Esame di avvocato: la prova orale
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14 Ott 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Esame di avvocato: la prova orale

La prova orale: predeterminazione delle domande e annullamento del provvedimento di non ammissione.

 

Ci si è chiesti più volte se, nelle prove orali degli esami di abilitazione alla professione forense, sussista o meno un obbligo della Commissione esaminatrice di predeterminare le domande da far uscire a sorte.

In proposito, in verità, la giurisprudenza è ferma nel ritenere che non sussista alcun obbligo in tal senso, nemmeno se alcune indicazioni siano state fornite dalla Commissione centrale presso il Ministero della giustizia (Cons. Stato 3305/2014). Infatti, in questo caso, cioè anche nell’ipotesi in cui effettivamente la suddetta Commissione centrale abbia fornito indicazioni sulle future domande della prova orale, queste ultime hanno il valore di “mero suggerimento” e non hanno, dunque, alcuna efficacia vincolante per le sottocommissioni, le quali, pertanto, sono libere di “organizzare” la suddetta prova orale secondo quanto ritenuto più opportuno e funzionale.

 

Per quanto riguarda, invece, l’ipotesi in cui sia stato annullato il provvedimento di non ammissione alla prova orale e il giudice abbia disposto un nuovo esame degli elaborati del candidato da parte di una diversa sottocommissione, che succede se l’Amministrazione è inottemperante? Secondo il T.A.R. Lecce, sent. 1531/2014, in questa ipotesi, è al Ministero

della giustizia che deve essere ordinato di dare ottemperanza alla suddetta statuizione nel termine di novanta giorni, designando un commissario ad acta (nella specie, individuato nella persona del Presidente della Corte d’appello presso cui il ricorrente ha svolto le prove scritte) che, decorso inutilmente tale termine, dovrà incaricare della correzione degli elaborati una nuova commissione.

 

 

Casistica

Esaminiamo ora una vicenda giudiziaria che si è occupata del caso di rinvio reiterato della prova orale da parte del candidato e della decadenza dal diritto di sostenere la prova orale.

Una candidata partecipa alla sessione 2013 dell’esame di abilitazione alla professione di avvocato presso la Corte d’appello di Firenze; supera la prova scritta e viene convocata per sostenere la prova orale il 5/11/2014.

Nell’imminenza di tale data, la candidata fa pervenire alla sottocommissione d’esame un certificato medico con cui, in relazione a uno stato di malattia, si sconsiglia alla predetta «di lasciare la propria abitazione al fine di sottoporsi ad un più rigido trattamento dietetico ed a sottoporsi a riposo assoluto» (prognosi fino al 21/11/2014): vista la certificazione, la sottocommissione dispone il rinvio della prova al 26/11/2014.

Il giorno precedente quest’ultima data, la candidata indirizza al Presidente della sottocommissione una richiesta di nuova convocazione, allegando un certificato medico (datato 21/11/2014) di non avvenuta guarigione, recante la seguente indicazione: «la paziente viene sconsigliata a lasciare la propria abitazione per cure» e prognosi fino al 12/12/2014. Con nota del 3/12/2014, viene comunicato alla candidata l’ulteriore rinvio della prova orale al 10/12/2014, con la precisazione che non sarebbe stato possibile un altro differimento, atteso che quella indicata era «l’ultima data di svolgimento degli esami da parte della sottocommissione»; nel provvedimento allegato alla comunicazione di rinvio, si rileva inoltre che, dal certificato prodotto dalla richiedente, «non risulta impossibilità a comparire ma viene soltanto sconsigliato di lasciare la propria abitazione fino al 12 dicembre 2014».

Il giorno stabilito per la prova orale (10/12/2014) l’interessata fa pervenire alla sottocommissione una nuova richiesta di rinvio, allegando un certificato del medesimo medico che, integrando o sostituendo il precedente certificato (di cui reca la medesima data del 21/11/2014), precisa: «il quadro patologico impone che la paziente rimanga a riposo assoluto presso la propria abitazione».

Nel verbale della seduta di esami del 10/12/2014, la sottocommissione dichiara la decadenza della candidata dalla possibilità di sostenere la prova orale, ritenendo «che l’impedimento non sia giustificato atteso il soprarichiamato contenuto dei due certificati e che comunque in data odierna è stato esaurito l’elenco dei candidati chiamati a sostenere le prove orali»; ciò «anche in relazione al fatto che il certificato relativo all’odierna convocazione, pur essendo datato 21/11/2014, è stato inviato dalla candidata a mezzo fax, e non in originale, solo oggi 10/12/2014».

 

La candidata impugna il provvedimento di decadenza, rilevando che:

 

— la sottocommissione non può ignorare o disattendere i certificati medici inviati dalla ricorrente; al più può disporre verifiche sanitarie; la paziente era sempre stata affetta della medesima patologia e, quindi, se ciò aveva in precedenza legittimato un rinvio, altrettanto doveva accadere successivamente;

 

— la circostanza che, nella seduta del 10/12/2014, fosse stato esaurito l’elenco dei candidati ammessi all’orale non rilevava, al fine di giustificare il provvedimento impugnato, perché non avrebbe impedito una riconvocazione della sottocommissione finalizzata a sottoporre la ricorrente alla prova orale;

 

— l’invio del certificato via fax non ne precludeva la valutazione, trattandosi dell’integrazione di un certificato già in possesso della sottocommissione, integrazione che la ricorrente aveva fatto pervenire non appena appreso dell’insufficienza del certificato già trasmesso.

 

Il ricorso è stato dichiarato infondato da Tar Firenze 623/2015, affermando che «È vero che l’esaurimento dei candidati da sottoporre alla prova orale non impediva alla Sottocommissione di riconvocarsi successivamente e appositamente per la prova della ricorrente; ma la decadenza della predetta consegue non alla circostanza di cui sopra (che ha un rilievo soltanto organizzativo), bensì alla rilevata contraddittorietà dei due certificati prodotti e alla tardiva presentazione del secondo, intervenuta solo nel giorno stesso della convocazione; tale tardività non è giustificabile, tenuto conto che la ricorrente è stata informata per tempo della data della nuova convocazione (stabilita il 3/12/2014) e che il certificato inviato il 10/12/2014 recava la data, ben anteriore, del 21/11/2014; ciò concreta altresì la violazione del principio di leale collaborazione che deve contrassegnare anche i rapporti tra i candidati ad un pubblico esame di abilitazione professionale e le commissioni esaminatrici, al fine di perseguire gli obiettivi di economicità e di efficacia a cui deve essere ispirata l’azione amministrativa».

 

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