Che rischia l’avvocato che riapre il verbale di udienza?
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12 Ott 2016
 
L'autore
Antonio Salerni
 


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Che rischia l’avvocato che riapre il verbale di udienza?

Vi sono conseguenze sull’esito del processo e sanzioni disciplinari per l’avvocato che ottiene la riapertura del verbale di udienza violando il contraddittorio.

 

La riapertura di un verbale di udienza rientra tra i poteri discrezionali di un giudice. Tale principio è consolidato ed ammesso anche dalla giurisprudenza [1], che lo fa rientrare nell’ambito del potere di direzione del procedimento del giudice. Su istanza di parte, infatti, il verbale può essere riaperto con la revoca del provvedimento, già emesso, di fissazione dell’udienza successiva. Tuttavia è necessaria, pena la nullità dello stesso, che la pronuncia di riapertura avvenga in presenza del difensore di controparte. Ciò nell’esigenza di assicurare il diritto di difesa delle parti del processo.

Tale violazione del principio del contraddittorio andrebbe ad incidere sulla validità anche di tutti gli atti compiuti successivamente al verbale illegittimamente riaperto [2], inclusa la sentenza, che potrà essere impugnata per questo vizio procedurale. Ma oltre a questi gravi effetti sulle sorti del processo possono esserci anche conseguenze per l’avvocato che approfitta di un simile espediente.

 

 

La vicenda

Un avvocato presentava un esposto al consiglio dell’ordine degli avvocati col quale denunciava quanto segue. Ad un’udienza, dopo aver atteso oltre mezz’ora la controparte, chiedeva ed otteneva dal giudice di provvedere al rinvio dell’udienza [3]. Il relativo provvedimento veniva sottoscritto. All’udienza successiva, l’avvocato denunciante scopriva che il verbale precedente era stato riaperto in sua assenza. In particolare la controparte aveva precisato le conclusioni ed ottenuto l’emissione di un altro provvedimento, in sostituzione del precedente, col quale il giudice aveva trattenuto la causa in decisione ed aveva fissato il termine per il deposito della conclusionale e quello per il deposito delle repliche. Ciò senza alcuna comunicazione al collega di parte avversa. Il consiglio dell’ordine degli avvocati interpellato comminava la sanzione disciplinare della censura nei confronti dell’avvocato incolpato. Quest’ultimo ricorreva avverso il provvedimento disciplinare al Cnf.

 

 

I doveri professionali dell’avvocato

Il Cnf, con sentenza del 2015 recentemente pubblicata [4], ha di fatto confermato l’illiceità della condotta dell’avvocato segnalato al Coa. La sua condotta, infatti, si è dimostrata lesiva dei doveri deontologici, oltre ad aver limitato l’esercizio dell’attività difensiva della controparte. In particolare, nel caso di specie, si è ravvisata la violazione dei doveri di lealtà e correttezza. Il raggiungimento dei propri scopi, sebbene coincidenti con quelli della parte assistita, non può avvenire mediante un illecito uso degli strumenti processuali. L’avvocato avrebbe dovuto avvisare il collega, nel rispetto del rapporto di colleganza.

 

 

Attenzione ai ritardi in udienza

L’incolpato, nelle proprie note, argomentava tra le altre cose che il ritardo sarebbe consistito in appena quindici minuti. Vale la pena di ricordare che sebbene sia previsto nel codice [5] un termine di attesa di un’ora dall’inizio dell’udienza, questo non è da ritenersi un principio generale vincolante ed è comunque riferibile al solo procedimento menzionato dall’articolo stesso (ossia il rito innanzi al giudice di pace). È quanto confermato anche dalla giurisprudenza [6].

Rientra nel principio di buon governo dell’udienza evitare la chiusura del verbale, in assenza di una delle parti, nei primissimi minuti dell’udienza, anche per consentire il superamento di piccoli disguidi. Sono ammessi opportuni differimenti, anche ad horas, per fatti notori, oppure a seguito di segnalazioni alla cancelleria, o da parte dello stesso difensore se presente.


In pratica

L’avvocato che ottiene la riapertura del verbale di udienza già chiuso, in assenza e senza avviso alla controparte, compromette la validità del verbale e degli atti successivi allo stesso e rischia un provvedimento disciplinare.

[1] Cass. sent. n. 25185/07, del 03.12.07.

[2] Cass. sent. n. 14848/07, del 27.06.07.

[3] Ai sensi dell’art. 309 cod. proc. civ.

[4] Consiglio Nazionale Forense sent. n. 228/15, del 28.12.15.

[5] Art. 59 disp. att. cod. proc. civ.

[6] Cass. sent. n. 18048/12, del 19.10.12.

 

Autore immagine: Pixabay.

 


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