La rateizzazione cancella l’evasione fiscale
Lo sai che?
11 Ott 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

La rateizzazione cancella l’evasione fiscale

La rateizzazione col Fisco consente all’imprenditore di sanare la violazione tributaria e di partecipare alla gara di appalto.

 

L’imprenditore che, per partecipare a una gara pubblica, autocertifica l’assenza di violazioni tributarie definitivamente accertate, non commette il reato di falso se è stato ammesso alla rateazione del debito tributario dall’amministrazione finanziaria prima della partecipazione alla procedura e non sia inadempiente nel pagamento delle varie rate.

 

È quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [1] ammettendo la possibilità di partecipazione alla gara d’appalto da parte di un imprenditore che, pur avendo commesso violazioni fiscali in passato, si è regolarizzato con la rateizzazione.

 

La legge [2] esclude dalla partecipazione alle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti dei lavori, forniture e servizi, i soggetti che hanno commesso violazioni, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato in cui sono stabiliti. La ragione è quella di evitare che l’appalto venga affidato a soggetti i cui debiti fiscali possano compromettere l’affidabilità e la capacità di realizzare delle opere affidate.

 

Per «violazioni definitivamente accertate» si intendono quelle relative all’obbligo di pagamento di «debiti per imposte e tasse certi, scaduti ed esigibili».  Il riferimento alla «esigibilità» del debito tributario evidenzia che l’ostacolo alla partecipazione alle gare d’appalto è rappresentato da debiti indicativi di una situazione di irregolarità gestoria dell’impresa o di difficoltà finanziaria della stessa, che rendono incerta l’esecuzione dei lavori eventualmente affidati all’impresa partecipante alla gara.

 

Come è stato sottolineato dalla giurisprudenza amministrativa, ciò che rileva non è la tutela del corretto prelievo fiscale come previsto nell’ordinamento tributario, ma soltanto l’affidabilità dei soggetti che contrattano con l’amministrazione, affidabilità che viene meno tanto nel caso di omessi e ritardati pagamenti quanto nel caso di sottrazione di materia imponibile caratterizzata da artifici e raggiri contabili e quale che sia l’entità dell’evasione accertata.

 

L’affidabilità dell’imprenditore può essere però ripristinata da sanatorie legislative, dall’adesione a procedure conciliative o dagli accordi intervenuti con l’ente impositore, tra cui la rateizzazione. Quest’ultima, rimodulando la scadenza dei debiti tributari e differendone l’esigibilità, cancella anche l’originario inadempimento dei destinatari delle cartelle esattoriali.

 

Il carattere novativo della rateizzazione di un debito tributario è, dunque, una manifestazione del favore legislativo verso i contribuenti in temporanea difficoltà economica, ai quali viene offerta la possibilità di regolarizzare la propria posizione tributaria senza incorrere nel rischio di insolvenza.

 

Secondo i giudici, tali argomentazioni sono in linea con le intenzioni del legislatore, interessato non a sanzionare le imprese inadempienti agli obblighi tributari, ma ad assicurare la partecipazione alle gare d’appalto di soggetti privi di pendenze col fisco, che mettano in discussione la capacità di realizzazione delle opere loro affidate.

 

Affinché la rateizzazione del debito fiscale possa sanare la «violazione fiscale definitivamente accertata» e consentire la partecipazione alla gara d’appalto sono però necessarie alcune condizioni. In particolare la rateizzazione:

  • deve essere accordata con idoneo provvedimento dell’amministrazione finanziaria antecedente alla data di presentazione della domanda di partecipazione alla procedura di gara, non bastando che una domanda di rateizzazione, magari inadeguata o pretestuosa, sia stata presentata;
  • non deve risultare inadempiuta anche relativamente ad una sola rata o disdetta dall’autorità amministrativa;
  • non deve essere avvenuta nell’ambito di una transazione fiscale, la quale, operando dentro il concordato preventivo o l’accordo di ristrutturazione, per essere efficace, richiede l’omologazione da parte del Tribunale.

 


[1] Cass. sent. n. 36821/2016.

[2] Art. 38 D. Lgs. n. 163/2006.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti