Esame avvocato: l’obbligo di riesame delle prove
Professionisti
14 Ott 2016
 
L'autore
Edizioni Simone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Esame avvocato: l’obbligo di riesame delle prove

Se la bocciatura della prova scritta – ossia l’atto presentato dal candidato – avviene con semplice voto numerico e mancavano le annotazioni.

 

In conformità al principio di effettività della tutela giurisdizionale, previsto dall’art. 24 Cost., l’art. 55 D.Lgs. 104/2010 (Codice del processo amministrativo) prevede che il giudice può applicare misure cautelari atipiche che appaiano, secondo le circostanze, più idonee ad assicurare interinalmente gli effetti della decisione sul ricorso.

 

In attuazione di tale disposizione normativa, il Tar Lazio-Roma, con la sent. 4280/2014, ha evidenziato che, nel caso da esso esaminato, gli elaborati del ricorrente erano stati valutati con il solo voto numerico e mancavano le annotazioni sugli stessi previste dall’art. 46, co. 5, L. 247/2012.

Tale mancanza, in generale, impedisce al candidato di conoscere i motivi alla base del giudizio negativo, anche al fine di migliorare la propria preparazione e preclude il sindacato sull’attività della Commissione, pur nei limiti dei vizi censurabili. Nel caso in esame era stata censurata, inoltre, la correzione della brutta copia anziché della bella copia, di maggiore sviluppo.

 

Pertanto, il TAR ha ordinato all’Amministrazione di riesaminare, entro 40 giorni, gli elaborati del ricorrente, attraverso la rinnovazione del procedimento valutativo, in commissione con diversa composizione, che dovrà svolgere la correzione insieme ad altri elaborati (in numero minimo di dieci) estratti fra quelli degli altri candidati, attribuendo anche a questi ultimi, ma ai soli fini di assicurare l’anonimato, un proprio giudizio.

 

L’anonimato può essere realizzato, secondo il TAR, cancellando sia i voti precedentemente attribuiti, sia i precedenti numeri identificativi dei candidati; quindi, inserendo gli elaborati in nuove buste, provviste di nuovi numeri identificativi progressivi, all’interno delle quali saranno collocate le buste piccole contenenti le generalità dei candidati.

 

 

Giurisprudenza

Secondo il Tar Lazio, sent. 3061/2013: «Posto che dall’inadempimento dell’amministrazione all’ordine di depositare documenti rilevanti per decidere sull’istanza cautelare proposta dal candidato che contesti l’esito negativo della prova orale dell’esame per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, possono trarsi elementi di prova idonei a suffragare la sussistenza del fumus boni iuris e del periculum in mora, va disposta la rinnovazione della prova orale, ad opera di una commissione in diversa composizione e con l’estrazione, a cura del candidato, delle domande».

Inoltre, secondo il Tar Lazio, sent. 1468/2013: «Non sussistono i presupposti per accogliere l’istanza cautelare proposta dal candidato che contesti l’esito negativo della prova orale dell’esame per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato ove risulti che il giudizio espresso dalla commissione è assistito da congrua motivazione e che, secondo quanto risulta dal verbale (facente piena prova fino a querela di falso), la prova di esame è durata quarantacinque minuti».

 

tutela-giurisdizionale-nei-concorsi-pubblici


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti