ragazzino a comprendere la negatività dell’atto che ha compiuto e delle sue conseguenze, anche in relazione alla sua coscienza sociale. Nel caso in cui venga ritenuto giudicabile il procedimento penale non avrà corso davanti all’autorità giudiziaria ordinaria, ma al giudice naturale per le questioni minorili: il Tribunale per i Minorenni.

Bisogna ricordare, a questo proposito, che, proprio per l’estrema delicatezza del passaggio alla maggiore età e, quindi, alla presunzione di maturità e di imputabilità, il legislatore ha esteso il principio di specialità del processo minorile anche dopo il compimento dei 18 anni e cioè fino al 21° anno di età e per tale motivo si considera ancora minorenne colui che, avendo commesso il reato da minore, in corso di causa, durante il procedimento penale relativo, abbia raggiunto la maggiore età.

note

[1] Art. 85, co. 2, cod. pen.

[2] Artt. 97 e 98 cod. pen.

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