Si può bloccare il conto corrente senza preavviso?
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11 Ott 2016
 
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Si può bloccare il conto corrente senza preavviso?

Il creditore privato o Equitalia possono avviare il pignoramento del conto corrente bancario o postale senza un vero e proprio preavviso.

 

È possibile bloccare il conto corrente senza preavviso? Una domanda cui il debitore vorrebbe una risposta netta, anche per sapere cosa aspettarsi nel caso in cui risulti, da diverso tempo, inadempiente all’obbligo di pagare una somma.

 

Un pignoramento non arriva mai di punto in bianco, senza alcuna comunicazione preventiva: il debitore deve essere sempre messo nella condizione di pagare “con le buone”, evitando i mezzi coercitivi. Questo però non vuol dire che il creditore sia obbligato a comunicare espressamente il tipo di pignoramento che intende effettuare, dando così al debitore tutto il tempo e la possibilità di prendere le contromisure. Risultato: prima di procedere al pignoramento del conto corrente, il creditore deve notificare al debitore una serie di atti, ma non anticipargli cosa e quale conto andrà a bloccare. Questo principio vale anche per Equitalia. Ma procediamo con ordine.

 

 

Blocco del conto corrente senza comunicazione preventiva

Quando si procede al pignoramento del conto corrente, il debitore deve ricevere prima la notifica di un provvedimento del giudice che gli ordina di pagare (il cosiddetto titolo esecutivo): il caso tipico è quello della sentenza o del decreto ingiuntivo da notificarsi, a cura del creditore, mediante l’ufficiale giudiziario o con il postino ma con busta verde. Il destinatario che accidentalmente, in quel momento, non sia a casa o che abbia cambiato indirizzo senza comunicarlo in Comune riceve la notifica attraverso il deposito dell’atto alla Casa Comunale. Questo adempimento completa la notifica al pari della normale consegna: inutile quindi lamentarsi sostenendo di non aver ricevuto nulla. Altrettanto vale in caso di rifiuto a ricevere l’atto: questo comportamento non impedisce alla legge di considerare come ugualmente eseguita la notifica.

 

Questo passaggio è inutile nel caso in cui il debitore abbia firmato un assegno o una cambiale, nel qual caso non c’è bisogno dell’ordine del giudice, in quanto tali due documenti sono essi stessi un titolo esecutivo.

 

Il passaggio successivo è la notifica (anche in questo caso con l’ufficiale giudiziario o con il postino, ma con busta verde) di un atto che si chiama precetto: si tratta di una sorta di ultima diffida con cui si dà al debitore il termine di 10 giorni per pagare. Alla scadenza, il creditore è libero di procedere al pignoramento nelle forme che preferisce.

Il precetto non dice quali beni del debitore saranno pignorati qualora questi continui a rendersi inadempiente: quindi non specifica se il creditore procederà, ad esempio, con il pignoramento del conto o con quello dei mobili in casa, dei canoni di affitto percepiti in caso di affitto di un immobile di proprietà, ecc. Dunque è ben possibile che si proceda al blocco del conto corrente senza ulteriori preavvisi. In buona sostanza, una volta trascorsi 10 giorni dal ricevimento del precetto, il debitore riceverà il vero e proprio atto di pignoramento del conto corrente, un documento con cui si dispone il blocco delle somme depositate in banca o alla posta. Sarà allora troppo tardi per muoversi e prendere contromisure: difatti, in quel momento stesso, sul conto corrente non è più possibile effettuare operazioni (prelievi o versamenti), essendo ormai bloccato. Lo stesso atto dovrà essere notificato comunque anche alla banca o alle Poste.

 

L’atto di pignoramento del conto corrente comunica al debitore una data di udienza durante la quale il giudice assegnerà al creditore le eventuali somme presenti sul conto (nei limiti, ovviamente, del credito fatto valere, aumentato delle spese e degli interessi).

 

Da quanto si è appena detto, si può rispondere con maggiore chiarezza alla domanda di partenza. È possibile bloccare il conto corrente senza preavviso? Certamente sì, ma al debitore va prima notificata l’eventuale sentenza o il decreto ingiuntivo e, comunque, sempre l’atto di precetto. Nel momento in cui viene notificato l’ultimo documento di tale procedimento – ossia l’atto di pignoramento vero e proprio – il conto è ormai bloccato.

 

Nel caso in cui il creditore sia Equitalia, quest’ultima procede senza bisogno di notifica dell’atto di precetto, ma è sempre necessaria la previa consegna della cartella di pagamento. Quest’ultima, infatti, sostituisce il precetto.

Anche Equitalia può bloccare il conto corrente senza preavviso vero e proprio. Anzi, Equitalia comunica di norma prima alla banca e poi al debitore il blocco del conto corrente. In questo caso (salvo che il conto sia quello ove confluisce la pensione) non si passa davanti al giudice e la banca è obbligata a versare all’Agente della riscossione, dopo 60 giorni da tale comunicazione, le somme pignorate. Detti 60 giorni servono per dare la possibilità al contribuente di pagare immediatamente il debito o di chiedere la rateazione (misura con la quale, dopo il versamento della prima rata, il conto viene sbloccato).

 

Anche in questo caso, quindi, il conto corrente viene bloccato senza che il titolare venga avvertito. Egli riceve la notifica dell’atto di pignoramento quando ormai il conto è inutilizzabile; ma è vero anche che, prima del momento in cui le somme transitino nelle casse di Equitalia, il contribuente ha la possibilità di chiedere la dilazione del debito.

 

 

Il limite al pignoramento del conto corrente

Una riforma del 2015 [1] ha posto rimedio alla disparità di trattamento che il debitore era costretto a subire nel caso in cui il pignoramento di pensioni e di stipendi fosse effettuato presso il datore di lavoro o l’Inps e il caso in cui stipendi e pensioni venissero pignorati dopo il deposito sul conto corrente. Difatti, solo nel primo caso valeva il limite di pignoramento del quinto dello stipendio o della pensione, mentre nel secondo caso il creditore poteva pignorare tutte le somme depositate in banca.

 

Oggi, per quanto riguarda le pensioni, il codice di procedura civile prevede [2] che tali somme non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è «pignorabile nei limiti previsti» ossia 1/5. E ciò al fine di garantire al debitore ciò che viene ritenuto il minimo vitale. L’assegno sociale per il 2015 è pari a 448,42 euro e quindi la pensione è impignorabile fino a 672,63 euro, mentre l’eventuale surplus può essere pignorato nei limiti di 1/5.

 

Se la pensione o lo stipendio viene accreditato in banca, tali somme non possono essere pignorate per un valore pari al triplo dell’assegno sociale, mentre il resto è pignorabile secondo le regole generali. Il che significa che fino a 1.345,26 euro, il deposito in banca non può essere toccato, mentre l’eventuale surplus può essere pignorato per intero. Quanto invece ai successivi versamenti di mensilità di stipendi o pensioni accreditate sul conto dopo la notifica del pignoramento, essi possono essere bloccati fino a un quinto.

Se invece il conto corrente si riferisce ad altre somme non dovute a titolo di stipendi di lavoro dipendente o di pensioni (ad esempio, il caso dei lavoratori autonomi), l’eventuale giacenza può essere pignorata fino al 100%.


[1] Dl 85/2015 convertito in legge n. 132/2015.

[2] Art 545 cod. proc. civ.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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