Mediazione, chi paga l’avvocato?
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13 Ott 2016
 
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Mediazione, chi paga l’avvocato?

Nel caso di mediazione non obbligatoria conclusasi senza un accordo tra le parti, si può ottenere il gratuito patrocinio: l’avvocato lo paga quindi lo Stato.

 

Fare una causa costa sempre più tempo e denaro. Risolvere la questione dinanzi a un organismo terzo e imparziale, la cui decisione possa avere lo stesso valore di una sentenza del giudice, potrebbe risolvere tanti problemi. È proprio questo lo scopo della mediazione che, in alcuni casi, è obbligatoria per legge prima di poter approdare davanti al giudice (cosiddetta mediazione obbligatoria), mentre in altri è una libera scelta rimessa alla volontà della parte (cosiddetta mediazione facoltativa).

 

Così, ad esempio, se hai una questione con chi ti ha venduto un cellulare, un elettrodomestico, un vestito, un pezzo di ricambio dell’automobile e, benché ritieni di avere ragione, non intendi sobbarcarti i costi di una causa in tribunale, potresti – per quanto la legge non ti obbliga a farlo – invitare la controparte davanti a un organismo di mediazione, al fine di trovare un accordo e ottenere (anche in parte) soddisfazione delle tue ragioni. Questo sistema potrebbe essere estremamente utile se la controparte si presentasse all’incontro e aprisse un tavolo di trattative: comportamento obbligato solo nei casi di mediazione obbligatoria (a pena di pesanti sanzioni all’esito della causa). Nessuna conseguenza, invece, è prevista per la mediazione facoltativa.

 

Il problema, poi, può complicarsi per via della partecipazione dell’avvocato. Nella mediazione obbligatoria l’avvocato deve necessariamente essere presente e, insieme a lui, anche il suo cliente. Se quest’ultimo si limita a delegare il primo, l’incontro si considera non avvenuto (con tutte le conseguenze del caso). Idem se a presentarsi è, invece, solo l’assistito senza un difensore.

Nella mediazione facoltativa, invece, non è necessaria la partecipazione dell’avvocato e la parte può vedersela da sola. Ma, a volte, l’intervento di un professionista, esperto del settore, può fornire maggiori garanzie.

 

Il punto, però, è che sia nel caso di mediazione obbligatoria che nel caso di mediazione facoltativa, la parcella dell’avvocato la deve pagare il cliente. L’unica eccezione è per chi rientra nei limiti di reddito per l’ammissione al gratuito patrocinio: in tal caso, è lo Stato a sobbarcarsi i relativi costi legali. Per ottenere l’agevolazione è necessario presentare una domanda presso l’Organismo di Conciliazione con apposita dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, la cui sottoscrizione può essere autenticata anche dal mediatore designato.

 

La gratuità dell’assistenza legale per chi rientra nel gratuito patrocinio è scontata per la mediazione obbligatoria. Non lo è invece per la mediazione facoltativa. Tuttavia, alcune sentenze iniziano ad aprirsi a una diversa interpretazione. È, ad esempio, il caso del Tribunale di Ascoli Piceno che, con un recente decreto [1], ha accolto la domanda di liquidazione a carico dello Stato dell’onorario dell’avvocato presentata da una parte ammessa al gratuito patrocinio. La condizione per ottenere il beneficio in commento è che la mediazione non obbligatoria si sia conclusa con esito negativo, ossia le parti non siano riuscite a trovare un accordo. In questo modo, la parcella che il giudice, al termine della causa, liquida in favore dell’avvocato, è comprensivo sia dell’attività processuale sia di quella svolta in mediazione.

 

Comunque, la possibilità di addebitare allo stato l’onorario dell’avvocato nei casi di mediazione facoltativa è ancora dubbio in giurisprudenza.

 


La sentenza

Tribunale Ordinario di Ascoli Piceno, 12 settembre 2016

Vista la richiesta formulata dall’(omissis);
visto il provvedimento di ammissione al patrocinio a spese dello Stato in data 29.10.2015;
ritenuto che, in conformità con il costante orientamento giurisprudenziale, anche l’attività espletata dal difensore in sede di mediazione debba essere posta a carico dello Stato in caso di previa ammissione al Patrocinio a Spese dello Stato e .che debba essere liquidata in relazione ai parametri dell’attività stragiudiziale;
considerato l’art. 82 DPR 115/2002, in base al quale “l’onorario e le spese spettanti al difensore sono liquidati dall’autorità giudiziaria con decreto di pagamento, osservando la tariffa professionale in modo che, in ogni caso, non risultino superiori ai valori medi delle tariffe professionali vigenti relative ad onorari, diritti ed indennità, tenuto conto della natura dell’impegno professionale, in relazione all’incidenza degli atti assunti rispetto alla posizione processuale della persona difesa;
tenuto conto della richiesta, in considerazione del numero degli incontri avanti al mediatore (uno) della limitata complessità dell’incarico e dell’impegno necessario al suo espletamento;
applicata la riduzione del 50% prevista dal T.U. sulle spese di giustizia;

P.Q.M.

– liquida in favore dell’avv. (omissis) somma, già ridotta, di complessivi euro 600,00 incluso rimborso forfettario (15%) oltre iva e cpa come per legge;
– pone l’onere del pagamento a carico dello Stato. Si comunichi anche al P.M.

[1] Trib. Ascoli Piceno, decr. del 12.09.2016. In particolare, il Tribunale ha liquidato all’avvocato il compenso di 600 euro dopo aver applicato la riduzione del 50% prevista dal «Testo unico spese di giustizia» ed aver valutato la «limitata complessità dell’incarico e dell’impegno necessario al suo espletamento», oltre che lo svolgimento di un solo incontro durante il quale il mediatore ha dovuto prendere atto della «impossibilità di proseguire nel procedimento di mediazione», stante l’assenza della parte invitata. Stessa soluzione è contenuta nel decreto del 25.06.2016, sempre a firma del Tribunale di Ascoli Piceno.

 


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