Separati in casa: il coniuge può usucapire metà appartamento?
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12 Ott 2016
 
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Separati in casa: il coniuge può usucapire metà appartamento?

Coniugi, in caso di separazione e divisione ideale dell’appartamento non si può parlare di usucapione di uno su una porzione dell’immobile.

 

Immaginiamo di separarci di fatto dal nostro coniuge (senza cioè andare ancora dal giudice, ma di fatto interrompendo ogni rapporto) e di autorizzarlo a vivere nell’appartamento di nostra proprietà: «separati in casa», insomma, per usare un termine comune. Se questa situazione si protrae per diverso tempo c’è il rischio che il nostro «ex» possa, dopo qualche anno, rivendicare la proprietà della parte di immobile in cui ha abitato, appellandosi all’usucapione? La risposta è in una sentenza che la Cassazione ha pubblicato qualche ora fa [1]. Sentite bene che dice la Suprema corte.

 

Il coniuge separato in casa non può usucapire la porzione di appartamento da lui abitata dopo la rottura di fatto del matrimonio. Per poter rivendicare la proprietà di parte dell’immobile egli dovrebbe dimostrare l’uso esclusivo dei vani rivendicati. Circostanza, quindi, particolarmente difficile posta la situazione di «convivenza» all’interno dello stesso appartamento, peraltro ottenuta con il consenso nostro.

 

 

La vicenda

Sulla base di questa motivazione i supremi giudici hanno respinto il ricorso di una donna che, dopo aver inviato una lettera al marito ed essersi «separata in casa», aveva rivendicato l’uso ventennale di alcuni vani dell’immobile di proprietà di lui.

I rapporti tra i coniugi si erano ormai deteriorati, tant’è che i due avevano ormai interrotto ogni rapporto e la moglie aveva anche manifestato inizialmente l’intenzione di andare via di casa. Tuttavia, su reciproco consenso, la convivenza era proseguita per diversi anni fino a quando i due avevano poi avviato il normale giudizio in tribunale per formalizzare la separazione di fatto. In quella sede, però, la donna – che non poteva chiedere l’assegnazione della casa non avendo la coppia avuto figli – aveva giocato la carta dell’usucapione. Richiesta però rigettata dal magistrato poiché si tratterebbe di un diritto impossibile da esercitare fino a quando c’è una convivenza e una divisione degli spazi comuni dell’immobile.

 

 

La convivenza esclude l’usucapione

La convivenza sotto lo stesso tetto e la condivisione degli spazi comuni esclude la possibilità che uno dei due coniugi separati in casa possa rivendicare l’usucapione su alcuni vani dell’appartamento. L’usucapione si potrebbe configurare, al limite, solo se il soggetto riesce a dimostrare l’uso esclusivo di una singola porzione dell’immobile. Ma di ciò dovrebbe fornirne prova: prova difficile da fornire quando l’appartamento non è divisibile in zone separate.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 24 giugno – 12 ottobre 2016, n. 20568
Presidente Mazzacane – Relatore Falabella

Svolgimento del processo

Con atto di citazione notificato il 15 gennaio 2003 D.F. conveniva avanti al Tribunale di Cagliari P.P. per chiedere la sua condanna al rilascio delle porzioni di immobile relative al vano ufficio, al ballatoio esterno e alla terrazza di cui al f. (omissis) , sub 11 del locale catasto, di sua esclusiva proprietà in forza di atto pubblico del 27 novembre 1962. L’attore esponeva che: con atto pubblico del 27 novembre 1962 aveva acquistato un’area fabbricabile, sita in (omissis) , sopra la quale aveva costruito il piano terreno dell’abitazione di via (omissis) ; che con atto pubblico del 20 gennaio 1965 aveva venduto a P.P. , con cui poi si era sposato il 30 novembre 1977, una porzione di circa 90 mq del terrazzo di copertura del piano terra dell’immobile summenzionato; che sul rispettivo tratto di detto lastrico solare egli e P.P. avevano costruito ciascuno il proprio appartamento; che egli aveva pure realizzato, sulla parte di copertura di sua proprietà, un vano ufficio, un ballatoio esterno, una terrazza ed un ripostiglio; che si era separato da P.P. con sentenza del 23 ottobre 2001, poi confermata dalla Corte di Appello di Cagliari con pronuncia

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[1] Cass. sent. n. 20568/16 del 12.10.2016.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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