Danno da vaccinazione influenza: quando si prescrive?
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14 Ott 2016
 
L'autore
Emanuele Carbonara
 


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Danno da vaccinazione influenza: quando si prescrive?

Entro quando si può chiedere il risarcimento dei danni causati dal vaccino contro l’influenza? Esistono altri rimedi previsti dalla legge?

 

Il danno causato dalla vaccinazione anti-influenza si prescrive in dieci anni. Entro questo termine, si può citare in giudizio la Asl di appartenenza del medico che ha somministrato il vaccino, per vedersi risarciti tutti i danni patiti. Lo Stato, inoltre, garantisce un’indennità per coloro che, a seguito dell’iniezione, subiscano lesioni della propria integrità psicofisica. Il diritto all’indennizzo, previsto dalla legge per le vaccinazioni obbligatorie, è stato sancito dai tribunali anche in caso di vaccino contro il virus influenzale.

Il risarcimento del danno: termine e modalità della richiesta

Se il vaccino contro l’influenza comporta l’insorgere di una patologia nel paziente, quest’ultimo può citare in giudizio la Asl per farsi risarcire i danni. La domanda giudiziale va proposta entro il termine di dieci anni, decorrente da quando il danneggiato ha avuto conoscenza del fatto che l’infermità è derivata proprio dalla vaccinazione (ad esempio, dopo una visita medica che abbia accertato il rapporto di causa/effetto). Il risarcimento va richiesto alla Asl di appartenenza del personale sanitario (ad esempio, medico di base) che ha effettuato l’iniezione [1].

Cosa bisogna provare

Per poter ottenere il ristoro del danno, tuttavia, non basta che la patologia sia stata causata della vaccinazione. Occorre altresì che il danno prodotto fosse prevedibile ed evitabile: in altri termini, è necessaria la colpa di chi ha eseguito la vaccinazione. Si pensi al caso del personale medico che faccia l’iniezione ad un soggetto già debilitato, o alla vaccinazione eseguita senza indagare accuratamente sullo stato di salute del paziente (ad esempio, esistenza di patologie pregresse che rendano il vaccino controindicato).

 

Per avere il risarcimento, al danneggiato basta allegare la documentazione che attesti:

  • l’esistenza della patologia;
  • il fatto che la stessa derivi dal vaccino contro l’influenza;
  • l’esecuzione dell’iniezione da parte di personale sanitario appartenente alla Asl citata in giudizio.

Spetta poi alla Asl il più gravoso compito di fornire prova contraria [2]. In altri termini, sarà la struttura sanitaria a dover dimostrare che il danno non c’è stato, o che non è stato causato dalla vaccinazione, ovvero, ancora, che non c’è stata alcuna colpa del personale medico.

Quali sono i danni risarcibili

Con la richiesta di risarcimento, l’interessato può chiedere il completo ristoro:

  • del cosiddetto danno biologico, ossia il pregiudizio derivante dalla lesione dell’integrità psicofisica;
  • del danno morale, ovvero le sofferenze psicologiche patite a causa della patologia;
  • del danno esistenziale: peggioramento della qualità della vita in tutti i suoi aspetti (anche relazionali);
  • danno patrimoniale, comprendente tutte le spese intraprese a causa della malattia.

Le prime tre voci di danno saranno quantificate in via equitativa dal giudice. L’importo del danno patrimoniale, invece, verrà stabilito sulla base della relativa documentazione presentata in giudizio.

La responsabilità del ministero della Salute

Qualora sussista una responsabilità del ministero della Salute (ad esempio per l’intrinseca pericolosità del vaccino distribuito), occorre citare in giudizio il ministero stesso. In questo caso, però, il risarcimento va chiesto nel termine di cinque anni e sarà a carico del richiedente la prova del danno, del nesso causale, e della colpa ascritta al ministero [3].

L’indennizzo statale per le patologie causate dai vaccini

Diverso dal risarcimento del danno è l’indennizzo che la legge riconosce a chi, dopo aver effettuato una vaccinazione, riporta a causa della stessa un pregiudizio psicofisico permanente [4]. Mentre per ottenere il risarcimento è necessaria la colpa del medico (danno prevedibile ed evitabile), l’indennità è concessa sulla base del mero fatto oggettivo della relazione di causa/effetto tra vaccino e patologia (danno imprevedibile ed inevitabile).

 

Le vaccinazioni rispondono ad un interesse generale della società. In altri termini, esse sono imposte dalla legge, o raccomandate dalle autorità, al fine di scongiurare la diffusione di patologie nella collettività. Viene tutelato, quindi, il diritto generale alla salute [5]. Il vantaggio ottenuto dai consociati tramite le vaccinazioni obbligatorie o raccomandate, tuttavia, non può giustificare un pregiudizio subito dal singolo per il solo fatto di aver seguito la legge. Pertanto, chi subisce un danno fisico permanente a causa del vaccino, ha diritto ad essere indennizzato.

 

La normativa sull’indennizzo è dettata espressamente per le vaccinazioni obbligatorie. Tuttavia, la Corte costituzionale, nel 2012 [6], ha affermato che il diritto all’indennità scatta anche in caso di vaccini non obbligatori, ma fortemente raccomandati dalle autorità sanitarie (come quello contro morbillo, parotite e rosolia). Se così non fosse, infatti, la legge stessa sarebbe irragionevole: non c’è motivo di tutelare solo chi si sottopone a vaccinazioni obbligatorie, non riconoscendo l’indennità a chi effettua vaccini socialmente avvertiti come necessari.

 

La Corte d’appello di Campobasso, con una recente sentenza [7], ha riconosciuto il diritto all’indennizzo anche per chi ha subito danni irreversibili causati dal vaccino anti-influenza. Nonostante non si tratti di una vaccinazione obbligatoria, essa è fortemente consigliata dalle autorità sanitarie.

 

L’indennità consiste in un assegno reversibile per 15 anni, determinato secondo parametri legislativamente prefissati. Se a causa del vaccino o della patologia derivi la morte del soggetto, gli aventi diritto (ad esempio, gli eredi), possono scegliere tra l’assegno reversibile e un assegno una tantum di euro 77.468,53 [8].

 

L’indennizzo va richiesto entro tre anni da quando il soggetto ha saputo che il danno è stato causato dall’iniezione. La domanda va presentata alla Asl competente ed indirizzata al ministero della Salute. Dopo la presentazione della richiesta, una commissione medica della Asl convoca a visita l’interessato, esamina la documentazione sanitaria in possesso e stabilisce se la patologia permanente sia stata effettivamente provocata dall’iniezione. Infine, la commissione redige verbale che viene notificato all’interessato. Contro il verbale si può fare opposizione al ministero della Salute, entro 30 giorni dalla notifica.

Cumulabilità tra risarcimento e indennizzo

Risarcimento ed indennizzo possono essere richiesti in modo cumulativo: l’uno non esclude l’altro [9]. Ciò in quanto hanno natura e finalità diverse: mentre il risarcimento va a riparare il danno ingiusto subito dal soggetto, l’indennità garantita dallo Stato è una misura assistenziale e di solidarietà sociale, pensata per ricompensare l’avente diritto del sacrificio subito a causa della vaccinazione che la legge stessa richiede o che le autorità consigliano fortemente.


In pratica

Il risarcimento del danno causato dal vaccino anti-influenza può essere richiesto entro dieci anni da quando si è scoperto che la patologia è derivata dall’iniezione. Occorre adire in giudizio la Asl competente, ossia quella a cui appartiene il personale sanitario che ha effettuato il vaccino. Oltre al risarcimento può essere chiesto l’indennizzo statale, previsto dalla legge per coloro che subiscono danni psicofisici a causa della vaccinazione. Risarcimento ed indennizzo non sono alternativi: possono essere richiesti in modo cumulativo.

[1] Cass. sent. n. 10629/2014 del 15/05/2014.

[2] Art. 1218 cod. civ.

[3] Art. 2043 cod. civ.

[4] L. n. 210/1992.

[5]  Art. 32 cost.

[6] C. Cost, sent. n. 107/2012 del 26/04/2012.

[7] C. d’App. di Campobasso, sent. n. 200/2014 del 20 ottobre 2014.

[8] Art. 2, L. n. 210/1992.

[9] C. Cost, sent. n. 426/2000 del 16/10/2000; Cass. sent. n. 11609/2005 del 31/05/2005.

 

Autore immagine: Pixabay

 


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