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Lo sai che? Pubblicato il 12 ottobre 2016

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Lo sai che? Multa sospesa, dati del conducente da comunicare lo stesso

> Lo sai che? Pubblicato il 12 ottobre 2016

Chi presenta ricorso contro una multa e ottiene l’immediata sospensione del verbale deve comunque comunicare i dati della patente di chi era alla guida dell’auto.

Non si scappa dall’obbligo di comunicare i dati dell’effettivo conducente dell’auto al momento dell’infrazione: anche se il proprietario del mezzo propone ricorso e il giudice gli concede immediatamente la sospensione della sanzione, la comunicazione va inviata comunque entro 60 giorni dalla notifica del verbale. È quanto chiarito ieri dalla Cassazione [1]. Ma procediamo con ordine.

Multa a casa se l’automobilista non viene fermato

Tutte le volte in cui la polizia non può contestare immediatamente la contravvenzione al conducente, quest’ultimo riceve la multa a casa tramite raccomandata a.r. o consegna a mani.

Tuttavia, quando insieme alla sanzione economica è prevista anche la decurtazione dei punti della patente, è richiesta la collaborazione del proprietario dell’auto onde identificare chi effettivamente guidava l’auto al momento dell’infrazione e infliggere detta sanzione (la decurtazione dei punti) solo nei confronti di quest’ultimo (rimasto ignoto proprio perché non fermato dalla polizia). A tal fine il proprietario del mezzo deve, entro 60 giorni dalla notifica della multa, comunicare all’agente accertatore i dati dell’effettivo conducente comprensivi del numero della patente dello stesso. Se questi non adempie non perde i punti, ma riceve una seconda sanzione ancora più salata (fino a mille euro).

La comunicazione va fatta sempre

Il codice della strada esonera dalla comunicazione dei dati dell’effettivo conducente solo in presenza di un giustificato motivo (che non può essere, ad esempio, il fatto di non ricordare a chi si è prestata l’auto).

Inoltre, secondo la giurisprudenza, il fatto di impugnare la multa davanti al giudice di Pace non esonera il proprietario dell’auto dalla comunicazione dei dati del conducente. E ciò vale anche se il magistrato, al deposito del ricorso, ha sospeso la multa.

note

[1] Cass. sent. n. 20477/2016 dell’11.10.2016.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, sentenza 26 maggio – 11 ottobre 2016, n. 20477
Presidente Manna – Relatore Picaroni

  
Ritenuto che il Giudice di pace di Stilo, con la sentenza n. 105 del 2009, accolse l’opposizione proposta da E. V. B. al verbale di accertamento n. 1260001006152 della violazione degli artt. 126-bis e 180, comma 8, del d.lgs. n. 285 del 1992, emesso per violazione dell’obbligo di comunicare le generalità del conducente del veicolo di sua proprietà che aveva commesso una infrazione stradale;

che il Tribunale di Locri, con sentenza depositata il 20 dicembre 2014, ha rigettato l’appello proposto dal Ministero dell’interno sul rilievo che il sig. B. aveva impugnato il verbale di contestazione presupposto e ottenuto la sospen­sione della relativa esecutività, con conseguente sospensione anche del termine previsto ai fini della comunicazione dall’art. 126-bis dei d.lgs. n. 285 del 1992, in applicazione del principio sancito dalla sentenza della Corte costituzionale n. 27
dei 2005;

che per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso il Ministero dell’interno, sulla base di un motivo;
che l’intimato non ha svolto difese.

Considerato che il Collegio ha deliberato l’adozione di una motivazione in forma semplificata;

che con l’unico motivo è dedotta violazione degli artt. 126-bis e 180, comma 8, del d.lgs. n. 285 dei 1992, in riferimento all’art. 360, n. 4, cod. proc. civ. e si contesta la ritenuta accessorietà dell’obbligo di comunicazione previsto dall’art. 126-bis in capo al proprietario del veicolo, rispetto all’accertamento della violazione stradale rilevata a carico del veicolo medesimo;

che, diversamente da quanto opinato dal Tribunale, si tratterebbe di viola­zioni autonome, con la conseguenza che né la sospensione cautelare della esecutività dei verbale presupposto, né l’annullamento dei verbale presupposto incide­rebbero sull’obbligo della comunicazione, come riconosciuto dalla giurisprudenza di legittimità (è richiamata Cass., sez. 2, sentenza n. 22881 del 2010);

che la doglianza è fondata;

che, come ripetutamente affermato da questa Corte, il termine entro cui il proprietario dei veicolo è tenuto, ai sensi dell’art. 126-bis, comma 2, a comunica­re all’organo di polizia che procede i dati relativi al conducente, non decorre dalla definizione del procedimento di opposizione avverso il verbale di accertamento dell’infrazione presupposta, ma dalla richiesta rivolta al proprietario dall’autorità, trattandosi di un’ipotesi di illecito istantaneo previsto a garanzia dell’interesse pubblicistico relativo alla tempestiva identificazione del responsabile, del tutto autonomo rispetto all’effettiva commissione di un precedente illecito (da ultimo, Cass., sez. 2, sentenza n. 15542 dei 2015);

che, ribadito il principio secondo cui l’obbligo di comunicare i dati del con­ducente richiesti dalla P.A. attiene ad un dovere di collaborazione di natura auto­noma, separatamente sanzionato, non condizionato alla contestazione della vio­lazione “presupposta”, il ricorso deve essere accolto e deciso nel merito, in appli­cazione dell’art. 384 cod. proc. civ., non essendo necessari ulteriori accertamenti;

che le spese dell’intero giudizio, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’opposizione e condanna E. V. B. al pagamento delle spese del giudizio, che liquida, per il primo grado, in euro 300,00, per il grado di appello, in euro 400,00, e per il giudizio di cassazione, in euro 600,00, oltre spese prenotate e prenotande a debito per ciascuna liquidazione.

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