Che valore ha un assegno senza data?
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12 Ott 2016
 
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Che valore ha un assegno senza data?

Le conseguenze dell’omessa indicazione della data di emissione: l’assegno bancario è nullo ma vale come promessa di pagamento.

 

Può capitare di rilasciare, al proprio creditore, un assegno privo di data. In tali casi l’assegno è nullo e, quindi, oltre a non poter essere incassato non consente di agire con il pignoramento. Tuttavia, si tratta pur sempre di un documento sottoscritto dal debitore con il quale questi riconosce il debito: pertanto vale come promessa di pagamento. Con la conseguenza che esso potrà essere utilizzato per ottenere dal giudice un decreto ingiuntivo. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

L’assegno bancario privo di data di emissione – si legge in sentenza – è nullo, ossia, non vale come tale, ma come mera promessa di pagamento.

Per la validità dell’assegno occorre che la data sia presente nel momento stesso in cui il titolo viene emesso. Non è possibile indicare la data in un momento successivo; ciò perché la data serve a stabilire il giorno dal quale decorre il termine di presentazione dell’assegno alla banca per il pagamento, sia perché, diversamente, l’assegno potrebbe circolare a tempo indeterminato e usufruire così indebitamente la funzione propria della cambiale.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 1 giugno – 11 ottobre 2016, n. 20449
Presidente Giancola – Relatore De Chiara

Svolgimento del processo

Nell’ottobre 1996 il sig. F.E. propose opposizione al decreto ingiuntivo di pagamento di Lire 10.000.000 emesso nei suoi confronti dal Pretore di Teramo su richiesta del sig. P.A. , il quale pretendeva tale somma per avergliela in precedenza mutuata e aveva prodotto, a fondamento della pretesa, due assegni, di Lire 2.000.000 e Lire 8.000.000, emessi in suo favore dall’opponente.
Quest’ultimo negava il debito da mutuo e deduceva che gli assegni erano stati da lui tratti in pagamento di un debito di gioco, onde l’opposto era privo di azione. Chiedeva altresì, in via riconvenzionale, il pagamento del prezzo della fornitura di 150 litri di olio all’anno, che aveva eseguito in favore del P. per otto anni.
Il Tribunale di Teramo, subentrato nelle more alla Pretura, accolse l’opposizione e la domanda riconven-zionale. Quanto alla prima, osservò che l’opposto aveva esperito l’azione causale, ma non aveva formalmente offerto in restituzione e depositato in cancelleria i titoli di credito, ai sensi dell’art. 58 legge ass., essendosi limitato ad allegarli al proprio fascicolo di parte, che avrebbe potuto ritirare in qualsiasi

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[1] Cass. sent. n. 20449/16 dell’11.10.2016.

 


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