Whatsapp, chat di condominio: quali rischi?
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11 Ott 2016
 
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Redazione
 


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Whatsapp, chat di condominio: quali rischi?

I problemi di diffamazione e minacce corrono sul filo di Whatsapp sulle chat di condominio; l’amministratore non può servirsi dei messaggini per comunicare la data di assemblea.

 

Sono sempre più numerosi i condomìni che si stanno organizzando in chat di gruppo su Whatsapp: un servizio utile per coordinarsi prima delle riunioni in assemblea, per proporre e discutere in vista delle votazioni, per segnalare guasti o problemi di amministrazione; ma anche un rischio dal punto di vista legale per chi non sa usare, in modo appropriato, i moderni strumenti di comunicazione. Mai dimenticare, ad esempio, che una frase offensiva, scritta nella foga del momento, può comportare il rischio di un procedimento penale; o che le riunioni dell’assemblea vanno comunque comunicate con raccomandata a.r., lettera consegnata a mani, posta elettronica certificata, strumenti che giammai potrebbero essere sostituiti da un semplice messaggino. Ed ancora, voto e deleghe per l’assemblea non possono trovano in Whatsapp un’alternativa. Insomma, il rischio serio che si corre con le chat di condominio su Whatsapp è di peggiorare i rapporti già spesso precari di condominio.

 

Cominciamo proprio dal problema diffamazione che, a differenza dell’ingiuria, è ancora reato. «Non voglio fare nomi, ma sopra di me vivono delle bestie»; «Prima o poi a quell’imbecille che parcheggia l’auto in malo modo gli buco le ruote»; «… Sono sempre i soliti pezzenti a non pagare le spese di condominio: se li prendo, questi bastardi…»; «Qui c’è qualcuno – e tutti sappiamo chi è – che ha un serio problema di igiene personale e sporca puntualmente l’ascensore, tra lui e il cane non so chi sia meglio…!»; «Quel viscido dell’amministratore sta facendo i suoi porci comodi…».

Queste sono alcune delle frasi già portate nelle aule dei tribunali affinché i giudici possano condannare i relativi autori. Non bisogna dimenticare che il gruppo di Whatsapp, per quanto “chiuso” e limitato solo ai proprietari di appartamenti, costituisce un mezzo di diffusione di eventuali offese. Offese che, se pronunciate innanzi a due o più persone, integrano il reato di diffamazione.

Proprio in questo sta la differenza principale rispetto all’ingiuria che, invece, da un anno non è più illecito penale, ma solo civile. La diffamazione inoltre presuppone che l’offesa sia percepita da una pluralità di soggetti, cosa che l’ingiuria non richiede.

 

Certo, c’è sempre la possibilità di rivendicare il diritto di critica, ma solo se vengono chiarite le ragioni del proprio giudizio negativo collegato agli specifici fatti. L’espressione dunque non deve risolversi in un’aggressione gratuita alla sfera morale altrui. C’è poi il diritto di satira a cui potersi appigliare; a riguardo, di recente, la Cassazione ha detto [1] che l’uso di una immagine di Pinocchio, noto per le sue bugie, riferito all’amministratore di condominio, non risulta in sé dispregiativo né la vignetta è caratterizzata da tratti volgari.

 

Senza scusanti, invece, il ricorso a frasi minacciose, il cui reato non può essere giustificato neanche da una reazione a un torto subito. In questo caso il procedimento penale a carico di chi si è espresso con toni intimidatori è reso estremamente facile proprio per via della prova scritta lasciata sulla chat.

 

Passando dal penale al civile, l’uso di Whatsapp non può essere utilizzato per supplire all’eventuale dimenticanza, da parte dell’amministratore, nell’invio della convocazione di assemblea. Il giorno e l’ora della riunione infatti deve essere comunicato solo tramite i mezzi previsti dalla legge, ossia con raccomandata a.r., lettera a mano o posta certificata. Non rileva pertanto il fatto che il condomino, cui non sia stata consegnata la convocazione, ne abbia avuto comunque conoscenza tramite un messaggino su Whatsapp [2].

 

Si può utilizzare, in ultimo, un messaggio su Whatsapp per conferire una delega in l’assemblea? In linea di principio sì, perché la delega al voto può anche essere orale. Tuttavia, il condominio può esigere una delega scritta quando si tratta di votazioni per le quali sia prescritto l’atto scritto.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 27 maggio – 5 ottobre 2016, n. 41785

Presidente Palla – Relatore De Gregorio

Svolgimento del processo

Con la sentenza impugnata il Tribunale di Bologna ha confermato la condanna a pena di giustizia ed al risarcimento del danno emessa in primo grado nei confronti dell’imputato per i delitti di cui agli artt. 594 e 595 cp, avvenuti in ambito condominiale nei confronti dell’amministratore, in epoca anteriore a Novembre 2009.

  • Avverso la sentenza ha proposto ricorso la difesa dell’imputato, che ha lamentato il vizio di motivazione, nella parte in cui la sentenza aveva giudicato firmati dall’imputato tutti i volantini ritenuti diffamatori e non solo quelli che lo stesso aveva ammesso di aver scritto, in base all’assonanza tra lo pseudonimo usato dal firmatario – Ga. – ed il cognome dell’imputato, G. .
  • 1.1 Per altro verso è stata censurata la decisione per illogicità di motivazione nella parte in cui aveva ritenuto che la data del 19 Marzo 2009, in cui si era verificato l’unico episodio constatato di persona dalla parte civile, in cui l’imputato aveva inserito i volantini incriminati nelle cassette delle lettere, non fosse certa, al contrario di quanto scritto nella querela sporta dall’amministratore.

  • Col secondo motivo è stata censurata
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    [1] Cass. sent. n. 41785/16.

    [2] Cass. sent. n. 16081/16.

     


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