Con la Naspi si abbassa la pensione?
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14 Ott 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Con la Naspi si abbassa la pensione?

Indennità di disoccupazione Naspi: come devono essere valutati i periodi di disoccupazione per il calcolo della pensione?

 

Il periodo in cui il lavoratore percepisce l’indennità di disoccupazione Naspi contribuiscono al raggiungimento della pensione, perché il lavoratore ha diritto all’accredito dei contributi figurativi: questi contributi sono accreditati direttamente dall’Inps e servono per raggiungere qualsiasi tipo di pensione, sia anticipata che di vecchiaia.

Dato che la Naspi mensile, però, non può superare i 1.300 euro, ci si chiede se i contributi figurativi per la disoccupazione possano abbassare la pensione, se la retribuzione imponibile del lavoratore è più alta. La risposta, fortunatamente, è negativa: gli accrediti figurativi per i periodi di Naspi, difatti, non diminuiscono il futuro assegno di pensione, grazie alla neutralizzazione dei contributi. Ma procediamo per ordine e cerchiamo di fare chiarezza su come considerare i contributi figurativi per i periodi di disoccupazione ai fini della futura pensione.

 

 

Naspi e diritto alla pensione

Innanzitutto, per quanto riguarda il diritto alla pensione, bisogna specificare che i contributi figurativi sulla disoccupazione sono utili:

  • al raggiungimento della pensione di vecchiaia: attualmente sono necessari almeno 20 anni di contributi e 66 anni e 7 mesi di età per gli uomini e le dipendenti pubbliche, 65 anni e 7 mesi per le dipendenti del settore privato, 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome; dal 2018 il requisito di età sarà uguale per tutti e pari a 66 anni e 7 mesi;
  • al raggiungimento della pensione anticipata: per questo tipo di trattamento, basato sulla sola contribuzione, il requisito è pari a 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini; almeno 35 anni, però, devono essere di contribuzione effettiva e non figurativa.

I contributi figurativi Naspi non sono utili, invece, al raggiungimento della vecchia pensione di anzianità, ed alle deroghe alla Legge Fornero vigenti, basate su questa tipologia di pensione (come l’Opzione Donna).

 

 

Naspi: ammontare della pensione

Per quanto riguarda l’ammontare della pensione, se la retribuzione pensionabile è elevata, questa potrebbe essere abbassata dai contributi figurativi sulla Naspi: la contribuzione figurativa Naspi, come precisato da una recente circolare Inps [1], può essere difatti riconosciuta entro un limite di retribuzione non superiore a 1,4 volte l’importo massimo mensile della Naspi, cioè sino a 1.820 euro (1300 euro per 1,4). In parole semplici, significa che i contributi figurativi sulla disoccupazione hanno una soglia limite che non può essere superata, anche se la retribuzione media del lavoratore è notevolmente più alta.

Per evitare, però, che la pensione si abbassi, si utilizza una procedura particolare per calcolare la quota retributiva del trattamento, detta neutralizzazione dei contributi. La quota retributiva è la parte della pensione calcolata con riferimento alle ultime retribuzioni, a differenza della quota contributiva, che si basa sui contributi accreditati.

 

 

Come si calcolano i contributi figurativi sulla Naspi

Prima di effettuare la neutralizzazione dei contributi figurativi sulla Naspi, è necessario calcolare a quanto ammontano, eseguendo i seguenti passaggi:

  • si individua l’imponibile medio mensile riferito agli ultimi 4 anni, facendo una media delle retribuzioni imponibili mensili di tale periodo; si possono anche sommare le retribuzioni imponibili settimanali, dividere il risultato per il numero di settimane contribuite negli ultimi 4 anni e moltiplicare la cifra ottenuta per 4,33, in quanto un mese, per l’Inps, corrisponde a 4,33 settimane;
  • se l’imponibile medio mensile così determinato è inferiore a 820 euro mensili, cioè al massimale Naspi moltiplicato per 1,4 volte, per determinare i contributi figurativi si deve moltiplicare l’imponibile per l’aliquota contributiva vigente (attualmente il 33%);
  • se l’imponibile medio è superiore a 820 euro, questo va ridotto sino a tale cifra, quindi diventa pari a 1.820 euro mensili ed i contributi devono essere calcolati moltiplicando tale ammontare per l’aliquota contributiva.

In quest’ultimo caso, però, il periodo deve essere neutralizzato, cioè considerato neutro per non peggiorare il calcolo della pensione, se la retribuzione pensionabile risulta abbassata dal periodo di disoccupazione.

 

 

Naspi: come influisce sulla retribuzione pensionabile

Per capire se la retribuzione pensionabile (riferita alla quota del trattamento calcolato col metodo retributivo) subisce un peggioramento a causa dei contributi figurativi sulla Naspi, bisogna seguire un procedimento piuttosto complesso. Per comprendere meglio il procedimento, ricordiamo quali sono le quote in cui è divisa la pensione ai fini del calcolo:

  • la quota A comprende i periodi di contribuzione sino al 31 dicembre 1992, ed è calcolata sugli ultimi 5 anni di retribuzione, utilizzando il metodo retributivo (che si basa, semplificando, sulle settimane di contributi e sugli ultimi stipendi);
  • la quota B è calcolata sugli ultimi 10 anni di retribuzione, utilizzando ugualmente il metodo retributivo, e comprende i periodi:
    • dal 1993 al 1995, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
    • dal 1993 al 2011, per chi possiede più di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • la quota C è calcolata dal 1996 (o dal 2011, per chi ha oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995) utilizzando il metodo contributivo, che si basa sui contributi effettivamente accreditati e non sugli stipendi.

Vediamo ora come procedere per capire se i contributi figurativi sulla Naspi riducono la retribuzione pensionabile. A tal fine, bisogna effettuare i seguenti passaggi:

  • calcolare la quota A e la quota B della pensione senza inserire la retribuzione figurativa riferita al periodo in cui è stata percepita la Naspi, quindi neutralizzando il periodo di disoccupazione: per neutralizzare questo periodo si devono contare i periodi precedenti andando all’indietro, per recuperare le retribuzioni effettive corrispondenti al periodo neutro ed arrivare a totalizzare, rispettivamente, 260 e 520 settimane (260 settimane per la quota A e 520 per la quota B);
  • calcolare la quota A e la quota B della pensione inserendo la retribuzione figurativa riferita alla Naspi, pari a 1.820 euro, senza neutralizzare il periodo di disoccupazione;
  • a questo punto, si devono confrontare i due importi delle retribuzioni medie pensionabili;
  • se il valore calcolato includendo la retribuzione figurativa Naspi è inferiore al valore calcolato neutralizzando il periodo di Naspi, si deve prendere in considerazione quest’ultimo ai fini del calcolo delle quote A e B: in questo modo, grazie alla neutralizzazione, non viene abbassata la retribuzione media pensionabile;
  • se invece risulta più alto il valore con l’inserimento della retribuzione figurativa Naspi, il periodo non va neutralizzato, perché la retribuzione pensionabile non viene abbassata dai contributi figurativi sulla disoccupazione.

 

 

Naspi e calcolo contributivo della pensione

Per quanto riguarda la quota della pensione soggetta al calcolo contributivo, nel caso in cui la retribuzione figurativa sia superiore al massimale, sarà quest’ultimo a costituire la base di calcolo dei contributi relativi al periodo di Naspi; i contributi figurativi devono poi essere aggiunti al montante contributivo (il montante contributivo è la somma dei contributi accreditati al lavoratore).

In pratica, i contributi figurativi Naspi non peggiorano la pensione (o la quota di pensione) calcolata col metodo contributivo, perché sono contributi aggiuntivi, che si sommano al montante già posseduto dal disoccupato.

 


[1] Inps Circ. n. 94/2015.

 


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