Il passaparola è diffamazione?
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12 Ott 2016
 
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Il passaparola è diffamazione?

Quali rischi comporta il passaparola per chi ha detto, per primo, la frase offensiva dando il via alla «catena»?

 

Riferire a qualcuno un giudizio offensivo rivolto nei confronti di un’altra persona assente non è reato: ciascuno è libero di dire ciò che pensa degli altri, anche se l’opinione è espressa in modo forte e non pacato. Ma che succede se la persona a cui abbiamo riferito questa frase la comunica ad altri o, magari, proprio allo stesso interessato? Si può parlare in questi casi rispettivamente di diffamazione o ingiuria? Insomma, quali rischi comporta il passaparola per chi ha dato il via alla «catena»?

 

 

Differenza tra diffamazione e ingiuria

Ricordiamo, innanzitutto, che la diffamazione si ha quando qualcuno riferisce giudizi offensivi nei confronti di un’altra persona, in assenza di quest’ultima e davanti a più soggetti (almeno due). Il giudizio deve consistere non in una normale critica, ma in un’offesa alla persona che travalichi i fatti e si risolva solo in uno sterile attacco alla sua moralità, senza aver nulla a che fare con la vicenda specifica. Insomma, la diffamazione scatta quando l’unico scopo è denigrare e non già criticare. La critica, difatti, viene motivata e contestualizzata ai fatti per i quali viene espressa (ad esempio: «L’amministratore è stato un mascalzone perché ha preso le somme degli oneri condominiali e, invece di versarli sul conto del condominio, li ha versati sul proprio»). Invece la diffamazione è un’invettiva alla persona (ad esempio: «Il nostro amministratore di condominio è un soggetto viscido, un imbroglione, un mafioso»).

 

Invece l’ingiuria si ha quando la frase offensiva viene riferita direttamente all’interessato. A differenza però della diffamazione, essa non è più reato, ma solo un illecito civile. Questo significa che per essere punita, non è più sufficiente una querela, ma c’è bisogno di una causa di risarcimento del danno. All’esito del giudizio, il giudice condanna il colpevole – in aggiunta all’indennizzo verso l’offeso – anche al pagamento di una sanzione che finisce nelle casse dello Stato.

 

 

Il passaparola: quali rischi corri?

Veniamo ora ai rischi che corre chi riferisce a una persona un giudizio offensivo nei confronti di un’altra e poi questa glielo riferisca o lo dica a sua volta ad altri soggetti, dando così il via al classico passaparola. In pratica, che rischi corre chi offende qualcuno per “interposta persona”? Scatta ugualmente il reato?

 

Facciamo un esempio per chiarire meglio il problema. Mario riferisce a Giovanni fatti offensivi nei confronti di Lucio. Giovanni, successivamente, va da Antonio e Armando e riporta loro gli stessi fatti per come glieli ha riferiti Mario.

 

Il reato si configura quando Mario riferisce a Giovanni la frase oltraggiosa affinché quest’ultimo la riferisca, a sua volta, ad altre persone. Infatti, per far scattare la diffamazione è sufficiente agevolare la trasmissione del giudizio. È il caso di chi comunichi con altri non per esprimere il proprio giudizio – seppur diffamatorio – ma affinché il pettegolezzo venga trasmesso e ripetuto, il tutto per creare un danno alla persona offesa. Dunque, nell’esempio precedente, Mario sarà responsabile penalmente per diffamazione quando ben sapeva che Giovanni avrebbe riportato la sua espressione ad altri soggetti.

 

Invece Mario non corre alcun rischio se Giovanni agisce di propria iniziativa, al di fuori di qualsiasi incarico (esplicito o implicito) ricevuto da Mario stesso. Mario è infatti libero di esprimere il proprio giudizio nei riguardi di Lucio e di riferirli solo a una persona (se lo fa, anche se non contestualmente, con più persone allora scatta ugualmente la diffamazione). Se poi Giovanni, a sua volta, decide di riferire la frase a terzi ne risponde eventualmente direttamente.

 

Quindi la diffamazione scatta solo quando il passaparola è voluto. Quando invece avviene senza alcun consenso o autorizzazione dell’autore del giudizio diffamatorio, quest’ultimo non è responsabile, ma lo può diventare, tutt’al più, chi diffonde detta frase, sempre che lo faccia nei confronti di più persone.

 

 

Il passaparola è reato? Tutti gli esempi

Facciamo qualche esempio per sintetizzare quanto abbiamo detto sino ad ora.

 

 

Esempio 1:

A riferisce a B una frase offensiva nei confronti di Z. Il giorno dopo A riferisce la stessa frase a C e, nel pomeriggio, anche a D. La sera lo dice infine ad E.

A è responsabile di diffamazione. Il reato scatta infatti anche se la comunicazione non è contestuale.

 

 

Esempio 2:

A riferisce a B una frase offensiva nei confronti di Z. Senza che A lo abbia voluto o l’abbia autorizzato, B riferisce la frase solo a C.

Né A né B sono responsabili di diffamazione.

 

 

Esempio 3:

A riferisce a B una frase offensiva nei confronti di Z. Senza che A lo abbia voluto o l’abbia autorizzato, B riferisce la frase a C, D ed E.

A non è responsabile di diffamazione. Lo è invece B.

 

 

Esempio 4:

A riferisce a B una frase offensiva nei confronti di Z. Senza che A lo abbia voluto o l’abbia autorizzato, B riferisce la frase a C e, in momenti successivi, anche a D, E, ed F.

A non è responsabile di diffamazione. Lo è invece B.

 

 

Esempio 5:

A riferisce a B una frase offensiva nei confronti di Z. Lo ha fatto ben sapendo che B lo avrebbe detto a C, D ed E ed anzi, su sua richiesta, l’ha autorizzato a comunicare tale suo giudizio.

A è responsabile di diffamazione.


 


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