Vaccino contro l’influenza: rischi, danni e indennizzi
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13 Ott 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Vaccino contro l’influenza: rischi, danni e indennizzi

Il vaccino non è obbligatorio ma consigliato. I benefici ci sono, ma anche i rischi. In caso di danni, c’è diritto all’indennizzo? Ed entro quando?

 

Vaccino contro l’influenza: il rimedio è peggio della malattia? Non è detto. Ma va tenuto conto, comunque, il rischio che si può correre se si accetta quella punturina contro il mal di stagione.

Che cos’è il vaccino contro l’influenza? Le case farmaceutiche lo definiscono come un medicinale che induce lo sviluppo di anticorpi da due settimane dopo la somministrazione. Anticorpi che proteggono dalle infezioni provocate dal virus dell’influenza.

Ogni stagione arrivano uno o più virus diversi. E’ l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) a stabilire cosa ci farà venire tosse e febbre di anno in anno. Nella stagione 2016/2017, i colpevoli dei nostri malanni sono tre:

  • un virus tipo A/California/7/2009 (H1N1) pdm09;
  • un virus tipo A/Hong Kong/4801/2014 (H3N2);
  • un virus tipo B/Brisbane/60/2008.

Insomma, virus in arrivo dall’America, dall’Asia e dall’Oceania. Una sorta di immigrazione clandestina, ma soprattutto indesiderata, contro la quale viene proposto un vaccino trivalente, cioè potenzialmente in grado di debellare i tre tipi di ospiti sgraditi o, addirittura quadrivalente: una formula autorizzata in Italia dal 2014 (non sempre reperibile, però) per rendere immuni gli adulti ed i bambini dai 3 anni in su e che protegge da un ulteriore virus di tipo B (il quarto, appunto).

 

Individuato il nemico, come annientarlo?

  • con un vaccino split, cioè virus influenzali frammentati;
  • con un vaccino a subunità, cioè che contiene solo gli antigeni di superficie (emoagglutinina e neuraminidasi);
  • con un vaccino adiuvato, cioè che contiene gli antigeni di superficie (quelli dei nomi antipatici sopra citati) emulsionati ad adiuvante ed autorizzati per rendere immuni i soggetti dai 64 anni in su;
  • con un vaccino intradermico: una punturina sotto pelle anziché nel muscolo.

Ma, come in tutte le cose, ci sono i pro e i contro. Cominciamo dal bicchiere mezzo pieno.

 

 

Vaccino contro l’influenza: quali benefici

A rigore di logica, uno fa un vaccino contro l’influenza per stare meglio. Premesso che ogni anno l’efficacia del siero può cambiare, ecco quali sono i benefici dichiarati dagli addetti ai vaccini:

  • riuscire a prevenire l’influenza, proteggendo un individuo ed evitando il contagio ad altre persone più vulnerabili;
  • attenuare l’influenza quando la malattia è già in corso;
  • ridurre il rischio di conseguenze gravi dell’influenza nei soggetti più deboli, quelli con malattie croniche, anziani, diabetici, ecc.

Lo stesso Ministero della salute, sul proprio sito (non aggiornato, peraltro), indica come obiettivi della campagna vaccinale stagionale contro l’influenza la riduzione del rischio individuale di malattia, ospedalizzazione e morte e la riduzione dei costi sociali connessi con morbosità e mortalità. Sempre il Ministero ritiene il vaccino contro l’influenza «un mezzo efficace e sicuro per prevenire la malattia e le sue complicanze» ed individua come soggetti più indicati per ricevere il vaccino contro l’influenza le persone di almeno 65 anni o quelle con certe patologie che aumentano il rischio di complicanze in corso di influenza.

 

 

Vaccino contro l’influenza: cosa si rischia?

Ed eccoci al bicchiere mezzo vuoto: cosa rischio con il vaccino contro l’influenza?

Gli effetti indesiderati più comuni sono abbastanza lievi: si va da una reazione nel punto in cui è stata praticata l’iniezione (indolenzimento o indurimento sotto pelle) a un po’ di febbre per un giorno o due a qualche dolore articolare o muscolare.

Qualche volta, però, il vaccino contro l’influenza può provocare delle reazioni allergiche. Alcune più leggere, che comportano prurito o arrossamento della pelle e orticaria. Altre ben più gravi, come lo shock anafilattico, anche se gli esperti in materia sostengono che questo tipo di reazione è piuttosto rara. In ogni caso, è bene sentire il proprio medico.

Il vaccino contro l’influenza può, infine comportare qualche rischio davvero serio, anche se vengono raramente segnalati:

  • una malattia del sistema emolinfopoietico, che, cioè attacca il sangue (abbassamento delle piastrine) e le ghiandole linfatiche, che tendono ad infiammarsi;
  • una malattia del sistema nervoso: nevralgia, perdita momentanea della sensibilità, convulsioni provocate dalla febbre, disturbi neurologici, nevriti o polinevriti;
  • una malattia del sistema circolatorio, come infiammazione delle arterie.

Si possono manifestare anche delle reazioni gastrointestinali, come, ad esempio, il vomito.

Il vaccino contro l’influenza non deve essere somministrato in presenza di febbre o infezioni, a chi ha avuto delle reazioni allergiche in passato, a chi presenta ipersensibilità ai principi attivi, in particolare alle proteine dell’uovo. Può, invece, essere somministrato alle donne incinte. Di solito si consiglia dal secondo trimestre di gravidanza, ma se è a rischio di complicazioni dovute all’influenza alcuni medici consigliano di fare il vaccino anche durante il primo trimestre.

 

 

Danni da vaccino contro l’influenza: il diritto all’indennizzo

C’è una premessa importante da fare. Come sappiamo, il vaccino contro l’influenza non è obbligatorio ma, per alcune categorie di cittadini (soprattutto per gli anziani) è fortemente consigliato dal Ministero della Salute attraverso diverse campagne mediatiche. Ebbene, la Corte d’appello di Campobasso [1] ha chiarito a suo tempo che chi ha contratto una malattia a causa di una vaccinazione non obbligatoria (come, appunto, il caso di quella antinfluenzale), ha diritto allo stesso indennizzo previsto dalla legge [2] per i danni provocati dalle vaccinazioni obbligatorie. Per i giudici, il riconoscimento dell’indennizzo non deve basarsi sull’obbligatorietà del vaccino ma sul rischio corso dal cittadino che, accettando il consiglio del Ministero, ha voluto aderire alla campagna di vaccinazione. Pertanto, conclude la sentenza, lo Stato non può lasciare solo chi ha corso questo rischio ed ha subìto un danno, nell’interesse della salute di tutti.

Non solo: anche la Corte Costituzionale, in più occasioni, ha dichiarato illegittima la legge sull’indennizzo nella parte in cui vengono esclusi i vaccini non obbligatori, com’è il caso, appunto, del vaccino contro l’influenza [3].

Titolare dell’indennizzo non è solo il paziente che ha subìto il danno, in questo caso, dal vaccino contro l’influenza ma anche le persone che, entrando a contatto con una persona vaccinata, abbia riportato qualche danno.

 

 

Danni da vaccino contro l’influenza: in che cosa consiste l’indennizzo

L’indennizzo comprende tutti gli aspetti del danno subìto: esistenziale, patrimoniale, morale e biologico. Inoltre, come la legge stessa prevede, l’indennizzo è da considerare una misura di solidarietà sociale che, però, non pregiudica in alcun modo il diritto al risarcimento del danno causato dal vaccino.

Naturalmente, tutto ciò prevede l’accertamento di una responsabilità, colposa o dolosa, in base a quanto stabilito dal codice civile [4].

L’indennizzo per i danni causati, in questo caso, dal vaccino contro l’influenza consiste in un assegno reversibile per 15 anni, rivalutato annualmente. Non è una sorta di «pensione esclusiva vera e propria», ma è cumulabile con qualsiasi altro introito. Nel peggiore dei casi, cioè di fronte al decesso della persona che ha subìto il danno, l’erede o gli eredi hanno diritto ad un assegno reversibile o all’una tantum di 77.468,53 euro.

Non è finita. Dal 2005 [5] viene riconosciuto un indennizzo aggiuntivo superiore a quello indicato dalla legge precedente per le persone che contraggono più di una malattia causata dal vaccino. Metà spetta alla persona danneggiata e metà a chi gli ha prestato assistenza «prevalente e continuativa».

 

 

La procedura per chiedere l’indennizzo

La domanda per chiedere l’indennizzo per i danni subiti, in questo caso, dal vaccino contro l’influenza va presentata all’Asl di residenza, la quale svolgerà l’istruttoria controllando la documentazione e verificando che il richiedente sia in possesso di tutti i requisiti.

Completata l’istruttoria, l’Asl invia copia completa del fascicolo alla Commissione medica ospedaliera, che fissa la data per una visita all’interessato, esamina la documentazione sanitaria e amministrativa allegata dall’interessato e si esprime in merito.

Il verbale della Commissione viene, quindi, comunicato al richiedente. Dalla data di notifica partono i 30 giorni a disposizione dell’interessato per presentare ricorso in caso di parere negativo.

Se, invece, la Commissione esprime parere positivo, il fascicolo passa alla Regione, la quale provvede a liquidare l’indennizzo e gli eventuali arretrati. Solo se la persona che ha subìto il danno risiede in una regione a Statuto speciale, questa pratica viene espletata dal Ministero della salute.

In caso di aggravamento della malattia provocata dal vaccino, l’interessato può presentare all’Asl, entro sei mesi dalla conoscenza dell’evento, domanda di revisione per rientrare in una categoria tabellare diversa e, di conseguenza, avere un altro tipo di indennizzo.

 

 

Entro quando chiedere il risarcimento?

Quali sono i tempi di prescrizione? Dal momento in cui si manifestano i danni provocati dai vaccini, la domanda va presentata:

  • entro 10 anni per i soggetti affetti dal virus Hiv;
  • entro 3 anni per i danni subiti da vaccinazioni obbligatorie o per quelle non obbligatorie ma consigliate dal Ministero (come il vaccino contro l’influenza);
  • entro 5 anni se il vaccino è pericoloso o potenzialmente dannoso per tutti ma viene, comunque, messo in commercio.

 

Non si deve confondere l’indennizzo con il risarcimento. Il primo viene concepito come misura di solidarietà sociale. Il secondo, invece, parte dall’accertamento di una responsabilità colposa o dolosa da parte dell’amministrazione di giustizia.


[1] C. App. Campobasso, sent. n. 200/2014.

[2] Legge n. 201/1992.

[3] Corte Cost. sent. n. 107/2012.

[4] Art. 2043 cod. civ.

[5] Legge n. 299/2005.

 


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