Conto corrente cointestato in caso di morte
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13 Nov 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Conto corrente cointestato in caso di morte

Per capire cosa succede alla morte di uno degli intestatari di un conto corrente cointestato, occorre distinguere tra conto corrente a firma congiunta e a firma disgiunta.

 

Conto corrente cointestato: cos’è?

In genere, ogni conto corrente ha un solo intestatario, persona fisica (Tizio o Caia) o giuridica (Alfa s.r.l. o Beta s.p.a.), che dispone della somma depositata dall’apertura fino alla chiusura del conto stesso.

Frequente, tuttavia, è il caso in cui due o più persone decidono di cointestarsi un conto. Nel dettaglio, ciò avviene in due modi: si può avere il conto corrente cointestato a firma disgiunta ed il conto corrente cointestato a firma congiunta.

Cointestare un conto a firma congiunta significa non solo riconoscere ai vari titolari la possibilità di operare sul conto stesso. Il dato fondamentale è che tutti i movimenti vengono autorizzati se e solo se tutti i titolari del conto hanno apposto la loro firma per avallare l’operazione: ad esempio, ogni bonifico o ogni pagamento inviato può essere realizzato solo se ciascun cointestatario del conto corrente dà l’ok a tale operazione. Se anche un solo cointestatario è contrario e non autorizza l’operazione tramite firma, quest’ultima non potrà essere eseguita.

 

Se, invece, il conto corrente è cointestato a firme disgiunte, tutti i titolari concorrono al possesso del conto ma, a differenza del caso prima esaminato, ogni singolo titolare può operare liberamente mediante prelievi, bonifici e pagamenti che vadano ad attingere al saldo del conto.

 

 

Conto corrente cointestato: e se uno dei cointestatari muore?

Il momento sicuramente più problematico della “vita” di un conto corrente cointestato è rappresentato dalla morte di uno dei cointestatari: il motivo lo si può facilmente comprendere; se uno dei cointestatari muore, infatti, il suo posto viene preso dei suoi eredi nel rapporto bancario.

 

Nel caso di conto corrente a firma congiunta, al decesso di un cointestatario, il conto corrente viene di fatto “congelato” in attesa che si vadano ad individuare quelli che sono gli eredi legittimi del vecchio intestatario. Solo dopo, essi avranno la possibilità di approvare o meno tramite firma tutte le nuove operazioni proposte sul conto.

Al contrario, se il conto corrente è a firma disgiunta, l’iter di identificazione e di successione dello stesso conto cointestato, non impedisce agli altri titolari di operare – nel frattempo – liberamente sul conto. È, comunque, buona norma che la banca, precauzionalmente, blocchi i conti correnti, anche quelli cointestati a firma disgiunta, attraverso al presentazione del certificato di morte da parte degli eredi o dei semplici chiamati all’eredità; è necessario, inoltre, il deposito della dichiarazione di successione o, quando questa non è obbligatoria, di un atto notorio  o di un certificato sostitutivo di atto notorio.

 

Per quanto invece concerne le reali spettanze ereditarie, la sola quota di danaro appartenente al cointestatario defunto cade in successione e andrà calcolata in percentuale sull’intera giacenza del conto bancario e in base al complessivo numero dei cointestatari. Facciamo un esempio: Tizio e Caio hanno un conto cointestato su cui è depositata la somma di 1000 euro. Tizio muore. Gli eredi di Tizio rinverranno nel suo asse ereditario un credito di ammontare pari al 50% della somma presente sul conto (1000:2=500). Se, però, le parti si sono accordate diversamente, la prova in tal senso può essere fornita con ogni mezzo (ad esempio, bonifici, stipendio o pensione) ed anche tramite presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti.

 

Vi è un caso particolare: è possibile che un conto sia intestato a più persone ma la somma depositata sia, in realtà, di una sola, in particolare di quella che muore. In presenza di una situazione di tal genere, il restante 50% della somma (la parte, cioè, che non va in successione), è già di competenza del cointestatario.

 


 


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