Il dirigente ha diritto a una paga minima?
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5 Nov 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Il dirigente ha diritto a una paga minima?

Trattamento minimo di garanzia e trattamento economico individuale: la retribuzione dei dirigenti.

 

I dirigenti non hanno una vera e propria paga minima prevista dal contratto collettivo, alla pari di operai e impiegati, ma hanno comunque diritto, in aggiunta alla parte di retribuzione rapportata ai risultati dell’azienda, a un trattamento minimo che deve essere loro garantito, secondo un noto accordo collettivo del 2009 [1]: il Tmcg, ossia il trattamento minimo di garanzia.

Secondo quanto previsto dal Ccnl per i dirigenti di aziende industriali, la retribuzione base dei dirigenti è chiamata Tei, «trattamento economico individuale»: il Tei, dal 1° gennaio 2015, raggruppa in un’unica voce di paga i seguenti elementi:

  • minimo contrattuale comprensivo dell’ex meccanismo di variazione automatica;
  • ex elemento di maggiorazione;
  • aumenti di anzianità;
  • superminimi e/o sovraminimi e/o assegni individuali.

 

 

Dirigenti: verifica del trattamento minimo di garanzia

Il Tei deve risultare almeno pari al Tmcg, cioè, come appena esposto, al trattamento minimo di garanzia, in quanto la retribuzione prevista per i dirigenti deve comprendere il Tmcg e una quota aggiuntiva rapportata ai risultati aziendali.

Per verificare il rispetto del trattamento minimo di garanzia, bisogna dunque confrontare il Tmcg con il Tei effettivamente riconosciuto al dirigente, prendendo in considerazione:

  • il minimo contrattuale comprensivo dell’ex meccanismo di variazione automatica;
  • l’importo ex elemento di maggiorazione;
  • gli aumenti di anzianità;
  • i superminimi e/o sovraminimi e/o assegni individuali;
  • tutti gli elementi della retribuzione mensile, anche in natura, corrisposti in forma continuativa o meno.

Non devono invece essere presi in considerazione:

  • i compensi di importo variabile collegati a indici e/o risultati concordati individualmente e/o collettivamente;
  • le gratifiche una tantum;
  • l’importo aggiuntivo per rimborso spese non documentabili.

In pratica, per verificare il rispetto del trattamento minimo non conta quella parte della retribuzione che è collegata alla produttività e a determinati obiettivi aziendali e non contano i rimborsi forfettari e le gratifiche riconosciute non periodicamente; contano, invece, gli elementi riconosciuti con regolarità, in quanto assimilabili a una sorta di paga base.

 

 

Dirigenti: a quanto ammonta il trattamento minimo di garanzia

Il Tmcg ha un ammontare differente a seconda dell’anzianità di servizio del dirigente.

Per chi è stato assunto o nominato dal 1° gennaio 2015, il Tmcg ammonta a 66.000 euro, mentre ammonta a 80.000 euro per chi ha oltre 72 mesi (6 anni) di anzianità.

Ai dirigenti con un’anzianità di servizio, nella stessa qualifica e nella stessa azienda, al 1° gennaio 2015, superiore a 12 mesi e inferiore ai 6 anni (cosiddetti «in itinere»), si applica invece una particolare disciplina che prevede la cristallizzazione del percorso lavorativo svolto nella categoria, con il riconoscimento di un Tmcg che viene determinato secondo il seguente calcolo:

  • si deve in primo luogo considerare che la differenza tra il primo e il secondo livello di Tmcg, che ammontava a 63.000 euro ed è stato soppresso nel 2014, era pari a 17.000 euro (80.000 – 63.000 = 17.000);
  • si deve inoltre considerare che la differenza di 17.000 euro sarebbe maturata dopo 72 mesi di servizio (6 anni);
  • al dirigente con anzianità superiore ai 12 mesi viene dunque riconosciuto, ai fini della determinazione del suo Tmcg, un settantaduesimo di 17.000 euro, cioè 236 euro, per ciascun mese di anzianità maturata nella qualifica e nell’azienda al 1° gennaio 2015;
  • tale importo mensile, riportato su base annua, si aggiunge a 63.000 euro, ossia al primo livello di Tmcg che trovava applicazione fino al 31 dicembre 2014;
  • ne deriva che, ad esempio, un dirigente con 36 mesi di anzianità nella qualifica e nell’azienda, avrà un Tmcg pari a 71.496 euro [(236 X 36) + 63.000]. Per i dirigenti con almeno 6 anni di anzianità al 1° gennaio 2015 il Tmcg non può comunque superare 80.000 euro.

 

 

Dirigenti: trattamento minimo e fringe benefits

Il contratto collettivo per i dirigenti di aziende industriali menziona espressamente l’inclusione, nel confronto tra trattamento individuale e di garanzia, di tutti gli elementi della retribuzione mensile, anche in natura, corrisposti in forma continuativa o meno (ad esclusione dei soli elementi appena elencati): devono essere dunque inclusi anche i fringe benefits (benefici accessori), come i beni e i servizi corrisposti dall’azienda in aggiunta alla normale retribuzione. Uno dei benefici corrisposti più di frequente ai dirigenti è l’assegnazione dell’auto aziendale: ma come valutare questo beneficio per confrontarlo, assieme al trattamento individuale, col trattamento economico di garanzia?

 

 

Dirigenti: trattamento minimo e assegnazione dell’auto aziendale

Il fringe benefits dovuto all’utilizzo del veicolo aziendale, da aggiungersi al Tei per il confronto, deve essere calcolato in questo modo:

  • se il veicolo è concesso in uso promiscuo, il Testo unico delle imposte sui redditi [2] prevede che costituisca benefit un ammontare pari al 30% dell’importo corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri, calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio desumibile dalle tabelle Aci ; è necessario specificare che un veicolo è considerato a utilizzo promiscuo se è assegnato al dirigente per espletare l’attività di lavoro, ma consentendo anche l’uso personale;
  • se a fronte dell’uso personale del veicolo da parte del dirigente è addebitato un corrispettivo pari o superiore al compenso in natura, nessun importo concorre a determinare il reddito di lavoro dipendente;
  • se invece è addebitato un corrispettivo inferiore al compenso in natura, la differenza costituisce reddito da assoggettare a tassazione e corrisponde al beneficio ottenuto dal lavoratore.

Se il veicolo è concesso ad uso esclusivamente aziendale, invece, non si genera in capo al dirigente alcun compenso in natura, trattandosi di un utilizzo prettamente lavorativo.

Se, infine, l’auto è concessa ad uso esclusivamente privato:

  • non è possibile procedere al conteggio del fringe benefit in base al criterio forfettario;
  • il compenso in natura deve essere valutato in base alla regola del «valore normale»;
  • nel caso in cui l’azienda addebiti al dipendente un corrispettivo, laddove lo stesso risultasse inferiore all’ammontare del fringe benefit tassabile in capo al lavoratore, si rende necessario assoggettare a imposizione la differenza.

Conoscendo il Tei e aggiungendovi l’importo del fringe benefit, determinato secondo quanto esposto, si possiedono tutti gli elementi per procedere al confronto col Tmcg.

 


[1] Art.3 Parte II Ccnl per i dirigenti di aziende industriali del 25.09.2009.

[2] Art. 51, Co. 4, lett. a TUIR.

 


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