Come divorziare
Lo sai che?
15 Ott 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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Come divorziare

Divorzio in comune, assistito, consensuale e giudiziale: caratteristiche e modalità per ottenere il divorzio.

 

Dopo la separazione legale dei coniugi, il passo successivo è quasi sempre il divorzio. Sono, infatti abbastanza rari i casi in cui avviene una completa e definitiva riconciliazione tra marito e moglie. Ma come e quando è possibile procedere al divorzio?

 

 

Dopo quanto tempo posso divorziare?

Dipende e, salvo caso eccezionali, bisogna prima separarsi legalmente:

  • quando c’è stata la separazione in comune, devono trascorrere almeno sei mesi dalla data riportata nell’accordo raggiunto dinanzi all’ufficio di stato civile;
  • quando c’è stata la separazione assistita, devono trascorrere almeno sei mesi dalla data certificata di sottoscrizione dell’accordo raggiunto tramite i rispettivi avvocati;
  • quando c’è stata la separazione legale consensuale, cioè quella avvenuta in tribunale, devono trascorrere almeno sei mesi dalla data di prima comparizione dei coniugi dinanzi al tribunale stesso;
  • quando c’è stata la separazione legale giudiziale, cioè quella avvenuta in tribunale, ma in contenzioso, devono trascorrere almeno 12 mesi dalla data di prima comparizione dei coniugi dinanzi al tribunale stesso;

 

 

In quanti modi posso divorziare?

La legge individua tre modalità per il divorzio:

  • il divorzio di comune accordo davanti all’ufficiale di stato civile (cioè in comune);
  • il divorzio di comune accordo con l’assistenza di un avvocato per ogni coniuge (divorzio assistito);
  • il divorzio in tribunale (consensuale o giudiziale).

 

 

Posso sempre divorziare in comune?

Non sempre e vediamo insieme, quando ciò non è possibile:

 

1) in presenza di figli minori oppure figli maggiorenni, ma incapaci o portatori di handicap o economicamente non autosufficienti, non si può divorziare in comune;

 

2) negli altri casi, l’accordo raggiunto davanti all’ufficiale di stato civile, non può prevedere patti di trasferimento patrimoniale. Quindi, facendo degli esempi, non si può cedere all’altro coniuge la comproprietà della casa coniugale oppure stabilire la cessione degli arredi (i mobili) dietro il versamento di un corrispettivo.

 

Invece, l’assegno di  mantenimento, e cioè il versamento periodico di una somma mensile può essere tranquillamente stabilito. Lo conferma una nota circolare del Ministero dell’Interno [1], la quale chiarisce che si tratta di prevedere semplicemente un obbligo giuridico e non un trasferimento di un bene. In quest’ottica, invece, prevedere il versamento del mantenimento in un’unica soluzione non è consentito.

 

 

Per divorziare in comune ho bisogno dell’avvocato?

Per divorziare in comune è assolutamente facoltativo farsi assistere da un avvocato. Tuttavia, la consultazione di un professionista, accompagnata dall’assistenza ricevuta dal medesimo, potrebbero rivelarsi essenziali per curare tutti gli aspetti prevedibili ed anche imprevedibili, connessi allo scioglimento del matrimonio. In buona sostanza, l’esperienza dell’avvocato può essere utile per rendere l’accordo completo e tale da evitare gli eventuali e successivi litigi.

 

 

Come divorzio in comune?

Bisogna andare presso l’ufficio di stato civile del comune dove i coniugi si sono sposati oppure presso quello di residenza, con:

  • un documento d’identità;
  • l’autocertificazione qui allegata, debitamente compilata;
  • la copia conforme della sentenza di separazione giudiziale o del decreto di omologa di quella consensuale (andate in tribunale a procurarvele) oppure dell’accordo assistito di separazione.

 

Sarà, quindi, stabilito un primo appuntamento per la preparazione e la realizzazione dell’accordo di divorzio, cui seguirà un secondo incontro (ma dovranno trascorrere almeno trenta giorni). In questa occasione, dinanzi all’ufficiale di stato civile, i coniugi confermeranno la volontà di divorziare e l’accordo raggiunto.

È previsto il versamento di una somma pari a 16 euro.

 

 

Divorzio assistito: come divorzio in questo caso?

Nel divorzio assistito è possibile procedere senza alcun limite e pertanto, ad esempio, l’esistenza di figli minori o disabili, non impedirà di sciogliere il matrimonio utilizzando questa procedura concordata.

 

A differenza del divorzio in comune, quello assistito prevede obbligatoriamente la presenza di almeno un avvocato per parte. I legali nominati, secondo le indicazioni ricevute dai rispettivi clienti, prepareranno l’accordo. In questo, saranno previsti tutti gli aspetti personali e patrimoniali (mantenimento, modalità dell’affido congiunto dei minori, assegnazione della casa coniugale, ecc).

 

Una volta pronto e sottoscritto il tutto, gli avvocati certificheranno l’accordo, che sarà, quindi sottoposto al vaglio ed alla verifica del Procuratore della Repubblica competente per territorio.

 

Se i patti di divorzio hanno rispettato le disposizioni di legge, ci sarà l’autorizzazione. L’accordo raggiunto ed omologato dovrà essere trasmesso e registrato presso l’ufficio di stato civile. Tale ultimo compito spetta agli avvocati delle parti (eventualmente, anche uno solo di essi).

Si tratta, evidentemente di un procedimento molto veloce, poiché non è necessario depositare alcun ricorso in tribunale e tanto meno attendere e presentarsi in un’udienza.

 

I costi sono necessariamente legati al compenso richiesto dal legale a cui vi affiderete. Non dimenticate mai di farvi fare un preventivo scritto, prima di dare l’incarico.

 

 

Divorzio consensuale: come divorzio in tal caso?

Nel rispondere alle domane precedenti, abbiamo visto che divorziare amichevolmente è assolutamente possibile e veloce. L’accordo che determinerà lo scioglimento del matrimonio e le condizioni da rispettare successivamente, può essere tranquillamente raggiunto sia in comune (ma con alcuni limiti) sia con la procedura assistita (ma con la presenza di almeno un avvocato per parte).

 

Le due procedure precedentemente descritte, quindi, presentano dei limiti:

  • nella prima non devono esserci figli minori, disabili o non autosufficienti economicamente e non possono essere inclusi i patti di trasferimento patrimoniale;
  • nella seconda è obbligatoria l’assistenza di almeno un avvocato per parte.

 

Ed allora, se i due coniugi sono d’accordo su tutto, ma volendo risparmiare, vogliono ricorrere ad un solo avvocato, possono divorziare ugualmente?

Ebbene si, ma dovranno «passare» per il tribunale.

In buona sostanza, l’unico avvocato incaricato, che agisce, quindi, per entrambi i coniugi, dopo aver preparato, anche secondo le indicazioni ricevute dai propri clienti, il ricorso contenente l’accordo di divorzio, depositerà il tutto presso il tribunale. Questi fisserà un’udienza di comparizione delle parti, dove il procedimento si concluderà. Da lì a pochi giorni, infatti, ci sarà l’omologa (cioè l’autorizzazione) del divorzio così richiesto.

 

In conclusione, il risultato sarà lo stesso del divorzio in comune e del divorzio assistito, ma sarà più laborioso e lungo raggiungerlo. Tuttavia i costi potrebbero rivelarsi più contenuti, visto che l’avvocato incaricato assiste entrambi i coniugi.

 

Divorzio giudiziale: come divorzio se non c’è alcun accordo?

Se marito e moglie non vanno d’accordo neanche dopo la separazione legale (cosa, purtroppo, assai frequente), non c’è alcun problema: potete divorziare ugualmente.

 

Rivolgetevi ad un avvocato, il quale preparerà il ricorso, unitamente alla documentazione necessaria, lo depositerà in tribunale e lo notificherà alla controparte, unitamente al decreto di comparizione per l’udienza presidenziale fissata dal tribunale stesso.

 

In questa udienza, saranno presi i primi provvedimenti temporanei (mantenimento, affido dei figli, casa coniugale, ecc), dopodiché si svolgerà una vera e propria causa, che terminerà con una sentenza. Essa decreterà lo scioglimento del matrimonio e stabilirà le condizioni da rispettare a seguito dello stesso.

 

Si tratta, quindi, di un procedimento lungo e battagliato, i cui costi non potranno che renderlo il più lungo ed il più costoso tra i tutti. Anche in questo caso, rispettate la buona regola di richiedere il preventivo scritto, prima di dare l’incarico al vostro avvocato.

 

 

Divorzio giudiziale: come divorzio se non c’è accordo, ma lo abbiamo raggiunto dopo?

«Non esistono limiti alla provvidenza» e nemmeno alla possibilità di raggiungere un accordo in corso di causa. La legge ammette assolutamente questa evenienza, così come in tutti gli altri casi, dove ad esempio, le parti, durante un contenzioso vengono a patti e risolvono la questione.

 

Ebbene, anche un divorzio giudiziale può trasformarsi in consensuale. Infatti, i coniugi, in corso di causa, coadiuvati dai propri legali, possono concludere un accordo per la risoluzione amichevole del tutto. Alla prima udienza utile, il patto sarà quindi sottoposto al tribunale (ad esempio, potrebbe essere proprio la prima), e se quest’ultimo lo riterrà legittimo, sarà sottoscritto dalle parti ed omologato.

 

Pertanto non disperate: c’è sempre tempo per abbreviare il procedimento e per trovare una soluzione amichevole.


[1] Circ. Ministero dell’Interno n. 6/2015.

 


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