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Lo sai che? Pubblicato il 12 ottobre 2016

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Lo sai che? Se con email o messaggio offendo un’altra persona che rischio?

> Lo sai che? Pubblicato il 12 ottobre 2016

Diffamazione con documento scritto: i rischi se il messaggio di posta elettronica, la chat su Whatsapp o su Facebook viene inoltrata alla persona offesa.

Diffamare una persona è reato solo in presenza di più persone: per cui la comunicazione rivolta a un solo soggetto, che non sia colui che si intende offendere, non fa scattare il penale. Ma che succede se la frase viene scritta su un foglio di carta, un’email o un messaggino sul cellulare (ad esempio con Whatsapp) e il destinatario della «confessione» la gira proprio a colui cui l’offesa si riferisce? E che succede se, invece, la gira ad altri soggetti? Cosa rischia chi ha scritto la parolaccia e come si può difendere il soggetto diffamato?

Chi prende visione di un messaggio o una chat, scambiato nel corso di una conversazione tra due soggetti (e non più di due), nella quale si parla male di lui in sua assenza, non ha armi per difendersi. La legge, infatti, non ritiene che tale comportamento sia illegale. Perché la diffamazione possa essere punita come reato è necessario che la fase sia pronunciata in presenza di più persone.

Diversa è la conclusione se tale scritto viene diffuso e comunicato a più persone per il tramite del passaparola. Si pensi al caso in cui una frase offensiva, scritta da una persona in una chat tra due soggetti, viene salvata e poi girata in un gruppo Whatsapp a cui partecipano più persone. In tal caso, il diffamato può difendersi con una denuncia solo quando il contenuto offensivo viene indirizzato a una pluralità di destinatari anche in tempi tra loro diversi (ad esempio, prima a Tizio, poi sistematicamente a Caio, a Sempronio, a Mevio, ecc.).

Tale denuncia andrà indirizzata nei confronti:

  • dell’autore del messaggio se la comunicazione a terzi della frase è avvenuta con il suo consenso esplicito o implicito (ad esempio, Tizio scrive a Caio un’offesa verso Sempronio e lo autorizza a inoltrare la mail ad altre persone o a girarla in una chat);
  • del destinatario del messaggio se questi comunica lo scritto ad altri soggetti senza aver prima ottenuto il consenso dell’autore della frase.

Infatti, se nell’intenzione del mittente l’email, sebbene indirizzata ad una sola persona, sia comunque conosciuta da più persone, lo stesso risponderà di diffamazione.

Lo scritto diffamatorio circolato su internet: esempi

Ecco qualche esempio per comprendere quando scatta la responsabilità penale e quando no.

A scrive a B un messaggio in cui parla male di C. C viene in possesso del messaggio per averglielo girato B.

A non è responsabile.

A invia a B, D, ed E, in tempi tra loro diversi, un messaggio in cui parla male di C. C viene in possesso del messaggio.

A è responsabile.

A scrive a B un messaggio in cui parla male di C. B gira il messaggio a D.

Né A, né B sono responsabili.

A scrive a B un messaggio in cui parla male di C. B gira il messaggio in una chat di gruppo senza aver prima avuto il consenso di A. C viene in possesso del messaggio.

A non è responsabile, ma lo è invece B.

A scrive a B un messaggio in cui parla male di C. B gira il messaggio in una chat di gruppo avendo ottenuto prima il consenso di A a far circolare tale frase. C viene in possesso del messaggio.

A è responsabile.

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