Divorziare in una sola udienza si può?
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13 Ott 2016
 
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Divorziare in una sola udienza si può?

 

Dopo l’udienza davanti al Presidente del tribunale, il giudice può rinviare al Collegio per l’emissione della sentenza non definitiva sullo stato di «divorziato».

 

Una causa di divorzio può durare molto tempo, specie quando sono in discussione questioni economiche come l’assegno di mantenimento o l’affidamento dei figli; così, per consentire all’ex marito e all’ex moglie di ottenere subito lo stato di «divorziato» si sta aprendo un filone interpretativo che consente di ottenere, in una sola udienza, la sentenza di divorzio, salvo poi proseguire il giudizio per tutte le altre questioni rimaste sospese. A tanto sono arrivati prima il tribunale di Roma [1], poi quello di Milano [2]. Ma procediamo con ordine e vediamo come ciò sia possibile.

 

 

La separazione inizia subito

Nel momento in cui marito e moglie vogliono separarsi e non trovano un accordo, si presentano davanti al tribunale, assistiti dai rispettivi avvocati. Inizia una causa, ma alla prima udienza il Presidente del Tribunale detta i provvedimenti provvisori (ad esempio, la misura dell’assegno di mantenimento, la collocazione dei figli, il diritto di visita dell’altro genitore, la divisione della casa, ecc.): è da questa data che decorre il termine di un anno per poi divorziare. Quindi, se la causa di separazione dura più di un anno, gli stessi soggetti possono iniziare contemporaneamente anche il giudizio di divorzio.

 

Tutta questa trafila non è più necessaria se, invece, i coniugi trovano un accordo sulla separazione. In tal caso, si attua la procedura della cosiddetta separazione consensuale e tutto è più veloce ed economico; peraltro si accorciano anche (come vedremo a breve) i termini per divorziare. In particolare gli ex coniugi possono:

  • separarsi in Comune, ma a condizione che non abbiano avuto figli e che non sia previsto il passaggio di proprietà o il pagamento di un mantenimento;
  • separarsi con un accordo firmato davanti ai rispettivi avvocati (cosiddetta negoziazione assistita);
  • separarsi in tribunale, ma il tutto avviene in una sola udienza davanti al Presidente del tribunale stesso.

 

 

Il divorzio in una sola udienza

Di norma, se marito e moglie non hanno trovato un accordo al momento della separazione è improbabile che lo trovino per il successivo divorzio.

Ad ogni modo, nel primo caso – ossia quando c’è stata una separazione consensuale – si può divorziare dopo 6 mesi; invece se si va davanti al giudice e si decide di fare la causa (separazione giudiziale) per il divorzio bisogna attendere 1 anno.

 

Intervenuta la sentenza di divorzio le parti sono libere, acquisiscono di nuovo lo stato di celibe e nubile, o meglio di «divorziato», e possono eventualmente risposarsi.

Per accelerare i tempi e far sì che questo traguardo sia raggiunto nel più breve tempo possibile, nonostante le numerose contestazioni, prove, testimonianze e consulenze da acquisire in processo, il giudice può – già all’inizio della causa di divorzio – emettere una sentenza parziale con cui dichiara subito gli ex coniugi divorziati e poi proseguire il giudizio per le restanti decisioni.

 

Da un punto di vista tecnico, il tutto avviene secondo i seguenti passaggi:

  • subito dopo il deposito del ricorso per il divorzio, i coniugi vengono chiamati a comparire davanti al Presidente del Tribunale che emette (come nel caso della separazione) i provvedimenti temporanei in materia di assegno di mantenimento, collocazione dei figli, assegnazione della casa coniugale, ecc.;
  • a questo punto la palla passa al singolo giudice investito della decisione che, già alla prima udienza, prima ancora quindi della fase istruttoria (quella cioè rivolta all’acquisizione delle prove), rinvia il fascicolo al Collegio, competente per l’emissione della sentenza «non definitiva» sullo status di divorziati.

 

Così le parti potranno proseguire il processo per regolare tutti gli aspetti economici e l’esercizio della responsabilità genitoriale, senza perdere altri anni prima di raggiungere lo stato civile di divorziati.


La sentenza

LA SENTENZA

 

 

Il tribunale di Milano

Trib. Milano, sez. IX civ., ordinanza 27 settembre 2016 (Est. G. Buffone)

DIVORZIO – EMISSIONE DI SENTENZA NON DEFINITIVA DI CESSAZIONE DEGLI EFFETTI CIVILI DEL MATRIMONIO ALL’ESITO DELL’UDIENZA PRESIDENZIALE IN UDIENZA DI PRIMA COMPARIZIONE DINANZI AL G.I. TENUTA NEL MEDESIMO GIORNO – PRESUPPOSTI

In adesione a quanto già ritenuto dal Tribunale di Roma (Trib. Roma, 7 settembre 2016, Pres. Mangano, est. Velletti) va rilevato che nel procedimento di divorzio e’ ammissibile l’emissione di sentenza non definitiva di cessazione degli effetti civili del matrimonio all’esito dell’udienza presidenziale, previa rinuncia dei difensori delle parti al deposito delle memorie previste dall’art. 4, comma 10, l.n. 898/1970, qualora con i provvedimenti presidenziali il Presidente, nomini sé stesso G.I., tenga nell’immediatezza udienza di prima comparizione, e rimetta la decisione al Collegio sullo status in accoglimento della concorde richiesta delle parti. La riferita interpretazione delle norme appare in linea con il principio costituzionale di ragionevole durata del processo, cristallizzato nell’art. 111 della Costituzione, che impone di scegliere opzioni ermeneutiche che, nel rispetto dei pari principi di rango costituzionale di

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[1] Trib. Roma sent. n. 67144/2016.

[2] Trib. Milano ord. del 27.09.2016.

 


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