Conto corrente cointestato con debitore: cosa rischio?
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11 Ott 2016
 
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Conto corrente cointestato con debitore: cosa rischio?

Chi ha un conto corrente cointestato con un debitore rischia il pignoramento della metà del deposito, salvo dimostri che il conto era costituito da redditi propri.

 

Se hai un conto corrente cointestato con una persona e quest’ultima è debitrice nei confronti di un altro soggetto rischi che quest’ultimo possa pignorare il conto corrente per metà. Secondo infatti il codice civile [1] e la giurisprudenza [2], il conto intestato a due persone si presume di proprietà di ciascuno dei due per quote uguali, ossia al 50% a testa, salvo prova contraria. Questo significa, in definitiva, che se tu riesci a dimostrare che la contitolarità del conto è solo formale e che nel deposito bancario o postale è confluito solo denaro di tua proprietà, il conto si salva per intero. Per fare ciò, però, devi proporre un’opposizione al pignoramento, ricorrendo al giudice con una normale causa in tribunale.

 

Facciamo un esempio. Mettiamo che Tizio sia sposato con Caia in regime di separazione dei beni. Entrambi sono intestatari di un conto corrente, su cui però viene depositato solo lo stipendio di Tizio, il quale ha preferito cointestare il rapporto bancario anche alla moglie per consentirle prelievi e spese quotidiane. Mettiamo che Caia abbia un grosso debito e che il creditore pignori la sua quota di conto corrente cointestato con Tizio, ossia il 50%. Ebbene, il marito potrà sempre opporsi al pignoramento, dimostrando che, in realtà, il conto corrente, benché cointestato, è costituito solo da redditi propri. In tal caso, il giudice, accogliendo l’opposizione al pignoramento, svincolerà le somme bloccate dal creditore e le restituirà interamente a Tizio.

 

Tale regola vale anche nel caso in cui i cointestatari siano più di due. Si pensi al caso di una successione ereditaria dove gli eredi del titolare del conto corrente sono diversi soggetti.

 

Chi, quindi, cointesta il proprio conto corrente a un debitore rischia, almeno in prima battuta, il pignoramento della metà del deposito poiché questo si presume essere diviso in parti uguali; tuttavia egli ha sempre la possibilità di dimostrare il contrario, ossia che il conto è costituito solo da denaro di propria provenienza. Tale dimostrazione potrà essere fornita, ad esempio, con gli estratti conto che dimostreranno che gli unici versamenti provengono da bonifico diretto del datore di lavoro. Nel caso di lavoro autonomo, la prova potrà essere data attraverso la tracciabilità dei bonifici provenienti dai clienti.

Più difficile, invece, il caso di versamenti di denaro contante: in tale ipotesi bisognerebbe dare dimostrazione che, a tanto denaro versato, corrisponde una fattura emessa nei confronti di un determinato soggetto.

 

Dal canto suo, il creditore può solo pignorare la metà del conto corrente cointestato a due persone; l’atto si chiama, secondo la terminologia giuridica, pignoramento presso terzi.

Anche il creditore potrebbe dimostrare che la contitolarità del conto è di pura facciata e che esso è, invece, costituito dai risparmi di uno solo dei due soggetti, in tal caso andando a pignorare l’integrale deposito e non solo il 50%.


[1] Art. 1298 cod. civ.

[2] Trib. Palermo, sent. n. 3252/2014. Cass. sent. n. 8758/1993; n. 8718/1994; n. 8961/2000.

 


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